Il Governo sa cos’è l’illuminazione pubblica efficiente?

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Il provvedimento “Cieli Bui” contenuto nella Legge di Stabilità del Governo Monti chiede di ridurre l'illuminazione pubblica per risparmiare. Ma non si comprende se abbia valutato che non basta “spegnere l’interruttore”, ma piuttosto intervenire con tecnologie avanzate ed efficienti. Un articolo di Silvia Zamboni.

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“Prima è venuto il patto di stabilità, ora il Governo ci dice anche quando spegnere o accendere la luce. Poi manca solo una dichiarazione di guerra”: così, senza tanti giri di parole, si è espresso il sindaco di Bari, Michele Emiliano, nel corso di un’intervista, al quotidiano la Repubblica, sul provvedimento “Cieli Bui” contenuto nella Legge di Stabilità. Non ha dubbi il sindaco barese: il problema numero uno legato alla disposizione del Governo che intende ridurre l’illuminazione stradale riguarda la sicurezza perché, dice, molti studi sosterrebbero che nelle zone meno illuminate i reati violenti o di effrazione sono più frequenti.  Su un altro fronte, l’allarme sicurezza è stato agitato dall’Asp, l’Associazione degli amici della Polizia Stradale che, pur condividendo l’obiettivo di ridurre le spese per l’illuminazione per evitare tagli in altri settori, definisce lo spegnimento dell’illuminazione o il suo affievolimento anche automatico in tutte o in parte delle ore notturne “una misura che non sarà priva di conseguenze”, soprattutto per l’incolumità di ciclisti e pedoni.

Premesso che l’erogazione dell’illuminazione pubblica deve comunque rispettare norme precise in materia di rapporto lumen/superficie da illuminare, proprio in nome della sicurezza stradale, è innegabile che nel nostro Paese la spesa pro capite per l’illuminazione pubblica è di gran lunga superiore a quella in Germania, Francia  e Gran Bretagna, e doppia della media europea, fino a superare  la ragguardevole cifra di un miliardo di euro all’anno, escluso il costo delle manutenzioni. Lo ha segnalato al commissario per la spending review, Enrico Bondi, l’associazione di astrofili “Cielo buio” nata per combattere l’inquinamento luminoso e vera ispiratrice del provvedimento incluso nella Legge di Stabilità.  

Interventi di razionalizzazione e di efficientamento energetico in questo campo sono quindi auspicabili, per motivi ambientali oltre che economici, e anche possibili, senza precipitare nel buio. L’importante è, appunto, intendersi sulle modalità: non basta “spegnere l’interruttore”, bisogna intervenire con tecnologie avanzate. L’efficienza nell’uso dell’energia e delle risorse naturali, ovvero il “fare di più con meno”, è un ingrediente chiave della green economy. E dovrebbe rappresentare la bussola della ripresa economica. Tanto più nell’Anno Domini 2012, a pochi giorni dall’approvazione della nuova direttiva europea sull’efficienza energetica. Che ovviamente non prescrive di spegnere strade e periferie, ma invita semmai gli Stati membri dell’Unione Europea a sostenere il Patto dei Sindaci per la realizzazione di piani energetici locali sostenibili. È quindi sperabile che il Governo, che ha parlato a proposito dell’operazione “Cieli bui” anche di “reingegnerizzazione della rete”, punti proprio a promuovere questo tipo di soluzioni, innescando un volano, anche ambientalmente virtuoso, per l’economia e l’occupazione. Esempi positivi a cui fare  riferimento, del resto, non mancano.

A Cattolica, per cominciare, ha la sua base l’azienda Umpi Elettronica, che produce Minos System, un sistema di telegestione e telecontrollo, ad alta efficienza energetica, degli impianti di illuminazione esterna (anche esistenti). Minos System non richiede interventi invasivi, e sfrutta l’uso delle cosiddette onde convogliate, ovvero la trasmissione di dati su linea elettrica. In pratica quello che il fondatore Piero Cecchini fece nel proprio albergo per non abbattere i muri (con tutte le spese e i disagi conseguenti) quando all’inizio degli anni 80 una delibera regionale gli impose di installare i tiranti di soccorso nei bagni. Oggi Umpi Elettronica illumina aeroporti, strade, parcheggi in tutto il mondo. Da notare che con l’impianto realizzato a Fara Gera d’Adda si è aggiudicata il premio “Save the sky” istituito proprio dall’associazione  “Cielo buio”.

Dibawatt, prodotto da Sorgenia Menowatt di Grottammare (AP), è invece un alimentatore elettronico, brevettato e certificato IMQ, per lampade a scarica di gas sodio alta pressione (SAP). Viene installato fra la lampada e la rete elettrica al posto del tradizionale alimentatore ferromagnetico presente all’interno delle singole armature e fonte di dispersione di energia e di “stress energetico” per le lampade. Tramite componenti elettroniche testate per funzionare in condizioni ambientali estreme, Dibawatt ingloba le funzioni svolte da diversi dispositivi presenti nei sistemi convenzionali (come accenditore, reattore e condensatore). Fornisce in maniera costante la potenza necessaria al funzionamento della singola lampada, in regime sia di potenza normale che ridotta (funzione dimmer). Solitamente è durante le ore notturne che Dibawatt viene programmato per ridurre la potenza di lavoro della lampada, o attraverso un timer interno automatico, o con un comando di attivazione inviato da un dispositivo esterno.  All’orario stabilito dal gestore dell’impianto, Dibawatt provvede quindi alla riduzione della potenza assorbita dalle lampade, mantenendo però stabilizzata la potenza di alimentazione. Ai 335 Comuni che negli ultimi tre anni l’hanno installato su oltre 400mila punti luce, Dibawatt ha consentito di risparmiare complessivamente 91,4 milioni kWh, pari a 35 mila ton CO2 non immesse in atmosfera e a 19 mila tep risparmiati.

Altra soluzione che va per la maggiore presso le amministrazioni pubbliche italiane più lungimiranti è l’impiego (anche nei  semafori, oltre che nei lampioni pubblici) di lampade a LED, che riducono i consumi e hanno maggiore durata rispetto alle lampade convenzionali. Molto interessante, a questo riguardo, l’esperienza in corso in un piccolo Comune del bolognese, Castello d’Argile. Dopo aver sostituito tutte le 1.100 luci votive da 2 watt dei cimiteri comunali (altro potenziale settore di intervento per i Comuni italiani) con lampade a LED da 0,2 watt (per un investimento di 2.343 euro che ha un tempo di rientro di 7 mesi circa grazie ai risparmi ottenuti con la riduzione del 90% del consumo di elettricità; la mancata emissione in atmosfera di CO2 è invece di 8,1 ton all’anno), il Comune ora sta procedendo alla sostituzione delle lampade stradali a vapori di mercurio con quelle a LED.

L’aspetto innovativo è che l’operazione avviene tramite una ESCo (Energy Service Company), che si accolla per intero il costo di investimento iniziale, secondo un modello, quello delle ESCo appunto, che in Italia purtroppo stenta ad attecchire, mentre sarebbe fondamentale in tempi di ristrettezze di bilanci comunali. Per la prima tranche di lavori assegnati per la sostituzione di 120 lampade stradali il Comune di Castello d’Argile verserà il 90% dell’attuale bolletta per un periodo di 6 anni (il periodo necessario alla ESCo per rientrare delle spese di investimento), conseguendo fin da subito un risparmio del 10%. Dal settimo anno la bolletta elettrica di questi 120 punti luce scenderà a 4.600 euro (ossia un terzo di quella attuale). Dal punto di vista ambientale il risparmio ottenuto di 10,54 tep corrisponde alla mancata emissione di 26,35 tonnellate di CO2 all’anno. Ma non è finita: la scelta nell’affidamento dell’intervento è stata effettuata introducendo fra i criteri di valutazione l’attenzione agli aspetti sociali, secondo il concetto di “sostenibilità” richiamato in numerosi documenti della UE che comprende, oltre alla sfera ambientale, anche quella sociale e quella economica. Il prossimo passo, sempre attraverso l’intervento di una ESCo mediante gara a evidenza pubblica, sarà la sostituzione di tutte le restanti 515 armature stradali, dotate di lampade a vapori di mercurio, con innovative armature a LED con tecnologia di deflessione totale del flusso luminoso (da 40 W, 28 W e 16 W) al fine della conformità normativa.

Innovativa, nel metodo, anche la strada intrapresa dall’azienda Renner di Minerbio (BO) per contenere i consumi interni non solo di elettricità ma anche di acqua, gas, materiale di consumo e la produzione di rifiuti. L’elemento inedito a livello nazionale di questa esperienza è che, in base a un accordo sindacale, il 50% dei risparmi ottenuti finirà nella busta-paga dei dipendenti per remunerare i loro comportamenti virtuosi.

Sempre in una visuale più ampia rispetto alla sola illuminazione pubblica, da citare anche l’azienda Usl di Rimini per il Piano di azione per il miglioramento della sostenibilità energetica di ospedali, poliambulatori e uffici. Basato su interventi per la riduzione dei consumi termici ed elettrici e l’uso di rinnovabili e cogenerazione, il piano in larga parte si ripaga nell’arco di pochi anni attraverso i risparmi ottenuti. Tra le misure intraprese, la sensibilizzazione dei dipendenti e degli utenti con una specifica campagna a sostegno delle piccole azioni quotidiane che contribuiscono a far risparmiare il consumo di energia. Perché non far partire un’azione analoga, sul piano nazionale, rivolta alle amministrazioni pubbliche?

Sono solo alcuni esempi, per rimarcare il fatto che risparmiare energia ed elettricità su strada e negli uffici (e a casa) è possibile, e che la strada maestra da percorrere per ridurre la spesa pubblica abbattendo i consumi è quella dell’innovazione tecnologica. Speriamo che il Governo voglia finalmente imboccarla, dopo aver messo il bastone tra le ruote al settore delle fonti rinnovabili con il quinto conto energia e il decreto sulle rinnovabili, nonostante la nostra bolletta dell’import di energia primaria (petrolio e gas in primis) nel 2011 abbia superato i 61 miliardi. Dal Governo Monti, che ci ha restituito dignità di Paese a livello europeo, ci aspettiamo di essere europei anche quando si parla di uso efficiente dell’energia. Così come per gli enti locali è necessario spirito innovativo in materia di riduzione dei consumi energetici: fa bene alle loro casse e fa bene all’ambiente. La tanto invocata ripresa economica, che sia anche socialmente e ambientalmente sostenibile e all’altezza della sfida dei cambiamenti climatici, passa di qui.

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