Scrivi

Il rinnovato impegno di Obama contro i cambiamenti climatici

Il presidente degli Stati Uniti torna a parlare di clima con i toni dei 2009 e si impegna a portare avanti azioni concrete, anche se il Congresso non sarà con lui. Ma gli USA non sono ancora pronti ad assumere la leadership a livello mondiale, dice a QualEnergia.it Bill Becker, direttore del Presidential Climate Action Project.

ADV
image_pdfimage_print

Il presidente Barack Obama ha usato il suo discorso inaugurale e quello sullo Stato dell’Unione per lanciare la più audace e chiara chiamata alle armi nella lotta sui cambiamenti climatici mai pronunciata da un presidente americano in carica.
“Esorto questo Congresso a perseguire una soluzione ai cambiamenti climatici bipartisan e basata sul mercato (…). Ma se il Congresso non agirà presto per proteggere le generazioni future, lo farò io. Darò istruzioni al mio Gabinetto affinché trovi delle azioni concrete che possiamo intraprendere, ora e in futuro, per ridurre l’inquinamento, preparare le nostre comunità alle conseguenze del cambiamento climatico, e accelerare la transizione verso fonti di energia più sostenibili”, ha detto il presidente invitando il Congresso a riprendere in considerazione il progetto di legge per imporre un prezzo alle emissioni di gas climalteranti, un piano che nel primo mandato Obama non è riuscito a realizzare. Ma il presidente sa che un accordo su questi temi è quasi impossibile e tuttavia stavolta non è disposto a cedere. 

Rispetto alla politica degli ultimi anni e alla campagna elettorale dello scorso autunno, quando i cambiamenti climatici sembravano usciti dall’agenda presidenziale, le cose sembrano cambiate. Quello di oggi è un Obama che torna a parlare di questi temi con i toni del 2009 e finalmente sembra che, anche negli Stati Uniti, stia avvenendo la transizione da un dibattito centrato sulla domanda se i cambiamenti climatici stiano realmente avvenendo a un ragionamento su cosa si possa fare per mitigarne le conseguenze e prepararsi agli impatti.
Spiega a QualEnergia.it Bill Becker, direttore del Presidential Climate Action Project:  “Obama ha capito che il Congresso non agirà su questa materia e quindi se vuole che qualcosa sia fatto dovrà utilizzare qualsiasi potere a sua disposizione per portare avanti delle azioni. Inoltre tutti gli eventi climatici estremi che negli ultimi tempi hanno colpito gli USA hanno convinto lui quanto la gran parte dell’opinione pubblica che il cambiamento climatico è reale”.

Per passare all’azione senza l’appoggio del Congresso, Obama dovrà servirsi di tutti i poteri dell’Environmental Protection Agency che, secondo molti commentatori, dovrebbe –  e potrebbe – cominciare con l’imporre dei limiti di emissioni alle centrali elettriche a carbone esistenti e di nuova costruzione.
“Grazie al Clean Air Act – prosegue Becker – l’EPA ha l’autorità di fare un certo numero di cose. Per esempio, oltre ai limiti alle emissioni delle centrali, potrebbe mettere fuori legge sostanze inquinanti come gli HCFC o ancora regolamentare le emissioni di metano legate alle attività di estrazione del gas naturale: ci sono perdite nei condotti di gas naturale che sono anche più dannose delle emissioni delle centrali a carbone”.

Nei piani di Obama c’è questo e altro. Il presidente ha più volte ricordato l’importanza di puntare sulle rinnovabili e soprattutto sull’efficienza energetica, impegnandosi a dimezzare i consumi energetici entro il 2030 e dichiarando di voler dedicare 200 milioni di dollari del budget 2014 per ricompensare gli Stati che avvieranno iniziative di risparmio energetico. Inoltre l’amministrazione intende elaborare una lista di azioni per preparare le città agli impatti dei cambiamenti climatici e passi avanti sono già stati fatti nell’elaborazione di strumenti per il monitoraggio locale dell’innalzamento dei livelli del mare.

Che gli USA del secondo Obama siano pronti ad assumere una leadership a livello mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici? “Obama è sulla buona strada per il raggiungimento dell’obbiettivo di riduzione del 17% dei gas serra entro il 2020. Se quell’obiettivo sarà centrato la comunità internazionale potrebbe iniziare a vedere gli USA come un soggetto credibile nella questione climatica e allora forse Obama potrebbe già oggi assumere una qualche leadership. Oggi, tuttavia, non abbiamo ancora l‘autorità morale per guidare a livello internazionale la lotta ai cambiamenti climatici. Abbiamo, questo sì, la responsabilità morale di assumerci un impegno perché siamo la seconda più grande fonte di emissioni di gas serra al mondo”.

Al fine di guidare il paese verso la transizione, il Presidential Climate Action Project ha elaborato una Roadmap to the Advanced Energy Economy per fornire al governo delle linee guida per il futuro energetico del paese. Conclude Bill Becker: “A causa del fatto che gli USA non hanno una definita politica energetica e non è chiaro che direzione prenderà il futuro energetico di questo paese, ci sono enormi capitali che restano fermi, perché gli investitori non sanno cosa succederà. Quello che il governo deve fare è invece mandare un chiaro segnale agli investitori e dire loro quali sono i traguardi che vogliamo raggiungere e come abbiamo intenzione di arrivarci. Bisogna dire con chiarezza quali sono gli obiettivi di efficienza energetica e di crescita delle rinnovabili, quali energie e mercati abbiamo intenzione di sviluppare”.

ADV
×