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Rinnovabili termiche, un decreto da mettere alla prova

Un 'benvenuto' al conto energia termico, che dà un po' di stabilità al quadro normativo sulle rinnovabili termiche. Positivo il fatto che gli incentivi arrivino in due anni, e che permangano le alternative del 55% e del 50%, ma qualche punto critico non manca. L'opinione di Stefano Casandrini, responsabile rinnovabili di Assotermica.

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Dopo un’attesa di oltre un anno, le rinnovabili termiche hanno finalmente un quadro normativo chiaro. Il decreto che introduce il cosiddetto ‘conto energia termico’ alla fine della settimana scorsa è stato approvato dai tre ministeri competenti e ora dovrà passare per la Conferenza Unificata Stato-Regioni (Qualenergia.it, Conto energia termico, il testo del decreto e come funzionerà). Qualenergia.it sta facendo un giro di opinione e di interventi per sapere cosa pensano del decreto esperti del settore e associazioni di categoria. Oggi ne parliamo con Stefano Casandrini, responsabile del settore rinnovabili di Assotermica.

Casandrini, come valuta questo decreto?

Un primo commento è sicuramente di benvenuto per il provvedimento. Il punto fondamentale è che si sia passati a un sistema di incentivi fuori della fiscalità generale (che attinge le risorse dalle bollette del gas, ndr). Altro aspetto positivo è che per alcuni mesi avremo una convivenza dei tre strumenti: conto energia termico, detrazioni del 55% per l’efficienza energetica e detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edilizie. Cosa che ci permetterà di valutare come il mercato reagirà rispetto alle tre misure.

Il nuovo sistema che pesca le risorse dalle bollette del gas anziché dal fisco è stato subito criticato dal Tavolo della Domanda di Confindustria …

Sì, ho letto la reazione degli energivori. Con questa visione mi sono scontrato più volte all’interno di Confindustria. Quando dicevo che loro non dovevano sentirsi obbligati a contribuire in solido al finanziamento degli incentivi, ma si poteva pensare assieme al Governo a un’esenzione sul modello tedesco (dove l’industria in larga parte non paga gli oneri in bolletta per sostenere le rinnovabili, ndr), mi sono però sembrati molto disinteressati: non credevano che tutto questo passasse.

Ci troviamo di fronte a tariffe del conto energia termico che, secondo le stime ministeriali, dovrebbero coprire circa il 40% dei costi di investimento. Le ritenete adeguate a spingere il mercato?

Potrebbero essere opinabili i conteggi specifici che fanno parlare di 40%, ma possiamo dire che sono adeguate perché è sicuramente un grosso vantaggio che l’incentivo venga erogato in due anni (5 anni per impianti sopra i 35 kW o sopra i 50 m2 per il solare termico, ndr), rispetto ai 10 delle detrazioni fiscali. In questo modo si rimuove una grossa barriera all’accesso all’incentivo. È una sorta di enzima che dovrebbe smuovere il mercato.

Per chi vorrà montare i pannelli solari termici, piuttosto che una pompa di calore o una caldaia a biomassa, dunque, il nuovo conto energia sarà più attraente rispetto alle detrazioni del 55% o a quelle del 50%, o il nuovo sistema rischia di essere scoraggiante per le procedure burocratiche introdotte?

Le pratiche GSE nel nostro settore non sono assolutamente abituali. Lì avremo extracosti, seppur deducibili, e la parte burocratica sarà una barriera all’ingresso almeno nella fase iniziale, prima che gli operatori vi prendano dimestichezza. In questi dettagli tecnici potrebbe annidarsi il diavolo. Proprio per questo il periodo di parallelismo tra i tre strumenti incentivanti sarà fondamentale per vedere come funzionerà il conto termico e se ci saranno intoppi nell’applicazione che lo renderanno meno attraente.

Cosa cambiereste in questo decreto?

Negativo è il disallineamento sulle caldaie a condensazione: incentivabili per il pubblico ma non per il privato. Una decisione presa, come si spiega abbastanza esplicitamente nel decreto, per tenere sotto controllo gli oneri. Questo punto a nostro avviso dovrà essere rivisto. Anche perché stanno prendendo sempre più piede impianti ibridi, come per esempio quelli che abbinano caldaia e pompa di calore. In questo caso l’installatore o il proprietario dovrà fare due pratiche diverse, una per il 55% e una per il conto energia, ma c’è poca chiarezza su come vadano incentivati gli elementi comuni a pompa e caldaia, come per esempio il serbatoio. La questione sarà ancora più complicata quando si diffonderanno apparecchi, che già si vedono nelle fiere, che racchiudono nello stesso involucro caldaia e pompa di calore.

Altri aspetti da modificare?

Altro punto da cambiare secondo la nostra associazione è il fatto che l’incentivo del conto termico non valga per gli interventi fatti per adempire l’obbligo di rinnovabili negli edifici. Si traccia un nuovo principio di non cumulabilità: non solo tra incentivi diversi, ma anche tra incentivi e obblighi. Questa cosa non ci piace: i risultati migliori si sono avuti quando l’obbligo di rinnovabili valeva anche per le ristrutturazioni sotto ai 1.000 metri quadrati, grazie al decreto 311/2006, e vi era abbinato il 55% su 5 anni. Ora, dopo l’attuazione del decreto Romani, l’obbligo insiste solo sui nuovi edifici e sulle grandi ristrutturazioni. La non cumulabilità dell’incentivo con l’obbligo potrebbe, dunque, aver senso considerando che dietro a queste opere ci sono solitamente costruttori con una certa capacità di accesso al credito rispetto al privato. Il problema è che noi chiediamo da tempo che venga reintrodotto l’obbligo di rinnovabili anche nelle piccole ristrutturazioni impiantistiche, come era fino a marzo dell’anno scorso. Limitandolo alle ristrutturazioni sopra ai 1.000 metri quadrati si esclude in pratica la gran parte del patrimonio edilizio italiano. In quest’ottica, se l’obbligo insistesse anche sui piccoli, sarebbe utile che l’incentivo non fosse alternativo.

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