In Italia nel 2012 dimezzati gli investimenti in rinnovabili

Nell'anno scorso, in Italia, tra la crisi e l'incertezza normativa, gli investimenti si sono dimezzati rispetto al 2011. Anche a livello mondiale sono scesi, dell'11%. Il 2012 resta comunque il secondo anno di sempre per volume di investimenti nelle fonti pulite. Solo il 2011 era andato meglio. Un report di Bloomberg New Energy Finance.

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Il 2012 in Italia è stato un brutto anno per gli investimenti in rinnovabili: tra la crisi e l’incertezza normativa, culminata con il quinto conto energia e il decreto sulle altre rinnovabili elettriche, questi si sono dimezzati rispetto al 2011. È quanto emerge dal report sugli investimenti nelle fonti pulite realizzato ogni anno da Bloomberg New Energy Finance che mostra come nel nostro Paese nell’anno appena conclusosi gli investimenti in rinnovabili siano calati del 51% scendendo a 14,7 miliardi di dollari.

Anche a livello mondiale si è investito meno. A causa delle incertezze regolatorie e del taglio degli incentivi in mercati importanti come Usa, Italia, Spagna e India, ma anche per effetto del calo del costo delle tecnologie, gli investimenti in rinnovabili sono scesi complessivamente dell’11% rispetto al 2011, arrivando a 268,7 miliardi di dollari.

Una battuta d’arresto, quella del 2012, ma va sottolineato che ci troviamo nell’ambito di un trend comunque crescente: il 2012 resta comunque il secondo anno di sempre per volume di investimenti nelle fonti pulite. Solo il 2011, con 302 miliardi di dollari investiti, era andato meglio. Gli investimenti mondiali nelle rinnovabili sono stati 53,9 miliardi di dollari nel 2004, 79,8 miliardi nel 2005, 113,7 nel 2006, 164,5 nel 2007, 190,8 nel 2008, 186,9 nel 2009, 251,1 nel 2010 e appunto 302,3 nel 2011.

Nel nostro Paese, come detto, nel 2012 c’è stato un calo molto più marcato rispetto alla media mondiale; solo la Spagna ha fatto peggio, con un crollo del 68%, mentre in termini assoluti il decremento maggiore è avvenuto negli Usa: -32%, con 44,2 miliardi di dollari. In Europa hanno mostrato un sensibile declino anche Germania (-27%, con 22,8 miliardi di dollari), Regno Unito (-17%, 8,3 miliardi) e Francia (-35%, 4,3 miliardi).

Al vertice della classifica torna la Cina, scalzata l’anno scorso dagli Stati Uniti, con investimenti nel 2012 in salita del 20% fino al record di 67,7 miliardi di $, grazie soprattutto alle tecnologie solari. Altri Paesi in crescita sono il Sud Africa (5,5 miliardi di dollari contro le poche decine di milioni del 2011) e il Giappone, dove i nuovi incentivi approvati dopo il disastro nucleare di Fukushima hanno portato a un aumento del 75% per un valore di 16,3 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda la suddivisione degli investimenti per tipologia, calano i grandi progetti (-17,2% nel confronto con il 2011 con un totale di 148,6 miliardi di dollari) e crescono i piccoli impianti, +4,8% per 80,2 miliardi di dollari, mentre la ricerca e sviluppo pubblica e privata resta stabile con 30,2 miliardi di dollari. Molto male gli investimenti nelle piccole aziende specializzate (-35% a  5,8 miliardi) e nelle società quotate (-57% a 5,1 miliardi di dollari).

Venendo infine alla ripartizione degli investimenti per fonte, spicca ancora una volta il solare con 142,5 miliardi di dollari, nonostante un calo del 9% sul 2011. L’eolico ha attratto 78,3 miliardi di dollari, calando del 13%, mentre le “smart technology” non sono andate oltre gli 18,8 miliardi di dollari (-7%). Male anche biomasse e rifiuti (-27% per 9,7 miliardi di $), i biocarburanti (-38% per 4,5 miliardi di $) e la geotermia (-39% per 1,8 miliardi di $). Unico settore in controtendenza il mini-idro (impianti inferiori a 50 MW): +17% per 7,6 miliardi di dollari.

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