Enti locali e ricerca applicata. In Italia è una strada lastricata di buone intenzioni di cui troppo spesso si sono perse le tracce, o peggio, le si ritrovano nei percorsi non sempre lineari della politica, per la quale spesso i laboratori di ricerca sono stati in passato uno specchietto per le allodole elettorale.

Nel Lazio, per una volta si è raccontata una storia diversa. Sono stati presentati nella sede della Regione Lazio, infatti, i risultati ottenuto dal Polo solare organico della Regione Lazio, all’interno delle manifestazioni dell’European Solar Days. Il Chose, questo il nome del polo voluto nel 2006 dall’allora Assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Angelo Bonelli, noto i più per i pannelli solari al “mirtillo”, oggi è una realtà di ricerca che sta iniziando a trovare degli sbocchi concreti, con partnership di buon livello ed ed è uno dei centri di riferimento internazionale per la ricerca sul fotovoltaico organico.

“Le peculiarità dei nostri laboratori sono state riconosciute dallo stesso Michael Grätzel (lo scopritore delle celle fotovoltaiche Dsc per il cui sviluppo ha ricevuto nel 2010 il Millennium Technology Prize, ndr.) – ha affermato Franco Giannini, codirettore del Chose – La tecnologia delle celle Dsc (Dye-sensitized solar cell) è alle soglie del decollo, secondo un documento di NanoMarkets, che la vedrà passare da un business di quattro milioni di dollari a quattro miliardi entro il 2020″. Al Chose oggi sono alla preindustrializzazione dei pannelli, mentre sono state avviate delle collaborazioni con l’Ater per la fornitura di parapetti fotovoltaici per i balconi degli edifici e si sta realizzando una facciata ventilata fotovoltaica nella nuova sede del rettorato dell’Università di Tor Vergata.

Il futuro del fotovoltaico è nella grid parity e nella sua pervasività. – ha detto Aldo Di Carlo, codirettore del Chose – Rendere il fotovoltaico più pervasivo significa anche e soprattutto inserirlo in contesti non convenzionali”. La cosa diventa possibile grazie alle caratteristiche delle Dsc che possono essere realizzate su supporti flessibili di varia natura, sono in grado di assumere diversi colori, molti livelli di trasparenza e che si realizzano grazie a un procedimento simile alla stampa tipografica.

Per quanto riguarda le caratteristiche salienti dal punto di vista energetico le celle Dsc hanno una minore efficienza, rispetto al silicio, che si assesta intorno al 9%, ma la loro produttività dovrebbe essere analoga poiché sono in grado di produrre elettricità anche in condizioni d’irraggiamento indiretto. Forma e colore, inoltre, le rendono adatte agli utilizzi architettonici più diversi e non è un caso che tra i partner dei ricercatori ci sia, assieme a Erg, Permasteelisa azienda internazionale tra le maggiori attiva nel campo delle vetrate architettoniche di grandi dimensioni.

E oltre a questo c’è la novità della committenza pubblica diretta, rappresentata dalla richiesta di realizzare un ‘retrofit’ fotovoltaico per le tende della Protezione Civile, impiego nel quale il fotovoltaico organico montato su supporto flessibile trova grande utilità. Ossia quella di fornire subito dopo il montaggio della tenda elettricità, magari in zone dove la rete elettrica è collassata a causa di eventi catastrofici, oppure le tende con il fotovoltaico integrato possono essere utilizzate durante le missioni umanitarie all’estero dove spesso la rete elettrica semplicemente non esiste.