L’efficienza energetica fa bene anche all’economia, è noto. Tra i vari benefici, oltre a quello di creare occupazione e dare ossigeno a un settore, l’edilizia, piegato dalla crisi, c’è quello di fare aumentare il valore degli immobili. L’ultimo studio che lo dimostra viene dal Department of Energy and climate Change britannico, il DECC, dipartimento che sta puntando molto sulla riqualificazione energetica dell’esistente e che ha introdotto un nuovo sistemi di incentivi in vigore dallo scorso 28 gennaio, il Green Deal.

Lo studio (allegato in basso), condotto su oltre 300mila compravendite immobiliari tra il 1995 e il 2011 indica chiaramente come gli interventi di efficientamento energetico siano un investimento immobiliare redditizio: in media aumentano il valore della casa del 14% e in certe aree del paese del 38%. Portare un edificio dalla classe G alla E o dalla D alla B, si mostra, ne fa aumentare il prezzo di vendita in media di 16mila sterline, nel Nord Est di 25mila e nel Nord Ovest di 23mila.

Il report del DECC va così ad aggiungersi a una nutrita letteratura scientifica che mostra gli impatti economici positivi dell’efficienza sul mercato immobiliare. Oltre alla raccolta della letteratura sui benefici economici dell’edilizia sostenibile fatta di recente dal Green Building Council, si veda ad esempio uno studio del 2009 condotto da ricercatori delle università di Maastricht e di Berkley sul mercato Usa: vi si mostra che, per ogni dollaro che fa risparmiare in consumi energetici, un edificio vede il suo valore immobiliare aumentato di 18 dollari.

Un aumento di valore che ovviamente va a sommarsi ai risparmi in bolletta che gli interventi di efficienza energetica permettono e che da soli ripagano l’investimento di norma nel giro di qualche anno. Insomma l’efficienza conviene e per i britannici conviene ancora di più. Da febbraio 2013 infatti, grazie al nuovo sistema di incentivi, non devono nemmeno anticipare nemmeno una sterlina per fare i lavori taglia-bolletta.

La nuova misura, il Green Deal – che incentiva tutti i principali interventi per l’efficienza, dalla sostituzione delle caldaie, alla coibentazione, ma anche altri come fotovoltaico, microeolico e cogenerazione – prevede infatti che ad anticipare i capitali siano investitori privati e fondi pubblici, che si vedranno ripagati con gli interessi grazie ai risparmi ottenuti dagli utenti (vedi QualEnergia.it).

Funziona così: previa diagnosi energetica realizzata da ente indipendente, l’utente sceglie da un operatore privato, un pacchetto di interventi per ridurre i consumi; gli interventi verranno poi realizzati senza che il cliente apra il portafoglio: il costo verrà saldato nel tempo con i soldi risparmiati sulla bolletta tramite un contratto a lungo termine tra i 10 e 25 anni.

Da notare che l’utente paga (con un tasso d’interesse piuttosto alto, il 7,67%) solo fin tanto che occupa la proprietà: se cede la casa l’obbligo di pagare il Green Deal attraverso le bollette passa ai nuovi proprietari/affittuari. Se a questo si aggiunge che da aprile 2018 in Gran Bretagna sarà vietato affittare immobili (residenziali e non) con un rating di efficienza energetica inferiore a E, si capisce come Londra abbia escogitato una soluzione interessante per fare quello che i sistemi incentivanti messi in campo finora – come il nostro 55% ora portato al 65% – non erano riusciti a fare: promuovere l’efficientamento anche nelle case non di proprietà di chi le abita.
 

Lo studio del DECC (pdf)

 

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