L’Italia esce dalla top-five dell’economia delle rinnovabili. Colpa della crisi del debito, sommata agli incentivi più avari e ai nuovi vincoli burocratici introdotti con il quinto conto energia e il decreto rinnovabili elettriche. È questo il verdetto che esce dall’ultima edizione del consueto rapporto trimestrale “Renewable Energy Country Attractiveness Indices” di Ernst & Young, la classifica delle nazioni che attirano più investimenti nelle energie pulite, pubblicato ieri (vedi allegato, pdf).

Rispetto alla precedente edizione del rapporto, nella classifica generale, infatti, l’Italia cede una posizione e dal quinto passa al sesto posto. Il Paese infatti perde 2,3 punti scendendo a un totale di 55,2 e viene dunque raggiunto dalla Francia, mentre nelle prime posizioni restano, nell’ordine, Cina (70,2 punti), Usa e Germania a pari merito (66) e India (64). Una perdita di attrattività, quella dell’Italia, che riguarda tutti gli indicatori: eolico -2 punti (a 56), fotovoltaico -3 (58), solare Csp -2 (39), geotermia -2 (59), biomasse -2 (50), infrastrutture -5 (50).

Meglio vanno le cose a livello mondiale: nel secondo trimestre 2012 gli investimenti complessivi nelle rinnovabili, 59,6 miliardi di dollari di cui 33,9 nel solare e 21,6 nell’eolico, sono cresciuti del 24% rispetto ai 3 mesi precedenti ma sono comunque il 18% in meno dell’analogo periodo del 2011.

La crisi, si legge, si fa sentire soprattutto nei Paesi occidentali, dove le rinnovabili, specie negli Usa, devono fare i conti anche con il calo dei prezzi del gas. Anche nei Paesi emergenti ci sono segni di rallentamento, ma qui, specie in Asia, la situazione è assai migliore con i vari Paesi che fanno a gara nel promuovere la green economy.

L’esempio più importante è la Cina che rafforza la sua posizione di testa nella classifica: per quel che riguarda il solare, come sappiamo ha quadruplicato i suoi obiettivi, puntando a raggiungere 50 GW al 2020 e dunque anche la tempesta protezionista che minaccia di abbattersi sul Paese (vedi Qualenergia.it)  potrebbe essere neutralizzata da un aumento della domanda interna.

Al secondo posto, invece, gli Stati Uniti perdono punti anche a causa dell’incertezza legata alle elezioni di novembre, mentre la Germania, seconda a pari merito, nonostante i recenti tagli agli incentivi promette bene per l’ambiziosa agenda in materia di rinnovabili e per alcune novità come l’introduzione di una nuova tariffa incentivante per gli impianti FV su tetto di media taglia.

La Spagna, come l’Italia, va male, principalmente per la crisi del debito. Il Regno Unito non attrae molti investimenti nonostante i nuovi incentivi annunciati (vedi Qualenergia.it) perché restano molte incertezze su come verranno applicati.

Molto promettenti per le rinnovabili restano invece Brasile e Giappone, mentre nel report vengono segnalati diversi nuovi Paesi interessanti: per esempio il Sud Africa con il suo programma di aste da 8,8 miliardi di dollari o l’Arabia Saudita con il suo piano solare da 109 miliardi di dollari.

“Renewable Energy Country Attractiveness Indices” di agosto 2012 (pdf)