Il 2013 sarà un anno di ripresa per il fotovoltaico ma il mondo del solare sta cambiando e i mercati su cui puntare non sono più gli stessi. Come abbiamo visto, già nel 2012 il vecchio continente non è più così centrale per il settore: se la Germania ha mantenuto il primato, la Cina ha sorpassato l’Italia come secondo mercato e nell’ultimo trimestre ha pesato per più di un terzo dell’intera domanda mondiale (QualEnergia.it, Fotovoltaico, superata quota 100 GW). Ma non c’è solo il gigante asiatico con i suoi obiettivi nazionali sul solare che ormai siamo abituati a vedere rivisti al rialzo con cadenza semestrale: il rallentamento della domanda in mercati storici come il nostro è più che compensato dall’emergere di nuovi paesi dove investire nel FV sta diventando attraente. Insomma un nuovo fermento in cui le aziende che vogliono sopravvivere e prosperare devono imparare ad orientarsi.

Un strumento per provare a farlo è l’ultimo report della società di consulenza americana Lux Research, “Past is Prologue: Market Selection Strategy in a New Solar Policy Environment”, che fa una panoramica delle opportunità di investimento nel fotovoltaico in vari paesi. “Anche se alcuni mercati dalla domanda storicamente forte continueranno a dare buoni dividendi – è la sintesi che fa Matt Feinstein, autore principale del documento – chi vuole vincere e andare avanti deve piazzare alcune scommesse consapevoli. I players che avranno successo saranno quelli che baseranno i loro business in regioni sviluppate come Usa, Europa, Giappone e Cina e faranno puntate consapevoli in mercati come America Latina e Medio Oriente e Africa con nuovi uffici e partneship.

Germania e Italia, si legge nel report, hanno dimostrato una forte preferenza per gli impianti residenziali su tetto e hanno solide reti di vendita. Ma anche gli Stati Uniti restano un buon mercato per i piccoli impianti: se New Jersey e California stanno perdendo di attrattività, tra gli Stati più interessanti si citano Connecticut, Maryland e New York.

In Canada, il successo della feed in tariff dell’Ontario è stato offuscato da problemi di connessione e dalla sentenza del WTO che ha condannato il domestic content requirement (obbligo di utilizzo di componenti non di importazione). Se si toglierà questo obbligo e si manterrà la tariffa, prevede Lux Research, la provincia canadese sarà inondata di installatori ed EPC.

Altra nazione citata per lo sviluppo della generazione diffusa è il Brasile. Il paese non ha una rete pienamente sviluppata e i costi di rete e di distribuzione incidono per il 40% del kWh in bolletta. Per alleggerire il carico sulla rete e spingere le installazioni su tetto si sta attuando una sorta di scambio sul posto per impianti sotto al megawatt che permette di riavere gratis, per essere consumata in un altro momento o anche in un altro luogo, l’elettricità in eccesso che l’impianto immette in rete.

Per quel che riguarda gli impianti di taglia più grande, i mercati interessanti secondo il report sono India, Cina, Sud Africa, e Arabia Saudita. Gli ultimi tre in particolare, prevede Lux Research, supereranno gli obiettivi che si sono dati. A proposito di Cina, che per l’anno in corso si è prefissata di installare 10 GW – un terzo di quanto si è installato in tutto il mondo nel 2012 – se si avvererà tale previsione è possibile una ricaduta positiva per il settore a livello globale vista la riduzione dell’oversupply. Da segnalare anche che il report mette in dubbio l’idea diffusa che a spartirsi l’enorme domanda interna cinese saranno solo players locali: stranieri come First Solar e Sun Power hanno recentemente annunciato partnership per poter entrare in quel mercato e altri potranno fare lo stesso.

Altri mercati attraenti per l’utility scale segnalati sono California e Maryland, ma anche Cile, Argentina e Perù, senza dimenticare il Giappone. Quanto all’India per gli analisti il mercato crescerà sicuramente molto, ma aziende che vi volessero investire devono tenere conto che i programmi di promozione del FV indiani privilegiano progetti con tecnologie o partecipazione economica indiana e con costi bassi.