La crisi e gli effetti del quinto conto energia e del decreto rinnovabili elettriche stanno rendendo l’Italia un Paese sempre meno invitante per chi vuole investire nelle fonti rinnovabili. In pochi mesi il nostro Paese è passato dal 5° al 9° posto della classifica mondiale di Ernst & Young dei mercati delle rinnovabili più attraenti, la cui ultima edizione è appena stata pubblicata (vedi allegato, pdf).

Ad agosto eravamo usciti dalla top five, ed eravamo stati classificati sesti al mondo come attrattività, ora (qui la tabella della classifica) siamo noni con 52,4 punti, scavalcati da Francia (55,8), Regno Unito (54,6), Canada (53,6) e Giappone (53,6). Resta in vetta alla classifica trimestrale “Renewable Energy Country Attractiveness Indices” la Cina (69,6 punti), mentre la Germania (65,6) supera gli Usa (64,5). Rimane al terzo posto l’India (63,5).

La perdita di attrattività dell’Italia riguarda tutti gli indicatori: eolico -3 punti rispetto a 3 mesi fa (a 53), fotovoltaico -2 (56), solare Csp -2 (37), geotermia -2 (57), biomasse -1 (49), infrastrutture -6 (44). Da notare che quest’ultimo settore aveva già perso 5 punti in agosto.

Il rapporto di Ernst & Young registra nel terzo trimestre 2012 investimenti mondiali nelle rinnovabili per 56,6 miliardi di dollari, in calo del 5% rispetto ai 3 mesi precedenti e del 20% nei confronti dell’analogo periodo dell’anno scorso.

Si riconferma la tendenza già descritta nelle edizioni precedenti: un calo di attrattività dei Paesi che erano più favorevoli agli investimenti in rinnovabili, compensato solo in parte dall’emergere di nuovi mercati.

A rendere difficili le cose soprattutto i segnali politici spesso discordanti e le misure di austerity imposte dalla crisi, che si traducono in incertezza normativa o, come da noi, in tagli degli incentivi e freni burocratici alle energie pulite. Gli Usa – che scontano una grande incertezza su misure di sostegno importanti – scendono così in terza posizione, dietro alla Germania dove pure gli aiuti alle rinnovabili con la polemica sul ‘caro-bolletta’ sono sempre più spesso minacciati di riforme.

Meglio vanno le cose nei Paesi emergenti, dove la crescente fame di energia stimola anche investimenti governativi. Tra le new entry della classifica vediamo ad esempio Paesi petroliferi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi.

A passarsela peggio, si legge nel report, è la parte manifatturiera della green economy, si pensi soprattutto ai produttori di celle e moduli fotovoltaici (si veda la impressionante previsione di GTM Research: 60% fuori mercato in 3 anni). Prezzi della tecnologia crollati, calo della domanda in Europa, assieme alle misure protezionistiche adottate o in via di discussione, avverte Ernst & Young, porteranno a una selezione darwiniana: alla lunga i costi sempre più competitivi delle rinnovabili permetteranno una buona crescita, ma solo i sopravvissuti a questa fase potranno goderne.

L’ultimo “Renewable Energy Country Attractiveness Indices” di Ernst & Young (pdf)