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È la stessa Commissione Europea a sottolineare il carattere singolare del Patto dei Sindaci, «essendo l’unico movimento di questo genere a mobilizzare gli attori locali e regionali ai fini del perseguimento degli obiettivi europei, il Patto dei Sindaci è considerato dalle istituzioni europee come un eccezionale modello di governance multilivello».

Il Patto dei Sindaci è nato poco dopo il pacchetto clima-energia del 2008, nella consapevolezza che gli obiettivi europei del 20/20/20 non sarebbero stati raggiungibili se non mobilitando gli attori locali e regionali. Con la firma del Patto, i Comuni si impegnano a preparare un Inventario di base delle emissioni di CO2 nel proprio territorio e consegnare entro un anno un Piano d’azione per l’energia sostenibile che delinea le azioni concrete in grado non solo di ridurre il consumo energetico e aumentare la produzione locale di energia: «Al di là del risparmio energetico» scrive la Commissione «i risultati delle azioni dei firmatari sono molteplici: la creazione di posti di lavoro stabili e qualificati non subordinati alla delocalizzazione; un ambiente e una qualità della vita più sani; un’accresciuta competitività economica e una maggiore indipendenza energetica».

Il successo enorme del Patto dei Sindaci in Italia è più una sfida che di per sè un risultato. I firmatari hanno superato a inizio giugno la cifra di duemila, il che significa che entro la metà del 2013 ci dovrebbero essere altrettanti Piani d’azione per l’energia sostenibile che delineano, Comune per Comune, come il Governo locale, insieme agli attori importanti nel territorio, vogliano raggiungere l’obiettivo di oltre il 20% di riduzione di CO2 nel proprio territorio. Una scommessa che ha indotto due reti di enti locali, Alleanza per il Clima Italia e Kyoto Club, a indire un premio, A+CoM, che vuole insignire ogni anno i migliori Piani. La prima edizione era aperta ai Piani d’azione degli anni 2010/2011, complessivamente circa 250 di cui 55 hanno presentato candidatura per il riconoscimento.

Dopo un accurato lavoro del comitato tecnico e di quello scientifico si è svolta il 26 maggio alla Fortezza da Basso di Firenze – nell’ambito di Terrafutura – la cerimonia che ha visto premiati il Comune di Montaione (FI) nella categoria Comuni con meno di 5.000 abitanti e la segnalazione di Palena (CH), nella categoria tra 5.000 e 20.000 abitanti il premio è andato al Comune di Castelnuovo del Garda (VR) mentre Villasanta (MB) è stato segnalato e nella categoria tra 20.000 e 90.000 abitanti Castelfranco Emilia (MO) e Lodi hanno ricevuto il riconoscimento ex aequo. Per i Comuni sopra i 90.000 abitanti è stato il Piano di Genova che ha convinto di più i membri dei comitati, mentre hanno ricevuto una menzione Bari, per aver preso in considerazione nel suo piano l’occupazione verde, e Firenze, per le sue qualità comunicative e le attività divulgative.

Soprattutto tra i Comuni piccoli e medi hanno colpito quelli che hanno elaborato il Piano con le proprie forze, senza o in stretta collaborazione con consulenti esterni. Montaione, per esempio, ha impressionato il comitato tecnico e scientifico con un’ottima rendicontazione dei consumi comunali con molti dati anche per più anni. Castelnuovo del Garda ha raccolto i dati dei consumi elettrici del territorio degli ultimi 10 anni, dei consumi di metano degli ultimi 6 anni e i dati sui consumi dei carburanti del proprio parco veicoli, elaborando tutto il Piano con le proprie forze.

È grande la tentazione degli enti locali di appaltare il Piano d’azione per l’energia sostenibile a esperti specializzati nell’elaborazione di questo tipo di documento e di per sé non c’è niente di male nell’appoggiarsi al sapere esterno. Diventa problematico quando non c’è un corrispondente processo all’interno dell’amministrazione. Il piano a questo punto diventa un prodotto importato dall’esterno, correndo il pericolo di essere più che altro un esercizio vuoto che non precede ma prende il posto dell’azione, con all’origine la sensazione sbagliata di aver concluso il proprio compito una volta che il Piano d’azione per l’energia sostenibile è stato votato dal Consiglio comunale. Troppo spesso il Piano viene visto come un prodotto che viene messo a riposo sul sito della Commissione, su quello del Comune e negli scafali dell’assessore e dei dirigenti responsabili, invece di essere uno strumento di lavoro, un passo intermedio in un processo pluridecennale.

In un processo vivo portato avanti dall’amministrazione comunale – con o senza l’accompagnamento di esperti esterni – si tratta di raccogliere i dati dei consumi dell’ente medesimo, sistematizzare le azioni in atto o previste, ma soprattutto definire le proprie priorità e linee d’azione a medio e lungo termine. Un risultato del lavoro su questo terreno innovativo di radicamento di una politica energetica e del clima all’interno dell’amministrazione dovrebbe essere, come anche previsto dalle linee guida per i Piani d’azione per l’energia sostenibile, una riorganizzazione della struttura amministrativa per l’implementazione del piano medesimo. Modifiche della struttura, che ovviamente prendono forme diverse secondo le dimensioni del Comune e le condizioni specifiche locali.

Tra i Comuni che si sono impegnati in questo senso quello di Genova, che si è dotato di un’unità specifica dedicata alla politica energetica, lavorando in stretta collaborazione con l’Agenzia Regionale per l’Energia della Liguria (ARE Liguria) dov’è entrato a far parte dell’azionariato, e con l’Università di Genova. Importante anche la collocazione dell’apposita struttura organizzativa per la partecipazione, denominata “Partecipazione e tempi della città”, nell’Area Gabinetto del Sindaco per rendere visibile che la politica di energia sostenibile non è questione di un singolo assessorato ma un tema trasversale che coinvolge tutta l’amministrazione e tutta la città.

Firenze, che ha ricevuto la menzione per il suo Piano di comunicazione, ha istituito un Gruppo di lavoro tematico “Patto dei Sindaci”: molto ampio e ben definito, interdirezionale e coprendo più aree. L’Ufficio Comunicazione del Comune ne fa parte, come l’Area Sviluppo urbano che ne è responsabile seguendo l’attuazione del piano, riesaminando i risultati ottenuti e le previsioni, per ricalibrare – se necessario – le azioni. Un Piano è sempre solo un piano, però la probabilità che da lì sorgano azioni che vanno nella direzione giusta aumenta con il coinvolgimento di coloro che devono agire e con la ristrutturazione durevole dell’apparato amministrativo in modo che possano agire.

Per contrastare la cultura del prodotto invece del processo, delle pretese e degli annunci invece delle azioni, la Commissione prevede un rapporto biennale sull’implementazione dei Piani medesimi, e ogni rapporto deve essere accompagnato da un nuovo bilancio di CO2. In attesa del sistema per i rapporti di monitoraggio da parte della Commissione, A+CoM vuole dare un segnale, ai circa 1.500 Comuni che stanno elaborando in questi giorni il loro Piano d’azione per l’energia sostenibile, di puntare su piani di qualità che si inseriscano in un processo vivo.

Intanto anche le organizzazioni che supportano gli enti locali e territoriali per rispondere agli impegni del Patto dei Sindaci sono attivi per radicare meglio questo grande progetto nella quotidianità dell’agire delle amministrazioni e degli stakeholder. Un primo problema da affrontare è la ristrutturazione delle infrastrutture mentali, l’estrarre dalle azioni di eccellenza immagini e visioni di come raffigurarsi una comunità e un territorio low carbon, a basso contenuto di carbonio. “Riduzione delle emissioni di CO2” è un concetto molto astratto che parla a quelli impegnati nella politica energetica e del clima, non parla a chi è attivo nella pianificazione urbana, non parla al responsabile degli acquisti dell’ente e neanche a quello del verde pubblico e ancora meno agli attori importanti nel settore privato. È un problema sentito nelle organizzazioni di supporto del Patto dei Sindaci e della stessa Commissione e i lavori sul benchmarking sono un importante tentativo di affrontare questa problematica. La raccolta di tante pratiche di eccellenza sul sito del Patto dei Sindaci serve proprio per far vedere che la strada verso il post fossile coinvolge tutti, in quasi tutti gli ambiti della propria vita, e richiede un profondo ripensamento dei concetti base di crescita, mobilità e progresso per uscire dalla falsa naturalezza di un’illimitata disponibilità di energia fossile come base dell’economia e della società.

Un problema invece per niente culturale ma materiale, è quello delle strategie finanziarie. I soldi. Le lamentele per la mancanza dei fondi e la situazione economica estremamente ristretta degli enti locali sono tanto giuste quanto ridondanti. Le linee guida per i Piani d’azione per l’energia sostenibile prevedono di indicare per ogni azione le risorse finanziarie per la progettazione e l’attuazione e A+CoM dedicherà, nelle prossime edizioni, una particolare attenzione a verificare se i Piani abbiano preso in considerazione in modo creativo la grande varietà di risorse disponibili in tempi di crisi, da quelli europei di Elena, Jessica, Jaspers a quelli nazionali come il Fondo di rotazione Kyoto, a quelli regionali come pure possibili partenariati pubblico-privato. La logica sarebbe di affiancare, a progetti validi e spesso anche economicamente convenienti, strategie finanziarie che mobilitino un insieme di incentivi e capitali per raggiungere determinati obiettivi.

Il quarto campo d’azione importante sarebbe quello della governance multilivello. Questo concetto, finora rimasto piuttosto astratto, vede una sua possibile concretizzazione nel Patto dei Sindaci. La qualità mediamente elevata dei Piani d’azione esaminati per A+CoM 2012 alimenta la speranza che stia per nascere una larga progettualità dal basso nel campo energetico con un ricco patrimonio di dati e azioni. Per quanto è fausta la mobilitazione di tanti enti locali per il perseguimento degli obiettivi europei, manca adesso un coinvolgimento di vera governance multilivello da parte del Governo nazionale e di molte Regioni e Province, accogliendo questo tesoro e approfittando di questi grandi potenziali nella pianificazione energetica nazionale e nei piani regionali. Perché così come è vero che la svolta energetica, l’uscita dall’economia e dalla società del fossile avverranno a livello locale, è altrettanto vero che sarà cruciale il sostegno delle Regioni e del Governo nazionale ai Comuni per poter fare.

Un sostegno che, in un primo momento, dovrebbe prendere la forma di recepire i Piani d’azione per l’energia sostenibile degli enti locali, le misure e i progetti che prevedono e dare loro coerenza e consistenza nella pianificazione regionale e nazionale. Non per ultimo, nell’ambito del decreto sul burden sharing del 15 marzo scorso si aprono prospettive promettenti di fare, delle migliaia di Piani d’azione per l’energia sostenibile in Italia, la base per una divisione dei compiti a livello regionale, trasformando un burden, un aggravio, in un’opportunità di mettere i fondamenti per un nuovo modello di sviluppo locale e regionale capace di futuro.

L’articolo è stato pubblicato sul n.3/2012 della rivista bimestrale QualEnergia con il titolo “Un patto per l’ambiente”.