Già da qualche anno si parla dell’imminente avvento dell’auto elettrica. La novità del momento è che anche in Italia, come nel resto d’Europa, questo tema sarebbe finalmente oggetto di un piano nazionale di interventi. In effetti, la legge 134 dello scorso agosto sulle “Misure urgenti per la crescita del Paese”, include all’art. 17bis (Disposizioni per favorire lo sviluppo della mobilità mediante veicoli a basse emissioni) incentivazioni economiche per l’acquisto di quelle tipologie di veicoli che rientrano nella etichetta di “ecologici” (in totale 190 milioni di € nel triennio 2013-2015), nonché finanziamenti specifici per lo sviluppo di un’infrastruttura pubblica per la ricarica dei mezzi elettrici (50 M€ nel triennio).

Questo primo passo, che in qualche modo formalizza il diritto di cittadinanza dei veicoli elettrici nel sistema della mobilità, è certamente apprezzabile. Tuttavia, il tentativo insito nella legge di contemperare due esigenze diverse – la prima, di un sostegno all’industria di veicoli industrialmente maturi, ma che si trovano in una contingente crisi di mercato, e la seconda di lanciare un mercato totalmente nuovo e tutto da creare, quello dei veicoli elettrici, di grande vantaggio per la collettività ma che hanno difficoltà di ingresso per l’alto costo (almeno finché i volumi di produzione resteranno bassi) – appare di per sé piuttosto difficile. In effetti il risultato è alquanto deludente, almeno per quanto riguarda i veicoli elettrici.

Basti pensare, per esempio, che per salvare capra e cavoli il testo di legge prevede l’erogazione di incentivazioni economiche non molto diverse per le diverse tecnologie “ecologiche”, e che quindi il forte divario di costo tra gli elettrici e gli altri mezzi non viene compensato in misura sufficiente a motivare la scelta del consumatore verso l’elettrico, il solo a zero emissioni (e con buona pace di tutti “Zero” resta un numero diverso da ogni altro). Un confronto tra i contributi del Piano italiano e del Piano di interventi francese (legge Borloo) mette bene in risalto la differenza di approccio:

La scelta tra le diverse tipologie di mezzi ecologici viene giustamente lasciata al consumatore, ed è facile immaginare che con l’impostazione italiana e nell’attuale situazione economica la scelta si orienterà decisamente verso i veicoli “ecologici” tradizionali meno costosi (a gas, ibridi) lasciando ben poco spazio ai più costosi elettrici, anche se per contenere in qualche misura questo rischio il Piano italiano prevede che 5 M€ siano comunque “riservati” agli elettrici.

Dei 70 M€ complessivamente previsti per il 2013, 20 M€ sono destinati allo sviluppo di un’infrastruttura pubblica di ricarica, e questo importo parrebbe certamente adeguato a mettere in opera una soddisfacente infrastruttura pubblica (più o meno 10-15.000 “colonnine” sul territorio), che rischia però di rimanere piuttosto orfana di veicoli che vi si connettono, considerato che i 5 M€ “garantiti” agli elettrici sono sufficienti a mettere su strada non più di 2.000 auto elettriche, con un’evidente discrasia.

Questo forte accento verso l’infrastruttura – certamente necessaria – parrebbe indicare che nella visione del legislatore il solo sviluppo di un’infrastruttura di ricarica sarebbe sufficiente di per sé a stimolare un mercato spontaneo dell’elettrico e a convincere il consumatore a sborsare un considerevole extracosto a tutto ed esclusivo vantaggio della collettività.

Noi crediamo invece che per l’avvio di un mercato significativo occorra, oltre a una più convinta incentivazione economica e all’infrastruttura, anche altro: in particolare, il concorso sinergico di una politica della mobilità locale delle amministrazioni regionali e comunali che offra concreti vantaggi individuali oltre che collettivi (politiche degli accessi, delle soste, della distribuzione delle merci, ecc.). Il paradosso è che misure di questa natura erano previste nelle due proposte di legge originarie (con primi firmatari On. Ghiglia e On. Lulli) che hanno poi generato il Piano italiano, purtroppo largamente indebolito rispetto alle formulazioni iniziali.

Il rischio maggiore del quadro è che la probabile debole penetrazione di veicoli elettrici dovuta a queste debolezze possa essere percepita dal Legislatore come un segnale di indifferenza del mercato che renda inutile e inopportuno proseguire sulla strada del sostegno.

Occorre, in conclusione, intervenire sollecitamente con correttivi rivolti a riequilibrare la situazione, sia per quanto riguarda la quota di risorse destinata agli elettrici, sia attraverso misure complementari degli enti locali in materia di regolamentazione della mobilità con un occhio più esplicitamente rivolto a quella elettrica. Nell’attesa, il semplice annuncio del piano ha avuto, come sempre succede, il prevedibile risultato di rallentare le pur modeste vendite di mezzi elettrici in attesa delle incentivazioni che verranno adottate nel 2013.

Pietro Menga – Presidente CEI-CIVES (Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali a batteria, ibridi e a Celle a combustibile)