Qualenergia.it ha chiesto a diversi esperti del settore energetico, dell’ambientalismo, dell’informazione specializzata, di commentare l’attuale intricata situazione politica post-elezioni e il quadro della attuale questione energetico-ambientale, indicando i propri auspici per il nostro paese. Qui riportiamo il parere di Valerio Rossi Albertini, fisico e ricercatore presso il CNR, oltre che divulgatore scientifico.

Il governo Monti, in articulo mortis, ha emanato il decreto sulla SEN, la Strategia Energetica Nazionale. Qui non c’è spazio per entrare nel merito, ma una riflessione può essere fatta. Con la SEN, seppure in modo blando, lacunoso e controverso, si è finalmente prodotto un embrione di quel piano energetico per l’Italia, tanto invocato e mai realizzato. Un esercizio lodevole, per quanto insufficiente. Il timore è che resti, appunto, un esercizio.

Il decreto è interministeriale, frutto di un accordo, o piuttosto di una mediazione, tra Clini e Passera. C’è quindi da domandarsi se i loro due ministeri fossero davvero gli unici interessati alla questione energetica. Niente affatto! Il problema dell’energia investe, o almeno lambisce, gran parte dei ministeri, nelle rispettive competenze. Il ritardo nella stesura di un piano energetico nazionale coerente e organico è dovuto anche, se non soprattutto, allo sparpagliamento di attribuzioni tra i vari soggetti interessati.

In un Paese dove i provvedimenti sull’energia vengono assunti e poi sconfessati perfino dalla medesima istituzione proponente, addirittura con effetto retroattivo, è impensabile che un ganglio vitale dello sviluppo economico e della salute dell’ambiente sia affidato a soluzioni estemporanee (e velleitarie, considerando che il governo era in scadenza).

Io dico che non se ne esce in altro modo: serve un Ministero dell’Energia, magari anche con altre competenze, ma che sia soprattutto concentrato su questo obiettivo. Che studi, elabori, emani e poi vigili, apportando tutte quelle correzioni richieste dal mutare delle condizioni, non da grossolani errori di valutazione iniziali, come accaduto in passato. I tempi sarebbero maturi, come la SEN tenta di dimostrare.

Negli Stati Uniti, il Segretario di Stato all’Energia, l’equivalente di un nostro ministro, è il premio Nobel per la fisica del 1997. Dove il problema è riconosciuto in tutta la sua portata, c’è un Dipartimento dedicato, quello dell’Energia appunto, e se ne affida la conduzione ad un luminare. Un esperto che coordina una squadra di esperti è in grado di individuare soluzioni non convenzionali e di precorrere le tendenze future. Certo, non è necessario che il ministro sia l’esperto, ma che consulti e si affidi ad esperti, sì. Da noi, è capitato che un neoministro dell’ambiente abbia esordito dicendo “io di ambiente non so nulla”, il che non è tanto preoccupante per l’ingenua ammissione, ma per la dimostrazione del criterio e della sensibilità (o meglio, della sua mancanza) con cui a volte sono stati affidati incarichi di importanza strategica. Una spia evidente della sottovalutazione dei problemi con cui ci si deve confrontare.

Con queste premesse, c’è da meravigliarsi piuttosto di come, nonostante tutto, l’Italia sia riuscita a conseguire il successo nella conversione al fotovoltaico. Da meravigliarsi e, forse, da rammaricarsi. Se il percorso, anziché accidentato e spesso incoerente, fosse stato spianato da un progetto di ampio respiro, quanto sarebbe stato più facile arrivare al traguardo? E quanto saremmo più avanti nella costruzione di una rete elettrica intelligente, che esalterebbe il risultato raggiunto e ricompenserebbe appieno dello sforzo compiuto?

Quel che è stato è stato. Adesso abbiamo maturato l’esperienza e sappiamo, ancor meglio di prima, quello che andrebbe fatto. Tutte le forze politiche oggi gridano al rinnovamento? Ecco, che comincino da qui. Hic Rhodus, hic salta …