Europarlamentari italiani spingono per misure antidumping sul fotovoltaico cinese

Alcuni europarlamentari italiani chiedono di vedere gli effetti delle misure antidumping sul fotovoltaico cinese prese un mese fa. E' il caso di Cristiana Muscardini, membro dell'European conservatives and reformists group e vicepresidente della commissione Commercio internazionale che organizzerà domani una conferenza stampa con IFI.

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Alcuni europarlamentari italiani chiedono che si inizino a vedere gli effetti delle misure antidumping sul fotovoltaico cinese prese un mese fa. “La Cina sta operando un ricatto inqualificabile come ritorsione ai dazi progressivi stabiliti dalla Commissione europea sul fotovoltaico e noi eurodeputati italiani stiamo dalla parte delle nostre aziende del settore, chiedendo alla Commissione di non cedere di fronte a Pechino”. Lo dichiara Cristiana Muscardini, membro Ecr (European conservatives and reformists group) e vicepresidente della commissione Commercio internazionale, che organizzerà domani, presso il Parlamento europeo di Strasburgo, una conferenza stampa con IFI (Industrie fotovoltaiche italiane e con altri deputati europei).

“A un mese dal Regolamento esecutivo ancora non si vedono gli effetti positivi sulle nostre industrie e il gap rimane elevato, mentre – rileva Muscardini – quelle cinesi stanno cercando con triangolazioni geografiche, si pensi al caso della Croazia, di aggirare i dazi”. L’Europa “deve provvedere con regole chiare e provvedimenti efficaci e immediati alla tutela delle proprie imprese che operano nel campo dell’innovazione energetica – conclude l’europarlamentare – non si tratta di protezionismo, ma di rispetto delle regole e di tutela della salute e della sicurezza dei consumatori”.

Ricordiamo che dopo un periodo transitorio di due mesi, in cui i dazi si fermeranno all’11,8%, ma da agosto, se non si troverà una soluzione negoziale, le tariffe saliranno arrivando fino al 67,9% per le aziende che secondo la Commissione hanno fatto più dumping e si sono dimostrate meno collaborative, mentre per quelle che collaborano si fermeranno al 47,6% (il regolamento 513/2013 del 4 giugno 2013).

Contrari a questa disposizione il folto gruppo di aziende (circa 700) che si raccolgono sotto AFASE, Alliance for Affordable Solar Energy. Queste ritengono che con gli attuali assetti del mercato non c’è spazio per un aumento dei prezzi e anche un dazio dell’11,8% bloccherà la realizzazione della gran parte dei progetti fotovoltaici nell’Unione europea. Il rischio è di recare un grave danno alla catena di valore del solare europeo.

Stephan Singer, direttore del programma Global Energy Policy presso il WWF un mese fa dichiarò: “Senza dubbio le lobby per il carbone, petrolio, gas e nucleare staranno stappando bottiglie di champagne, dato che la Commissione sembra non riuscire ad affrontare il loro persistente e nocivo impatto sulla natura e sulla società, ignorando inoltre gli altissimi sussidi ai combustibili fossili. Distruggere le nuove attività commerciali a basso impatto ambientale e intraprendere una guerra commerciale contro la Cina sulle tecnologie per l’energia pulita sono le ultime cose di cui abbiamo bisogno in questo momento.”

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