Danno soddisfazione i “nuovi” certificati bianchi

A novembre per i TEE, uno degli strumenti principali di incentivazione dell'efficienza energetica, sono arrivate alcune novità tramite le nuove linee guida dell'Autorità. Modifiche che sembrano aver riscosso finora un certo successo, dando una spinta agli interventi. Al Solarexpo di Verona si è fatto un bilancio su questa misura.

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Per decarbonizzare il nostro sistema energetico è una tra le misure più efficaci in termini di rapporto costi-benefici e dallo scorso novembre sembra che stia iniziando a funzionare meglio, anche se resta qualche incertezza normativa. Stiamo parlando dei certificati bianchi o titoli di efficienza energetica (TEE), al centro di un convegno tenutosi il 9 maggio al Solarexpo di Verona.

I TEE, dei quali i distributori di elettricità e di gas sono obbligati a dotarsi con interventi di risparmio fatti direttamente o acquistando i titoli da terzi o sul mercato, da pochi mesi sono stati “rinnovati” da alcune significative modifiche, in primis le nuove linee guida dell’Autorità per l’Energia, entrate in vigore a novembre 2011 e andate a regime nei primi mesi del 2012. Cambiamenti che, si è visto al Solarexpo, sembra stiano già dando risultati positivi.

Le nuove linee guida (Qualenergia.it, Certificati bianchi, le nuove linee guida dell’Autorità) valorizzano in misura maggiore gli interventi più strutturali, che consentono cioè risparmi per una vita tecnica più lunga; riducono le dimensioni minime che i progetti devono avere per accedere ai certificati (dal 20 al 90%) a seconda degli interventi e rendono relativamente più semplice la richiesta dei titoli. A questo si aggiunge la novità del D.M. 5/9/2011 che permette l’accesso ai certificati bianchi, in questo caso gestito dal GSE, anche agli impianti con cogenerazione ad alto rendimento.

Cambiamenti che stanno già producendo effetti positivi, ha fatto vedere Marcella Pavan responsabile dell’unità efficienza energetica all’Autorità, l’istituzione di riferimento per questo meccanismo. Se infatti nel 2010 l’AEEG prevedeva che con questo meccanismo al 31 maggio 2012 si sarebbero riusciti a produrre interventi per solo il 5-24% dell’obiettivo, a marzo scorso la previsione è stata portata al 49-65% e le ultime stime dicono che si arriverà al 69-70%.

Le novità normative, inoltre, cosa rara di questi tempi, sembrano apprezzate anche nel settore: “Prima di novembre il meccanismo era poco redditizio, specie al di fuori dell’ambito industriale, ora invece le nuove linee guida aprono tutta una serie di nuove opportunità in quanto a interventi e l’accesso, che pure resta complesso, è stato semplificato. Adesso ci sono poche scuse per non approfittare di questo strumento”, spiega Enrico Biele di FIRE, la Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia.

E gli fa eco Dario Di Santo, direttore della stessa associazione tecnico-scientifica: “La valutazione è senz’altro positiva dato che lo strumento è stato reso più semplice, efficace ed economicamente attraente, incentivando gli interventi con risultati più strutturali. Si vede una crescita dei progetti più complicati, quelli a consuntivo, e nel settore industriale. Questo è un bene perché si incentivano interventi complessi e di maggiore portata, ma anche perché chi presenta i progetti è costretto a farsi una cultura sui processi industriali o sugli interventi di risparmio possibili e questo porta a un innalzamento del livello di know-how”.

Purtroppo, come siamo abituati a vedere, anche in questo settore restano aree di incertezza normativa. “Mancano certezze sull’entità dell’estensione temporale e sull’entità dello sforzo che sarà richiesto dopo il 2013 – osserva Pavan – e questo influisce negativamente sugli investimenti nelle tecnologie e sulla presentazione dei progetti più complessi”.

Ci sono poi i dubbi su come i certificati bianchi conviveranno con il nuovo sistema di incentivazione delle rinnovabili termiche e dei piccoli interventi di efficienza energetica che dovrebbe essere disegnato dal decreto attuativo del d.lgs. 28/2011, il cosiddetto conto energia termico, provvedimento atteso da settembre 2011, finora invano. Potrebbe infatti essere difficile individuare i confini tra i due strumenti, ossia il conto energia termico e i TEE, la cumulabilità dei quali con altri incentivi è tutt’ora un ambito definito assai vagamente. “La coesistenza di più meccanismi incentivanti potrà comportare minor efficienza economica a parità di risultati”, sottolinea la responsabile AEEG.

“I TEE al momento – ha fatto presente la Pavan – a parità di costo, danno risultati in termini di riduzione delle emissioni di un’ordine di grandezza rispetto ad altri incentivi, come quelli per le rinnovabili elettriche”. Che l’efficienza energetica tra le varie linee di azione per la decarbonizzazione del sistema energetico sia la più conveniente, d’altra parte, non è una novità per i lettori di Qualenergia.it: alcuni interventi hanno costi negativi anche senza incentivi e con i certificati bianchi molti investimenti rientrano in tempi brevissimi, “anche di un anno – un anno e mezzo”, ci spiega Di Santo.

Ci viene spontaneo chiedergli, a margine dell’incontro, quanto uno strumento del genere possa fare per spingere a interventi anche nel pubblico, contribuendo così per esempio a sanare gli spesso disastrati bilanci dei Comuni. “Le Amministrazioni comunali hanno un vincolo fondamentale nel Patto di stabilità, che andrebbe tolto, almeno per quel che riguarda gli interventi di efficientamento, che si ripagano in tempi molto ragionevoli. Il meccanismo dei TEE aiuta comunque le ESCO che possono offrire i loro servizi ai Comuni in un’ottica di energy performance contracting, finanziando cioè in tutto o in parte l’intervento e aggirando così il patto di stabilità”.

Il problema però sembra essere più culturale che economico: pur essendo un cosiddetto low hanging fruit, l’efficienza energetica viene praticata poco perché non si sa quali interventi si possono fare e come farli e tantomeno come approfittare di meccanismi incentivanti complessi, come appunto i certificati bianchi. “È fondamentale che si faccia informazione su queste possibilità”, spiega Di Santo. La proposta di FIRE è che si organizzino più campagne di sensibilizzazione per i decisori e corsi di formazione per i tecnici, prendendo dalla bolletta le risorse per finanziare queste attività.

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