Alla Univerisity at Buffalo si stanno facendo progressi nel campo del fotovoltaico organico, per avere celle più versatili e meno costose di quelle attuali. L’innovazione attorno alla quale ruota il lavoro dei ricercatori dell’ateneo newyorkese è quella di usare celle organiche plasmonicamente potenziate con inserti di nanoparticelle metalliche.

Come sappiamo il fotovoltaico organico è potenzialmente molto meno costoso e più versatile delle alternative tradizionali. Applicabile su superfici rigide come su superfici flessibili rende possibile pensare alla realizzazione di vere e proprie vernici fotovoltaiche, con relativa facilità ed economicità di applicazioni.

Tra gli svantaggi del FV organico oltre alle incognite sulla vita utile delle celle c’è un’efficienza relativamente scarsa. L’innovazione in questione mira appunto ad aumentare le prestazioni, portando a efficienze oltre il 10%.

Abbiamo pubblicato qui l’articolo in inglese fornito dalla Univerisity at Buffalo, mentre la ricerca in questione che ha come autori Qiaoqiang Gan della University at Buffalo (foto), Filbert J. Bartoli, della Lehigh University e Zakya Kafafi della National Science Foundation è uscita sul numero del 7 maggio di Advanced Materials.

Di fotovoltaico organico abbiamo parlato di recente raccontando di come il CHOSE, il polo per il solare organico della Regione Lazio stia iniziando la produzione di celle analoghe con efficienze attorno al 9%: QualEnergia.it, Fotovoltaico organico ai blocchi di partenza.

 

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