Al ministero dello Sviluppo economico è in corso una riunione dei parlamentari del Movimento 5 Stelle con rappresentanti del dicastero per spiegare le motivazioni della loro contrarietà al rigassificatore nell’area portuale di San Ferdinando e Gioia Tauro (RC). Sono presenti anche il sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore, e il presidente dei sindaci della Piana, Emanuele Antonio Oliveri, anch’essi per dire ‘no’ al rigassificatore di San Ferdinando.

Un impianto – quello che si vuol realizzare – la cui autorizzazione è “l’ultimo colpo di mano del passato governo e potenziale esponente di antichi potentati economici, inclini più alla creazione di subordinazione sociale che al reale sviluppo economico”, si legge in un comunicato stampa.

“Con la complicità di una classe politica locale che appoggia ogni iniziativa dedita allo stupro della Calabria, purché porti ai suoi componenti privilegi personali e/o di lobbies più o meno occulte (che hanno concretamente portato questa terra al disastro) – denuncia la nota del M5S Reggio Calabria – certi boiardi di un’imprenditoria immota che senza risorse pubbliche (e senza amici che gliele concedano) nulla potrebbe – avendo riservato quelle proprie ai vizi privati ed alla finanza rapace – hanno ordito alle spalle della popolazione calabrese un futuro di morte costruito sull’abuso del diritto”.

Però, “ben più gravi – prosegue il comunicato – si presentano dubbi e incertezze in un procedimento amministrativo che vede, per la valutazione del progetto definitivo presentato dalla Lng MedGas, la competenza esclusiva dello Sviluppo economico e che, nonostante il favor rappresentato dalla sua estrema semplificazione, neanche riesce a soddisfare l’iter dal Governo medesimo predisposto”.

Inoltre, “tralasciando ogni considerazione sulla pochezza dell’ipocrita visione economica del Mezzogiorno dell’attuale governo di ordinaria amministrazione (dalla quale si evince la marginalità delle popolazioni meridionali) – prosegue la nota – emerge la violazione della partecipazione democratica alle iniziative ricadenti sul loro territorio, innanzitutto”. Basti pensare, prosegue la nota, “che la decisione della realizzazione del rigassificatore è stata presa non da parte dei rappresentanti popolari delle loro comunità locali ma dai Commissari di governo all’uopo insediati quando i rispettivi comuni erano sciolti per infiltrazioni mafiose: una doppia beffa per i calabresi”.