A un anno esatto dal referendum sul nucleare è utile un momento di riflessione. Non sul nucleare, che non sarebbe comunque mai partito in Italia a causa dei costi, dei rischi (addirittura la Pianura Padana veniva indicata come zona ideale) e della mancanza di consenso. Diciamo solo che abbiamo evitato di imbarcarci in un’inutile perdita di tempo e di soldi per studi e approfondimenti analoga alla telenovela del Ponte sullo Stretto, distogliendo l’attenzione dalle vere scelte del Paese.

Il tema serio invece è quello di un sistema energetico in rapido mutamento che va immaginato e programmato sul medio e lungo periodo.  Abbiamo dato una notevole spinta (scomposta) alle rinnovabili e un più incerto impulso all’efficienza in virtù degli obiettivi europei al 2020; il tutto senza la Strategia Energetica Nazionale, più volte annunciata e mai presentata.

Intanto, la Commissione Europea ha proposto gli scenari al 2050 che indicano il ruolo assolutamente centrale che avranno le rinnovabili e ha avviato la discussione sui prossimi obiettivi verdi al 2030.

Dobbiamo chiarire rapidamente anche per l’Italia l’orizzonte verso cui muoverci. Partiamo dai mutamenti in atto. La produzione di elettricità verde si è incrementata del 50% negli ultimi quattro anni. La quota dell’idroelettrico, fonte storica del nostro Paese, è ormai stata sorpassata dalla produzione da sole, vento, biomassa e geotermia. Il fotovoltaico ha coperto nel mese di maggio l’8% della richiesta di elettricità  e il 9% della produzione.

La situazione in cui ci troviamo deve trovare un suo nuovo equilibrio. La domanda crescerà molto meno che in passato, o sarà stazionaria; il parco termoelettrico, molto sovradimensionato e costituito prevalentemente da cicli combinati ad alto rendimento, può interagire bene con la quota crescente di rinnovabili non programmabili e deve inserirsi in una logica di scambi europei; i sistemi di pompaggio sono sottoutilizzati; ci sono forti criticità nella rete di trasmissione e distribuzione. Le strategie da delineare non possono che essere inserite in un contesto internazionale,  secondo una logica che faciliti il raggiungimento di elevate quote di rinnovabili ottimizzando il funzionamento delle nostre centrali, dei sistemi di accumulo e avviando la realizzazione delle smart grid. L’arco alpino da un lato e i Paesi scandinavi dall’altro diventeranno, infatti, le “batterie verdi” d’Europa.

Il tema delle reti intelligenti sia in Italia che in Germania va affrontato subito: il 64% dell’elettricità prodotta in Italia nelle ore centrali del lunedì di Pasquetta è stato prodotto dalle rinnovabili, mentre nella rete tedesca il fotovoltaico è arrivato a coprire il 40% della domanda nelle ore centrali di sabato 26 maggio. In questo campo i nostri distributori elettrici possono acquisire un’esperienza preziosa nell’implementare forme di governo intelligente della domanda e di regolazione del rapporto tra un’offerta e una richiesta entrambi variabili, acquisendo un know how da valorizzare poi sul mercato internazionale.

Quello che manca è la visione di lungo periodo. L’anniversario della chiusura dell’opzione nucleare nel nostro Paese deve coincidere con l’impegno del Governo nel rendere pubblica e aperta alla discussione entro poche settimane la Strategia Energetica Nazionale.