Nel mondo del fotovoltaico è ormai aperto il cantiere delle proposte sui meccanismi e sulle strategie che servono ad accompagnare il settore verso quell’indipendenza dagli incentivi che consentirebbe al mercato di svilupparsi e di arrivare alla tanto agognata “grid parity”.

“Non è più tempo per chiedere incentivi o nuovi conto energia perché la situazione economica generale, non solo nel nostro Paese, ci impone sacrifici alla stregua di altri comparti”, ci dice Valerio Natalizia, presidente del GIFI-ANIE, associazione di categoria del fotovoltaico intervistato da Qualenergia.it. Questo è anche il punto di partenza del breve documento, “Proposte GIFI per il FV 2.0 in Italia” (pdf), da poco in circolazione.

Per far procedere il settore, ma tutto e non solo per quei pochi segmenti di mercato che già oggi potrebbero essere economicamente convenienti, GIFI ha proposto delle soluzioni, alcune delle quali già disponibili, come quegli interventi di natura fiscale e finanziaria per lo sviluppo delle imprese (facilitazione dell’accesso al credito, incentivazione degli investimenti, detrazione fiscale sugli investimenti o sulla produzione di energia). C’è poi una parte di interventi dedicati alla strategia energetica vera e propria. Anche qui ci sono meccanismi già disponibili o da migliorare, ma anche soluzioni nuove o poco conosciute come i SEU (sistemi efficienti di utenza), che richiedono in tempi rapidi una specifica regolamentazione normativa. Sappiamo, secondo quanto afferma l’Autorità, che su questo aspetto una delibera ad hoc è attesa entro la fine dell’anno (attesa dal 2008, secondo l’annuncio fatto questa primavera sarebbe dovuta arrivare entro l’estate, ndr). Altri meccanismi o soluzioni considerate nel documento, che invitiamo a consultare, sono lo scambio sul posto, le reti interne di utenza, ecc.

“La cosa che ci preoccupa molto – dice Natalizia – è vedere il comportamento di alcuni operatori del settore che sono impegnati in un attacco frontale contro il quinto conto energia, invece di andare oltre e di guardare avanti. Condividiamo queste critiche, ma restare ancorati a quello che possiamo ormai definire il passato, non facilita certo la discussione con gli interlocutori politici e istituzionali, e nemmeno la ripresa del mercato”.

In effetti è in funzione un subdolo passaparola che sembra voler raccontare in giro che il fotovoltaico è ormai defunto. C’è chi parla erroneamente di fine degli incentivi del V conto energia entro un paio di mesi, chi ritiene che sia totalmente impossibile accedere agli incentivi, chi ha rinunciato a fare gli impianti come molti cittadini, trascinati da un’informazione disfattista e anche un po’ nichilista che racconta che, persa l’occasione del quarto conto energia, ora bisogna attendere tempi migliori.

“Penso che tutte le associazioni del settore debbano provare adesso a pianificare quello che dovrebbe essere lo sviluppo del nostro settore nel medio e lungo periodo e senza dividerci sul singolo dettaglio”. A che strategia pensa il presidente del GIFI? “Le nostre proposte, simili o complementari a quelle di altre associazioni, ma altre formulazioni e idee sono benvenute, dovranno essere messe sul piatto e discusse insieme, dando anche una prova di maturità nei confronti di chi in questi anni ha contrastato duramente la tecnologia e che oggi vorrebbe poter dimostrare che, nonostante il denaro speso in incentivi, il settore non è ancora in grado di stare sul mercato”.

Il punto è che il fotovoltaico e le nuove rinnovabili oggi non sono più le ‘cenerentole’ del sistema elettrico nazionale, ma ne sono parte con un peso e un effetto che ha qualcosa di epocale soprattutto per la rapidità con cui è avvenuto. E per questo il comparto si deve prendere gli onori ma anche gli oneri.

Oggi le soluzioni indicate dal GIFI come da altre Associazioni di categoria non sono solo dei meri tecnicismi semplicemente da implementare. L’operatività e l’efficacia di questi strumenti e di queste proposte dipenderà dalla volontà politica del Governo di renderli tali oppure di ostacolarli, in quest’ultimo caso assecondando la spinta delle solite lobby energetiche.

“Quello che oggi vediamo mancare  – dice il presidente GIFI – è la regia politica. Non possiamo demandare ai soli tecnici quelle scelte che hanno una valenza strategica per il Paese. Fino a oggi si è proceduto in maniera scoordinata in campo energetico. Quando nella bozza di Strategia Energetica Nazionale si dice che grazie alle rinnovabili si importa un valore di 2,5 miliardi di euro in meno di combustibili fossili, si sta dicendo qualcosa di importante sul beneficio fornito oggi dalle fonti pulite. Quando si dice che nel decennio in corso si investiranno nel mondo 1.800 miliardi di dollari in fonti rinnovabili e il doppio nella seconda decade, significa indicare quale sarà la strada e il  mercato energetico del futuro”, sottolinea Natalizia.

In effetti nel dibattito nazionale attuale non si ha traccia di politici, se non rarissime eccezioni, che ritengono di proporre tale percorso. Una classe politica che sta tentando disperatamente di salvare se stessa dallo tsunami in arrivo, difficilmente può guardare oltre l’orizzonte delle prossime elezioni. Ma sappiamo anche che non è mai stato nel suo Dna sviluppare politiche oltre il brevissimo periodo. La bozza del SEN fa lo stesso, tanto da sembrare un’operazione di piccolo cabotaggio, per non prendere quelle decisioni ineludibili (basandosi sugli investimenti in rinnovabili dell’ultimo decennio in Europa e su quelli previsti a livello globale) che farebbero troppo male all’attuale establishment energetico.

Intanto chi vuole fermare le rinnovabili, secondo Valerio Natalizia, è già all’opera. “Gli oppositori delle rinnovabili stanno sondando il terreno per poter togliere la priorità di dispacciamento alle fonti pulite, peraltro disciplinata e resa obbligatoria a livello di Unione Europea”, spiega. “Togliere la priorità di dispacciamento sarebbe un massacro per il settore. Non è certo possibile farlo in maniera retroattiva, perché ci sono incentivi di cui poi non beneficerebbe nessuno. Per i nuovi impianti significherebbe richiedere a questi di fare un prezzo e competere con le altre fonti. Vogliamo chiedere questo al privato che ha l’impianto FV da 3 o da 20 kW?”

Insomma secondo il presidente GIFI serve un nuovo e condiviso approccio, e aggiunge: “se tutti gli operatori riuscissero a far capire che, da un lato, incentivi sotto la vecchia forma non ne vogliamo più e, dall’altro, ci sono meccanismi che hanno sì un costo, ma sicuramente inferiore agli incentivi erogati finora e soprattutto che non ricade sulla bolletta e sulla collettività, allora forse potremo avere al nostro fianco l’opinione pubblica e coloro che ci hanno comunque sostenuto in questi anni”.

Poiché molto dovrà giocarsi su una chiara comunicazione, l’altra componente è l’informazione, la stampa, che in questi ultimi due anni ha usato inchiostro e parole per parlare spesso male e scorrettamente dell’energia solare e delle rinnovabili, quando non ha invece completamente ignorato una piccola rivoluzione in atto (questa era la notizia!) che ha visto nascere in pocchissimi anni sul nostro territorio oltre 400mila piccoli produttori di energia elettrica.