Disputa fotovoltaico Ue-Cina, la Commissione ha usato dati inattendibili?

  • 1 Agosto 2013

L’UE sta investigando sulla società che ha fornito i dati sulla base dei quali si sono decisi i dazi. Al centro della disputa, sollevata da AFASE, i numeri di Europressedienst accusati di esagerare la capacità dell’Unione europea di soddisfare il suo bisogno di pannelli solari, per sostenere la tesi di coloro che vogliono dimostrare che le importazioni cinesi non sono necessarie.

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L’UE sta investigando su una società tedesca, cui ha fatto ricorso per la disputa con la Cina sul dumping praticato sui pannelli solari, in seguito ai reclami presentati dalle compagnie che installanno i pannelli, secondo le quali Bruxelles è stata fuorviata da dati non corretti, come mostra una lettera visionata da Reuters che riporta la notizia in questo articolo.

I dati forniti da Europressedienst, società di consulenza basata a Bonn, hanno contribuito a costruire la tesi della Commissione secondo cui le imprese cinesi praticavano dumping, vendendo pannelli solari sotto costo in Europa. Una disputa risolta durante il weekend, quando Pechino e Bruxelles si sono accordate per limitare le importazioni cinesi ed evitare i dazi. I dati sono contestati dalle imprese europee che installano sistemi di energia solare, che ritengono che tali dati potrebbe essere stati utilizzati per esagerare la capacità dell’Europa di produrre propri pannelli solari.

Gli installatori beneficiano delle importazioni cinesi a prezzi economici, essendo così in contrasto  – nell’ambito della disputa commerciale – con le compagnie europee che producono i pannelli e che accusano la Cina di dumping. Per i produttori era importante dimostrare che l’Europa è in grado di soddisfare la domanda.

Qualsiasi dubbio sulla gestione del caso potrebbe danneggiare la posizione della Commissione, che sta cercando di gestire una tesa relazione con la Cina. La maggioranza dei governi dell’UE era contraria all’imposizione dei dazi sulle importazioni dei pannelli solari dalla Cina.

La Cina nega il dumping. Altre dispute commerciali con la Cina sono ancora insolute, inclusa quella riguardante le importazioni di vino dall’UE.

Una lettera di Europressedienst del 2 luglio, visionata da Reuters, rivela per la prima volta che la Commissione, l’organo esecutivo dell’UE, ha iniziato le sue indagine sulla compagnia di dati, cercando di ricontrollare le informazioni fornite sul mercato del solare.

Gli installatori sostengono che Europressedienst ha fornito alla Commissione i dati che erano stati previamente usati dai produttori europei di pannelli solari per sostenere che i loro rivali cinesi praticassero dumping.

Essi affermano anche che Europressedienst aveva previamente lavorato per la principale compagnia tedesca produttrice di pannelli solari, SolarWorld (SWVG.DE),  e per la lobby dei produttori EUProSun, un suggerimento che potrebbe implicare un conflitto di interesse.

Europressedienst si è rifiutata di rilasciare commenti in merito.

“Purtroppo, come consulenti della Commissione europea, con un ordine di lavoro specifico, non possiamo fornire commenti alla stampa su nessun punto”, ha dichiarato la società in una e-mail. E ha rifiutato di approfondire ulteriormente, rinviando alla Commissione per le domande.

Milan Nitzschke, presidente di EU ProSun e vicepresidente di SolarWorld, lunedì ha confermato che EU ProSun ha utilizzato i dati di Europressedienst nelle fasi iniziali del reclamo alla Commissione europea lo scorso anno, ma ha negato l’esistenza di qualsiasi alleanza con la compagnia di ricerca per  gonfiare la portata della capacità solare dell’UE.

Nitzschke ha anche confermato che SolarWorld aveva impiegato il direttore di Europressedienst come supporto per il marketing e la pubblicazione dei progetti, ma ha affermato che non è stato pagato per produrre dati o lavorare sul caso anti-dumping.

Lunedì, la Commissione ha negato che i dati forniti da Europressedienst possano avere influenzato l’esito del caso dei pannelli solari e ha dichiarato che per essa è una procedura standard quella di verificare i dati forniti dai consulenti. La Commissione ha anche affermato di avere fatto affidamento sui propri dati per i principali dettagli.

Al centro della disputa concernente i dati è se i numeri di Europressedienst esagerino la capacità dell’Unione europea di soddisfare il suo bisogno di pannelli solari, numeri che potrebbero essere utili a coloro che vogliono dimostrare che le importazioni cinesi non sono necessarie.

Nel regolamento della Commissione del 4 luglio, che ha giudicato gli importatori cinesi colpevoli di praticare dumping e ha disposto le sanzioni, Europressedienst è citata 23 volte come fonte dei dati.

Lunedì, un  portavoce della Commissione ha dichiarato che la Commissione ha fatto affidamento su Europressedienst solo per i dati generali, quali il volume complessivo di vendita  di pannelli solari in Europa, la produzione e  il numero di impiegati nel settore, che non hanno inciso sulle sue conclusioni relative al caso.

Per dati più dettagliati, come i prezzi di vendita dell’industria, il costo di produzione e i profitti, la Commissione ha usato i dati derivati dai suoi stessi questionari, inviati alle compagnie solari – ha detto il portavoce.

Tuttavia, la Commissione ha scritto il 2 luglio a Europressedienst per fissare una “verifica sul posto”, il 15-16 luglio presso gli uffici di Europressedienst, al fine di “controllare i dati statistici macroeconomici…forniti”.

Persone con conoscenza della materia hanno detto che il controllo è andato avanti come da programma. Uno dei tre funzionari che hanno eseguito l’ispezione ha confermato a Reuters che un’indagine era in corso, ma non ha voluto fornire dettagli.

Nella lettera della Commissione, esaminata da Reuters, è stato richiesto a Europressedienst di avere tutti i documenti originali a disposizione, essere pronti a lavorare fino a tardi e a dare spiegazioni sul perché di eventuali errori.

“Lo scopo della verifica è quello di controllare le statistiche macroeconomiche fornite in data 23 aprile 2013, la relativa metodologia, presentata il 6 maggio 2013, e ogni altra informazione pertinente al presente procedimento”, ha detto la Commissione nella sua lettera a Europressedienst.

Il Commissario dell’Ue al commercio Karel De Gucht ha risolto la disputa sui pannelli solari lo scorso sabato, raggiungendo un accordo con Pechino, fissando un prezzo mimino per i pannelli cinesi importati in Europa, che ammontavano a 21 miliardi di euro (27 miliardi di dollari) lo scorso anno.

Il caso è iniziato l’anno scorso quando EU ProSun, il gruppo di produttori, ha presentato alla Commissione un reclamo che accusava la Cina di dumping sui pannelli in Europa, utilizzando i dati forniti da Europressedienst.

Gli avvocati che agiscono per gli installatori di pannelli dell’UE dicono che i dati di Europressedienst,  usati dal gruppo dei produttori di pannelli per presentare il suo reclamo lo scorso anno,  non avrebbero dovuto essere tenuti in considerazione dalla Commissione per raggiungere il suo giudizio.

“I dati di Europressedienst non costituiscono un’informazione indipendente e accurata”,  è quanto hanno scritto gli avvocati dello studio legale Mayer Brown, con sede a Bruxelles, il 4 giugno in una lettera alla Commissione, per conto della associazione degli installatori di pannelli dell’UE, AFASE. “AFASE sospetta che i dati siano stati commissionati a Europressedienst da EU ProSun”.

Una lettera inviata da Eu ProSun alla Commissione lo scorso aprile includeva una appendice contenente tavole che citano Europressedienst come fonte dei calcoli relative alla capacità dell’UE, alla capacità globale e alla domanda dell’UE.

(Da materiale Reuters)

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