Via libera al backloading, il provvedimento d’emergenza per salvare l’ETS (Emissions Trading europeo) da prezzi della CO2 troppo bassi, dovuti all’eccesso di permessi sul mercato. Oggi infatti il Parlamento europeo ha approvato – con 344 voti a favore, 311 contrari e 46 astensioni – l’emendamento alla direttiva ETS che rinvia le aste di una grossa quantità di permessi ad emettere.

Si tratta in realtà di una soluzione di compromesso che aggira la bocciatura del backloading arrivata lo scorso aprile. A fronte della proposta della Commissione UE di rinviare le aste per 900 milioni di quote ETS dal 2013-2015 al 2019-2020, gli eurodeputati hanno optato per uno spostamento di un solo anno rispetto al momento in cui le quote verranno ritirate dal mercato. Inoltre, il backloading dovrà essere “prevedibile” e i proventi dovranno essere in parte destinati al finanziamento di tecnologie innovative low-carbon a beneficio delle industrie energivore. Bruxelles dovrà infine accertare che le aste non abbiano un effetto “carbon leakage“, cioè non facciano scappare dall’UE le aziende energivore.

“Ora abbiamo un mandato e inizieremo i negoziati con i ministri UE il prima possibile per cercare una soluzione comune che permetterà all’ETS di raggiungere il suo scopo”, ha dichiarato il relatore dell’emendamento, Matthias Groote, aggiungendo che “una riforma strutturale del sistema seguirà, per assicurare che l’ETS resti la pietra angolare della politica climatica europea”.

“Il Parlamento europeo ha fatto il minimo per salvare l’ETS” commenta Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Ora occorrono ulteriori misure per eliminare in modo permanente le tonnellate ‘tossiche’ dal sistema ETS europeo”.

Un risultato comunque in parte positivo, secondo il WWF: il Parlamento ha respinto le disposizioni che avrebbero immediatamente reintrodotto tutte le quote “sospese”, nonché le esenzioni e sovvenzioni per l’industria pesante che presupponevano prezzi del carbonio molto più elevati  che nella realtà. Sono state anche respinte diverse scappatoie pericolose, proposte come parte del compromesso. “Il voto di oggi ha aperto la strada per la necessaria profonda riforma del sistema ETS della UE. Occorre rilanciare lo scopo e il risultato finale che ci si aspetta, cioé la riduzione delle emissioni climalteranti in linea con gli obiettivi europei. Le furbizie di chi ha gonfiato le quote gratuite in passato hanno inquinato quanto la CO2″, conclude Midulla.

Del pessimo stato di salute dell’emission trading scheme europeo abbiamo parlato pochi giorni fa commentando l’ultimo report di Sanbag in cui si sostiene che, se non si apportano correzioni decise questo meccanismo rischia di essere controproducente per la lotta la global warming.

 

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