Gli acquisti “verdi” da parte della pubblica amministrazione (meglio noti con l’acronimo GPP) sono ritenuti da molti uno strumento chiave, sia per attuare una riforma ecologica della pubblica amministrazione stessa, sia per raggiungere molti degli obbiettivi ambientali che si è data l’Unione Europea. Si vedano per esempio i riferimenti al GPP contenuti nella strategia “Europa 2020” (COM (2010) 2020) e nella “road map” sull’uso efficiente delle risorse (COM(2011) 571).
Infatti, il GPP, oltre a favorire la razionalizzazione della spesa pubblica, grazie a un più corretto approccio di valutazione del costo per l’acquisto del bene o del servizio – che considera, accanto al prezzo d’acquisto, anche i costi indiretti connessi all’utilizzo e allo smaltimento del prodotto stesso (approccio LCC – Life Cycle Costing) – può diventare un importate strumento di mercato che permette di rafforzare in maniera significativa, presso gli operatori economici, gli stimoli esistenti in favore della ricerca e dello sviluppo dell’innovazione, in particolare nel campo delle tecnologie ambientali.
Così come indicato dall’Unione Europea, l’Italia si è data, con il Decreto interministeriale dell’11 aprile 2008, il “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione” più sinteticamente chiamato “Piano nazionale d’azione sul GPP” o PAN GPP.

Lo scopo del PAN GPP

L’obiettivo del Piano d’Azione Nazionale è principalmente quello di promuovere la diffusione del GPP presso gli enti e le amministrazioni pubbliche e nel contempo fornire indicazioni tecniche omogenee in modo da permettere a tutti i soggetti che vogliono mettere in atto il GPP di disporre di Criteri ambientali facilmente applicabili nei propri bandi di gara con una semplice operazione di “copia e incolla”. Così si otterrebbe il risultato di garantire, sull’intero territorio nazionale, il lancio di messaggi omogenei, in grado di rappresentare un’indicazione precisa e non contraddittoria verso i produttori. In tal modo il GPP dovrebbe poter dispiegare in pieno le sue potenzialità come strumento per il miglioramento ambientale e di stimolo all’innovazione tecnologica.

I riferimenti strategici per il PAN GPP

Gli obiettivi strategici su cui il GPP a livello italiano intende incidere sono essenzialmente tre:

  • efficienza e risparmio nell’uso delle risorse, in particolare dell’energia, e conseguente riduzione delle emissioni di CO2. Il PAN GPP, attraverso i criteri ambientali e le indicazioni del Piano, vuole favorire in primo luogo il raggiungimento di quella che è riconosciuta come una priorità in campo ambientale, ovvero la riduzione dei consumi di energia da fonti fossili, sia attraverso l’aumento dell’efficienza energetica, sia attraverso l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Ciò dovrebbe avvenire attraverso l’incremento della domanda pubblica di prodotti, tecnologie e servizi ad alta efficienza energetica e, in particolare, attraverso la conversione dell’edilizia corrente in edilizia sostenibile.
  • riduzione quantitativa dei rifiuti da smaltire. Il PAN GPP interviene in proposito promuovendo comportamenti che mirano alla razionalizzazione degli acquisti con criteri ambientali che favoriscono l’acquisto e la diffusione di prodotti dalla durata di vita maggiore, facilmente riutilizzabili, contenenti materiali riciclati, riciclabili, con un ridotto volume di prodotti di scarto (imballaggi).
  • riduzione dell’uso di sostanze pericolose. Per raggiungere tale obiettivo, il PAN GPP dà indicazioni volte a orientare gli approvvigionamenti di prodotti il cui ciclo di vita sia caratterizzato dall’assenza o dalle minori quantità possibili di tali sostanze.

La struttura del PAN GPP

Il PAN GPP è costituito da un documento base (quello adottato con il decreto dell’11 aprile 2008) e da una serie di decreti attuativi del Ministro dell’Ambiente che adottano i criteri ambientali per i diversi gruppi di prodotto appartenenti alle categorie di prodotti / servizi, indicati come prioritari nel Piano stesso.
Il documento base è costituito da una parte iniziale che propone il contesto e il riferimento normativo del GPP; le indicazioni sui principali strumenti scientifici e tecnici utilizzati per l’individuazione dei criteri ambientali; gli obiettivi strategici delle politiche ambientali a cui il PAN GPP si propone di contribuire; le categorie di prodotto o servizi ritenute prioritarie per il GPP.

La seconda parte riguarda invece l’indicazione degli obiettivi specifici del PAN GPP; la definizione del concetto di criteri ambientali minimi e la definizione delle procedure per la loro costruzione.

La terza parte riguarda le indicazioni per l’attuazione del PAN GPP da parte dei soggetti pubblici. Un’ultima parte concerne l’indicazione delle modalità di gestione e monitoraggio del PAN GPP.
I gruppi di prodotto per i quali si è ritenuto prioritario produrre i criteri ambientali sono quelli relativi alle seguenti categorie di prodotti e servizi:

• arredi
• edilizia e costruzioni stradali
• servizi per la gestione dei rifiuti urbani
• servizi urbani e al territorio (gestione del verde pubblico, arredo urbano)
• servizi energetici (illuminazione, riscaldamento e raffrescamento degli edifici, illuminazione pubblica e segnaletica luminosa)
• IT (computer, stampanti, ecc.)
• prodotti tessili e calzature
• cancelleria (carta e materiali di consumo)
• ristorazione (servizio mensa e forniture alimenti)
• servizi di gestione degli edifici (servizi di pulizia e materiali per l’igiene)
• trasporti (mezzi e servizi di trasporto, sistemi di mobilità sostenibile)

Rispetto a queste undici categorie di prodotti / servizi, una prima pianificazione ha portato a individuare circa una quarantina di prodotti prioritari, per i quali sviluppare specifici criteri ambientali (definiti nel PAN GPP con la dizione “Criteri Ambientali Minimi” (CAM). Questi CAM si possono trovare sulla pagina dedicata del sito web del Ministero dell’Ambiente e sono l’insieme delle indicazioni tecniche del Piano, che consistono sia in indicazioni generali che in indicazioni specifiche (specifiche tecniche, indicazioni prestazionali, ecc.) di natura prevalentemente ambientale e, quando possibile, etico sociale, collegate alle diverse fasi delle procedure di gara.

A oggi i prodotti per i quali sono già stati adottati i CAM sono i seguenti:

  • carta in risme
  • ammendanti
  • apparecchiature informatiche (computer, stampanti, fotocopiatrici, apparecchi multi funzione, notebook)
  • prodotti tessili
  • arredi per ufficio
  • apparati per l’illuminazione pubblica
  • ristorazione collettiva e derrate alimentari
  • materiali da costruzione (serramenti esterni)
  • servizi energetici per gli edifici
  • servizi di pulizia e prodotti per l’igiene
  • mezzi di trasporto

Sono, invece, in via di elaborazione i CAM per la costruzione e manutenzione degli edifici, quelli per la costruzione e manutenzione delle strade, quelli per l’arredo urbano, per i parchi e giardini e quelli per il servizio di gestione dei rifiuti. È stata, inoltre, adottata una “Guida per l’inserimento di criteri sociali nei bandi di gara”.

L’uso dell’energia

Il tema dell’uso razionale ed efficiente dell’energia è l’argomento centrale di molti dei CAM sviluppati sinora (IT, illuminazione pubblica, serramenti esterni, servizi energetici e trasporti) e di quelli in via di definizione (edilizia).
Per alcuni di questi si è trattato semplicemente di dare indicazioni sulle migliori tecnologie disponibili sul mercato (es. IT, illuminazione pubblica) e in questo caso il problema principale è quello di stare al passo con l’evoluzione tecnologica (alcuni CAM prodotti sono già da aggiornare!). Per altri, come l’edilizia o i servizi energetici, il lavoro è più complesso in quanto, accanto agli elementi tecnologici, vanno considerati elementi progettuali e gestionali dell’intero sistema, senza i quali, anche con l’applicazione delle migliori tecnologie, i risultati potrebbero essere deludenti. Appare infatti discutibile l’approccio seguito da diversi soggetti che, dovendo procedere al rinnovo del contratto per la fornitura di energia (calore o forza motrice), abbiano ritenuto di migliorare le prestazioni energetiche del proprio edificio semplicemente installando pannelli fotovoltaici, senza rendersi conto dell’esistenza di vere e proprie falle energetiche nel proprio edificio, e senza comprendere l’importanza che un sistema oculato di gestione dell’edifico e dei diversi impianti ha a prescindere dalla qualità e dalle prestazione tecniche dei singoli apparati.

Per questo motivo, nei CAM per l’acquisto di servizi energetici, pubblicati con DM del 7 marzo 2012, non si danno particolari indicazioni tecnologiche, ma si preferisce dare molto peso alla necessità di un approccio sistemico al tema, che preveda un’importante fase iniziale che consenta alla stazione appaltante di definire correttamente il percorso per arrivare a una riqualificazione energetico ambientale degli edifici.

I CAM prevedono infatti due casi: il caso A) in cui la stazione appaltante, non disponendo di dati e informazioni sugli edifici e sugli impianti (purtroppo si tratta della maggioranza dei casi), debba acquisire, attraverso l’esecuzione del servizio affidato, le informazione necessarie ad avviare il percorso di efficientamento degli edifici; il caso B) in cui la stazione appaltante, possedendo la conoscenza sullo stato di efficienza dell’edificio, sia in grado di procedere direttamente alla stipula di contratti di gestione energetica più evoluti. Appare evidente in proposito il ruolo che soggetti come l’Energy Manager o le ESCO potrebbero svolgere in questo contesto.
Ancor di più, questo discorso vale per i CAM in via di definizione sulla costruzione e manutenzione degli edifici. In questo caso, infatti, il Ministero – dopo una fase iniziale dove si era cominciato a lavorare su singoli apparati (si vedano i CAM sui serramenti esterni) – ha deciso di procedere con un approccio complessivo, dove le prestazioni di singoli impianti o dei diversi materiali devono essere visti in una logica di sistema. Il lavoro, appena iniziato, di costruzione dei CAM sull’edilizia, vede l’attivazione di tre gruppi di lavoro: a) progettazione, b) normativa e certificazione, c) materiali e impianti.

Tale attività, anche facendo tesoro delle diverse esperienze sin qui fatte da vari soggetti, dovrebbe permettere la definizione di un approccio di sistema, non solo in grado di dare indicazioni operative alle stazioni appaltanti, ma anche in grado (essendo uno strumento volontario) di proporre e sperimentare – con maggiore flessibilità e in anticipo sulla produzione di future normative – strumenti e indicazioni utili a mettere in campo un sistema omogeneo per attuare quanto indicato nella Direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici. Una piena attuazione, da parte delle amministrazioni pubbliche, delle indicazioni del GPP nel settore dell’edilizia avrebbero di per sè (senza considerare gli effetti di buon esempio per i privati) un effetto rilevante sul raggiungimento dei principali obiettivi della strategia ambientale europea.

Infatti, oltre a ricordare che, secondo i dati europei, il settore dell’edilizia è il secondo settore per produzione di impatti ambientali complessivi (edilizia, trasporti e agroalimentare generano circa l’80% degli impatti ambientali dell’intera UE), se si considera l’ampissimo margine di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici italiani è possibile affermare che l’intero obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra potrebbe essere raggiunto solo con l’intervento nel settore edile. Tutto questo con un importante risparmio in termini di bolletta energetica, che ripagherebbe, in tempi non lunghi, gli investimenti fatti, determinando, peraltro, un importantissimo impulso all’aumento del lavoro nel settore dell’edilizia, senza compromettere il territorio con la costruzione di nuove e spesso inutili strutture.

L’articolo è stato pubblicato sul n.4/2012 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo “L’acquisto diventa verde”.