Dopo lo sblocco dell’iter per la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, altra buona notizia per l’industria del carbone. Ieri il ministero dell’Ambiente ha pubblicato il decreto di Via per il progetto di centrale a carbone da 1.320 MW proposto da Repower a Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria.

L’ok ambientale alla centrale è arrivato con un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, poiché lo scorso marzo la stessa ha deciso di farsi parte attiva nel procedimento.

“Il ‘biscotto’ tra la SEI – Repower e il Governo dei tecnici in confusione è concepito per chiudere la partita di Saline, con un goal palesemente irregolare. Però è ancora troppo presto per cantare vittoria”, commenta di Nuccio Barillà, della Segreteria nazionale di Legambiente a proposito della procedura. E aggiunge: “È davvero scandaloso che questa decisione antidemocratica, che da l’idea a quale tipo di sviluppo pensi realmente una parte del Governo, giunga nei giorni in cui a Rio si sta discutendo su come fronteggiare l’emergenza climatica in cui la fonte fossile carbone è il killer principale.”

Il progetto della centrale di Saline Joniche, costituita da due gruppi da 660 MW ciascuno, è stato proposto da Sei spa (filiale di Repower) esattamente 4 anni fa. L’impianto dovrebbe comportare un investimento di 1,5 miliardi di euro ed essere avviato nel 2017. È anche prevista la possibilità di realizzare un impianto pilota per la cattura e stoccaggio della CO2.

Se la notizia è buona per chi crede nel carbone, non c’è bisogno di aggiungere che è pessima per il clima, per la salute di chi abita nei dintorni e anche per i conti pubblici: di quanti danni alla collettività faccia il carbone abbiamo già parlato molto in queste pagine.

Come spiega il WWF, pesa per il 12% della produzione di energia elettrica nazionale ma è responsabile di oltre il 30% delle emissioni italiane di gas serra, anche i filtri più sofisticati presenti negli impianti di ultima generazione consentono l’emissione di una quantità di polveri sottili 71 volte superiori a quelle di una centrale a ciclo combinato a gas, mentre sono totalmente inefficaci per il particolato ultrafine, quello più pericoloso per l’uomo. Per non parlare del mercurio, sostanza altamente nociva in grado di limitare lo sviluppo neuronale degli embrioni umani fin da prima della nascita. Solo il parco a carbone di Enel (il 70% del totale italiano) – mostra uno studio recente –  causa 1,7 miliardi l’anno di danni e circa un morto al giorno per conseguenza sanitarie.