Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea delle norme antidumping sul fotovoltaico della decisione della Commissione UE 2013/423 (pdf) che accetta un impegno offerto di un gruppo di produttori – esportatori che hanno collaborato e della Camera di commercio cinese per l’importazione e l’esportazione di macchinari e prodotti elettronici (CCME), in relazione al procedimento antidumping relativo alle importazioni di moduli in silicio cristallino e delle relative componenti (celle e wafer) originari o provenienti dalla Cina e la decisione di EU Pro Sun di fare ricorso contro tale decisione alla Corte di Lussemburgo, il Comitato IFI diffonde un comunicato, che qui pubblichiamo, con le dichiarazione molto critiche del presidente Alessandro Cremonesi. Ora attendiamo la posizione ufficiale di AFASE, l’Alleanza per l’Energia Solare Sostenibile, ovvero la coalizione di industrie che invece sono contrarie ai dazi.

 

Il Comitato IFI, associazione che riunisce circa il 90% dei produttori nazionali di celle e moduli fotovoltaici, ha appreso in data odierna della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea (3 agosto, ndr) della Decisione della Commissione UE che accetta un impegno offerto in relazione al procedimento antidumping relativo alle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative componenti essenziali (celle e wafer) originari o provenienti dalla Repubblica popolare cinese.

Per quanto i termini dell’accordo non siano resi espliciti nella Decisione della Commissione UE è ormai di dominio pubblico e più volte riportato dalla stampa il livello di prezzi minimi offerto dai cinesi, nonché il volume massimo delle esportazioni annuali, rispettivamente 57 eurocents per i moduli e 7 GW, le quantità.

“Ciò che più sconcerta l’industria nazionale ed europea di moduli fotovoltaici – dichiara Alessandro Cremonesi, presidente IFI – è proprio quanto comunicato in premessa nella Decisione e cioè che l’offerta di impegno avanzata dai cinesi è stata esaminata dalla Commissione in un contesto differente rispetto a quello del periodo dell’inchiesta, e quindi legato ad un calo del livello di prezzo e di consumo sul mercato del’Unione. Non è accettabile – prosegue Cremonesi – che la Commissione non si sia resa conto che se c’è stato un calo nel livello di prezzi è proprio dovuto al fatto che l’industria europea per non chiudere le proprie fabbriche e mantenere al massimo il livello occupazionale abbia dovuto comprimere i propri margini fino a renderli prossimi allo zero, proprio per cercare di contrastare il dumping cinese e ritagliarsi quote di mercato da sopravvivenza. E’ come se la Commissione UE sia rimasta del tutto  ignara e impermeabile rispetto al fallimento di oltre 65 produttori di celle e moduli fotovoltaici in Europa e in Italia nell’ultimo anno e mezzo, e questo rende ancor più inaccettabile l’atteggiamento della Commissione che, anziché tutelare l’interesse dall’Unione e degli operatori che la rappresentano, ha manifestato tutto il proprio zelo verso chi, la Cina appunto, è stata capace di ribattere alle accuse e alle evidenze di dumping  solamente con lo strumento della minaccia di ritorsioni commerciali.”

“Il prezzo offerto dai cinesi e accettato dalla Commissione, pari a 57 eurocents per watt è quello che l’industria Europea sostiene come costo delle materie prime e costi diretti e indiretti per la produzione dei moduli; cui vanno poi aggiunti i costi fissi, quelli di struttura (SG&A) e il trasporto. In media, tali costi aggiuntivi contano per circa altri 9-10 eurocents per watt sul costo del modulo, portando il costo totale dei moduli fabbricati in Europa e Italia a circa 67 eurocents per watt, senza prendere in considerazione alcun margine di profitto. Evidentemente ci troviamo ancora una volta dinnanzi a un prezzo di dumping nei confronti del quale nessun produttore europeo potrà competere”.

“Per quanto riguarda poi i volumi massimi di esportazione, fissati a 7 GW/anno, non tengono assolutamente in considerazione della compressione delle stime del mercato europeo, previste per i prossimi anni in forte calo a causa della sopraggiunta eliminazione/riduzione di meccanismi incentivanti, quali quelli venuti meno in Italia, l’abbassamento drastico di quelli tedeschi, l’instabilità di politica di supporto alle rinnovabili dimostrati da numerosi paesi dell’est europeo – Romania , Bulgaria- Ungheria. Con un valore massimo di esportazione consentito ai cinesi di 7 GW si finisce per offrire in mano ai cinesi il 100% del mercato europeo.”

“Infine – conclude Cremonesi – per tutte queste ragioni, crediamo che, tanto nella Decisione della Commissione pubblicata in data odierna , quanto nel  Regolamento Esecutivo che ha istituito dazi provvisori a due aliquote, la Commissione abbia violato alcuni dei profili giuridici riguardanti la legislazione dell’Unione Europea in materia. Anche per questo, continueremo a lottare e a sostenere EU Pro Sun, che già ha comunicato ufficialmente il ricorso alla Corte di Lussemburgo, per accertare eventuali responsabilità della Commissione a discapito delle nostre industrie”.