Con la sua iniziativa “Patto dei Sindaci” la Commissione europea propone agli enti locali un rapporto diretto chiedendo il loro aiuto per realizzare gli obiettivi “3×20” e nello specifico, il primo dei tre obiettivi, ridurre entro il 2020 del 20% le emissioni di CO2. Per gli enti locali firmatari del Patto significa fare uno sforzo non indifferente per cominciare a uscire dall’economia e dalla società del fossile. Un passo che non sarà risultato di una politica business as usual, ma richiede una forte volontà politica, una pianificazione intelligente e capacità di know how e finanziarie per implementare le azioni previste.

Rimane vero però che il primo passo, deliberata l’adesione al Patto dei Sindaci da parte del Consiglio comunale, è quello di fare un Piano. L’ufficio del Patto dei Sindaci a Bruxelles e il JRC, Joint Research Center della Commissione, hanno elaborato una struttura piuttosto precisa per impostare il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (SEAP) con l’obbligo di presentarlo entro 12 mesi dopo l’adesione. Tra un po’ saranno 2.000 i firmatari italiani, il che significa che nell’arco di un anno ci dovrebbero essere 1.000 SEAP. Attualmente sono 450, documenti con precise indicazioni sui consumi energetici attuali, le corrispondenti emissioni, le azioni a breve e medio termine con i relativi responsabili per l’attuazione, la strategia finanziaria nonché le quantificazioni delle riduzioni previste. Uno sforzo collettivo di inestimabile valore per portare avanti la svolta energetica in Italia.  

Per quanto le linee guida del Patto dei Sindaci per l’elaborazione del Piano siano precise, rimangono ovviamente larghi spazi di come fare. Ci sono piani elaborati in modo schematico e piani che riflettono un impegno vissuto dell’ente locale a fare un passo nella propria “coscienza energetica”, acquisire e organizzare dati e informazioni, ragionare in maniera concertata con vari uffici interni e diversi stakeholder circa le azioni che si stanno iniziando e quelle che si intendono cominciare per migliorare la sostenibilità dell’Amministrazione e della città tutta. Due reti italiane che lavorano per la protezione del clima a livello locale, Alleanza per il Clima e Kyoto Club, a fine 2011 hanno indetto un Premio proprio per dare visibilità a questi piani di eccellenza. Piani d’azione che promettono di costituire il primo passo in un processo verso l’energia sostenibile e non un prodotto che rimarrà sul sito internet del Comune e in un cassetto di qualche scrivania.

Il bando di concorso per A+CoM, dove CoM sta per Covenant of Mayors, il Patto dei Sindaci appunto, ha avuto una risposta sorprendente. Alla prima edizione di questo premio annuale erano candidabili i Piani d’Azione energia sostenibile consegnati alla Commissione europea nel 2010 e 2011, quasi 250. Hanno fatto domanda per una delle quattro categorie del premio (in base alla popolazione: sotto cinque, venti, novantamila abitanti e sopra) 55 Comuni ritenendo che il loro piano fosse il migliore. Dopo un lavoro impegnativo del comitato tecnico e scientifico, tutto è pronto per la premiazione il 26 maggio alla Fortezza da Basso di Firenze, nell’ambito di Terra Futura.

Chi saranno i premiati? Si saprà in quella mattinata. Quello che però si può raccontare è la profonda impressione che hanno fatto agli esperti i tanti Comuni piccoli e medi che con poche risorse umane ed economiche hanno elaborato piani molto validi che alimentano la speranza fondata che il loro impegno proseguirà con l’implementazione nei prossimi anni.

Sarebbe presuntuoso pensare che queste comunità piccole e medie potranno fare da sole. Per poter agire avranno bisogno di una pianificazione energetica complementare delle Regioni e del Governo che in un autentico approccio di multi-level governance dovranno recepire questo grande patrimonio di dati e progetti per rispondere dall’alto, con politiche mirate di sostegno, a quello che sta per crescere con una forte progettualità e volontà dal basso.