La SEN tra obiettivi buoni, politiche incoerenti e follia petrolifera

  • 31 Agosto 2012

Finalmente si conoscono i dettagli della tanto attesa Strategia energetica nazionale, anche se ancora manca la bozza ufficiale. Il commento del senatore Francesco Ferrante, Responsabile energie rinnovabili e politiche per cambiamenti climatici del Partito Democratico.

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Finalmente si conoscono i dettagli della tanto attesa Strategia energetica nazionale (SEN). Tra ieri e oggi hanno iniziato a circolare anticipazioni di stampa e una bozza dettagliata, seppure non ancora nella versione ufficiale che dovrebbe essere messa in consultazione pubblica a breve (vedi bozza e sintesi su Qualenergia.it). Un documento di 100 pagine che spiega come il Paese dovrà ridurre il gap di costo dell’energia rispetto agli altri Paesi europei, incentivare la crescita sostenibile, migliorare la sicurezza e l’indipendenza di approvvigionamento e raggiungere e superare gli obiettivi UE al 2020.
Riceviamo e pubblichiamo il commento del senatore Francesco Ferrante, Responsabile energie rinnovabili e politiche per cambiamenti climatici del Partito Democratico.

Si moltiplicano le anticipazioni giornalistiche sulla Strategia energetica del Governo. In attesa di leggere il documento ufficiale alcune cose è possibile dirle subito. Se sono condivisibili gli obiettivi numerici dichiarati al 2020 (anche se sarebbe possibile far di più sulla riduzione dei consumi e si sarebbe potuto spingere assai di più sulle rinnovabili), appaiono ancora confusi gli strumenti per raggiungerli e sbagliatissima l’idea di aumentare l’estrazione di fossili nel nostro Paese con “trivelle libere”.

Si prevede una riduzione dei consumi al 2020 del 4% (il 24% rispetto al tendenziale, superando cosi il 20% dell’obiettivo europeo): noi crediamo sia un obiettivo ancora troppo timido e soprattutto non è chiaro come raggiungerlo. Si parla sempre del 55%, ma è lo stesso Governo che si è ripetutamente rifiutato di renderlo stabile e in pratica lo ha svuotato portando al 50% la detrazione fiscale per interventi in edilizia che non prevedono alcun risparmio energetico.

Sulle rinnovabili siamo intervenuti più volte: il Governo ritiene che si supereranno anche in questo campo gli obiettivi europei al 2020, ma intanto ha emanato il pasticciatissimo V conto energia sul fotovoltaico le cui risorse prevedibilmente si esauriranno entro l’anno e quindi non si accompagnerà il settore verso il raggiungibilissimo obiettivo della grid parity, per le altre fonti sono previste aste e registri che lasciano l’intero settore nell’incertezza.

Sul gas, va dato atto al Governo di aver fatto importante passo in avanti con la separazione proprietaria della rete, primo step per ottenere un allineamento dei prezzi con quelli praticati in Europa e nel resto del mondo e appare ragionevole progettare la diversificazione dell’approvvigionamento della fonte fossile meno inquinante e utile nella transizione verso un’economia low carbon.

È del tutto folle invece,  e la contrasteremo con forza, l’idea che si posa ridurre il fabbisogno estero puntando sull’estrazione di petrolio sul nostro territorio e nei nostri mari. Il rischio connesso a potenziale inquinamento non vale assolutamente la candela del poco che se ne potrà ricavare. Si premierebbero solo le aziende petrolifere mettendo a repentaglio altre possibilità di sviluppo di grandi parti del nostro Bel Paese.

Insomma le anticipazioni giornalistiche fanno ritenere che ci sia ancora molto da lavorare per mettere a punto un’efficace Strategia e quindi appare opportuno che il Ministero Sviluppo Economico metta sul tavolo al più presto una proposta formale su cui potere intervenire a correzione.

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