La politica energetica è all’impasse. Il settore delle fonti energetiche alternative è in difficoltà per la mancanza di decisioni da parte del Governo, tanto più nel settore eolico. “Un anno è passato ma nulla è cambiato” – la considerazione con la quale Simone Togni, presidente Anev (Associazione nazionale energia del vento), ha aperto il convegno dal titolo “Non c’è Vento da perdere” svoltosi nel pomeriggio del 6 giugno nella sala capitolare del Senato della Repubblica in piazza della Minerva.

L’attenzione del presidente Anev si incentra, quindi, sulla mancanza di decisioni in Italia: “Nel convegno di un anno fa chiedevamo al Governo di dare attuazione alla direttiva comunitaria, oggi ancora stiamo aspettando questi provvedimenti che potrebbero consentire di sviluppare questa fonte di energia pulita fino al raggiungimento degli obiettivi comunitari che prevedono di raddoppiare l’attuale produzione con altri 13 mila megawatt”.

Sempre il presidente Anev rileva tutte le conseguenze di questo vuoto decisionale: “A breve saranno nominati i nuovi vertici delle società energetiche GSE, AU e GME. Vista l’importanza di tali nomine, chiediamo al Ministro Passera che vengano selezionati profili super partes che garantiscano la necessaria indipendenza e abbiano adeguate competenze nel settore energetico. La preoccupazione, infatti, considerando le indiscrezioni giornalistiche fin qui uscite sui profili che sarebbero stati selezionati, è che vengano nominate figure legate a società che operano nel settore energetico o in altri settori,  ma con rilevanti interessi  anche indiretti in campo energetico, con il rischio di pericolosi intrecci. Il pericolo infatti è che le posizioni strategiche per il settore vengano ricoperte  da  “manager” che hanno come obiettivo quello di far “cassa” e opprimere ancora di più le società di settore con ulteriori oneri, mascherati come costi, come sta accadendo con il V Conto Energia”.

Simone Togni, durante il convegno, ha ribadito i nodi tematici più conosciuti sul sistema di approvvigionamento eolico: “Solo con l’eolico in Italia si risparmierebbero 19 milioni di tonnellate l’anno di CO2 fino al 2020 e si darebbe lavoro a 67 mila persone, si risparmierebbero 38 milioni di barili di petrolio l’anno. Oggi siamo solo alla metà di questo obiettivo”.

“L’eolico è la sorgente di energia più pulita e la più matura. L’84% degli italiani sono favorevoli all’eolico, questo dato fu presentato l’anno scorso da Mannheimer. Quest’anno l’indice di gradimento è arrivato al 90%. Dobbiamo convincere gli altri?”, ha detto Togni.

“In una fase in cui il Governo è alla ricerca di ambiti di crescita è un paradosso che questo settore di impresa non trovi possibilità di crescere. Dobbiamo superare la resistenza degli enti-regione” – Ha detto il senatore Francesco Ferrante, della XIII Commissione del Senato.

Il professor Giuseppe Leo Guizzi, docente della facoltà di ingegneria all’Università di Tor Vergata di Roma, ha evidenziato come l’energia eolica sia la più convenzionale e la meno alternativa delle fonti di energia. “Se guardiamo nella storia umana, l’umanità fino a inizio del Settecento oltre il vento ha avuto solo la muscolatura umana, animale e l’idraulica come fonte di energia”.

“Superare la fase degli incentivi per premiare invece un sistema che consenta di coniugare la positività e l’interesse di un settore che abbia un’attività sostenibile nel tempo. Un ambito come questo non può continuare ad andare avanti a strappi” – l’idea di Massimo Orlandi, amministratore delegato di Sorgenia.

“La tecnologia è evoluta negli anni, i tempi delle autorizzazioni sono lenti. Quindi quando si applica una tecnologia ha sempre un livello inferiore al momento attuale in cui viene realizzata” – ha rilevato Antonio Cammisecra, responsabile Italia-Hydro, Wind and Solar di Enel Green Power che però ha evidenziato: “L’eolico deve vincere questa battaglia della programmabilità. E poi sole e vento sono prevalentemente a Sud. Sono i problemi che come linea evolutiva debbono esser affrontati e risolti”. Cammisecra ha però voluto concludere con ottimismo: “Negli anni il mercato e la produzione si è sempre dimostrato più bravo del regolatore. Quindi è bene si abbiano innanzitutto le regole”.

Il direttore generale di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, ha evidenziato che “il mercato globale delle rinnovabili si è mosso molto di più e molto meglio di quanto era prevedibile”.

“Abbiamo formato un grande hub per la conoscenza delle energie rinnovabili, perché questo ci viene richiesto con la sicurezza che maggiore conoscenza significhi necessariamente crescita della diffusione di fonti energetiche alternative. – ha premesso Costantino Lato, direttore studi del GSE – Solo sul fotovoltaico ci sono arrivate 25 mila richieste al mese. Siamo arrivati a un livello di incentivazione molto forte. Importante diffondere le informazioni perché questo serve a un quadro di riferimento. Si tratta di un compito molto delicato, quindi un sistema di informazione equilibrata perché ci sia diffusione nel prossimo futuro”.

Fabrizio Tortora, vicepresidente vicario APER, ha richiamato alle necessità di mercato per un settore industriale in crescita. “L’anno scorso è stato definito un quarto conto energia. La proposta che abbiamo fatto è stato un sistema auto-regolatorio con una logica: quando ci sono tanti impianti, le incentivazioni si abbassano, quando ce ne sono poche diminuiscono. Il suggerimento è stato ignorato. Nell’incapacità di decidere siamo costretti a formulare un quinto conto energia. L’esperienza del fotovoltaico dimostra che il mercato ha una velocità che riesce a stare al passo delle innovazioni, altrettanto non si può dire dei luoghi dove si prendono decisioni”.

“Siamo un Paese che sa inventare nuove forme imprenditive che stiano al passo dell’evoluzione” – la nota consolatoria di Edoardo Zanchini, Vice Presidente di Legambiente, che ha dichiarato di “aver lavorato sempre più nel merito e in accordo con Anev. La crescita deve avanzare alla media di mille megawatt ogni anno. Per questo alla politica e ai Governi che si succedono chiediamo un impegno serio”.

Ma secondo Rocco Colicchio, Commissario Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, non si possono mettere sul banco degli accusati solo quelli che devono decidere sulle regole. “Non abbiamo una crescita delle infrastrutture, della rete. Le molte prenotazioni determinano le saturazioni quindi la lentezza delle loro accettazioni. L’altro problema consiste nel fatto che è stato il fotovoltaico a salvare la rete. Altro problema consiste nella dislocazione degli impianti del fotovoltaico di cui non si conoscono esattamente le dislocazioni”. Al di là dei problemi di prenotazione sulla rete, il Commissario ha lanciato una provocazione: “Ho sentito un richiamo al mercato come momento di verità. Ma tutto quello che abbiamo potuto dire contro i decreti è sulla diminuzione degli incentivi che arrivano nel complesso storico a 23 miliardi. Ma gli incentivi non sono contro il mercato?”