L’industria del fotovoltaico, dalla crisi al consolidamento

In 10 anni entrati nel mercato moltissimi operatori, con una capacità produttiva di circa 55 GW, il doppio rispetto alla domanda. Il rapido calo dei prezzi del 70% in 3 anni, con una produzione concentrata in Asia. La conseguenza è la crisi di molti produttori europei e USA, ma inizia anche così l'assestamento di un settore.

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“Con un mercato fotovoltaico in piena maturazione, con crisi ripetute di crescita, l’industria procede spedita verso una fase di profonda ristrutturazione. La stessa incertezza normativa può accelerare o rallentare questo processo, ma in entrambi i casi procura un danno al settore produttivo, che ha bisogno di orizzonti temporali più ampi per investire. Tuttavia i fondamentali di lungo periodo per il settore a livello mondiale sono molto positivi soprattutto alla luce della veloce riduzione dei costi, della crescita di nuovi mercati e di altri sempre meno dipendenti dai sussidi”. Questa è in sintesi è la valutazione di Guido Agostinelli, analista di mercato di Syntegra Solar che ha esposto alcune riflessioni, nel corso della quarta edizione di Italian PV Summit di Verona, su uno scenario in rapido mutamento dal punto di vista dell’industria fotovoltaica.

Gli effetti di questa evoluzione del settore saranno caratterizzati nel breve periodo – secondo Agostinelli – da casi di insolvenza, da un incremento di acquisizioni e fusioni di aziende produttive, riposizionamenti, ristrutturazioni, cambiamenti di business model, ecc., con l’obiettivo di razionalizzare al meglio l’offerta e arrivare a una fase di consolidamento del settore nel suo complesso che potrà essere più sostenibile e redditizia.

Le difficoltà del settore fotovoltaico nascono da una tumultuosa entrata nel mercato negli ultimi 10 anni di numerose aziende, con una capacità diventata rapidamente troppo elevata rispetto alla domanda, che a sua volta è rimasta circoscritta in pochi mercati con incentivi particolarmente attraenti, anche se con normative spesso in bilico. Oggi la capacità produttiva di celle FV arriva a circa 55 GW (4,5 GW/mese), cioè circa il doppio della domanda (intorno ai 27 GW) e per il 40% è costituita dai primi 15 produttori al mondo, con un livello di competizione tra i più elevati nell’intera filiera, così come per la parte relativa alla produzione di moduli. Nel complesso, nella parte a monte della filiera (dal lingotto al modulo) ci sono oltre 160 operatori, e i primi 40 coprono l’80% del mercato.

C’è da aggiungere poi un calo dei prezzi di oltre il 70% in soli tre anni, che da una parte ha portato a una notevole crescita di installato, con vantaggi per i consumatori, ma dall’altra anche a una stagnazione se valutiamo il mercato in termini di giro d’affari. Si è accresciuto poi lo squilibrio tra una domanda mondiale concentrata nell’Unione Europea (65%) e una produzione di moduli localizzata soprattutto in Asia (in Cina per il 45%). Dal lato della domanda, la quota europea tuttavia è destinata a ridursi tra il 40 e il 50% entro il 2015 e tutto il comparto tenderà a riequilibrarsi.          

Quali saranno le strategie che le aziende adotteranno per sopravvivere, secondo l’analista di Syntegra Solar? Ci si muoverà su più fronti: miglioramento e ottimizzazione della fase produttiva, incremento del rendimento dei prodotti, verso un nuovo focus su specifici segmenti di mercato e altro ancora.

Sulle strategie e le prospettive del settore, una valutazione di Andrew Beebe, Chief Commercial Officer di Suntech: “un quadro regolatorio stabile e una crescente cooperazione internazionale sono elementi fondamentali per lo sviluppo del fotovoltaico. Il libero scambio e la concorrenza sono presupposti importanti per generare innovazione e creare posti di lavoro nel settore dell’energia solare. Al momento assistiamo quindi con soddisfazione anche al rafforzamento della cooperazione economica tra Italia e Cina, e al supporto di entrambi i Paesi alla crescita di un settore dinamico come quello del solare a livello globale”.

Intanto il mercato mondiale – che ha una potenza cumulata di circa 70 GW (realizzata in soli 11-12 anni), di cui 51,7 GW nell’Unione Europea – si appresta a tagliare, tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, la soglia dei 100 GW installati, ha annunciato Reinhold Buttgereit, segretario generale dell’EPIA (European Photovoltaic Industry Association). Ma forse il segnale più significativo del cambio di paradigma del sistema energetico europeo è riscontrabile nel dato sull’evoluzione della nuova potenza installata per le varie tecnologie per la produzione elettrica: sono quasi 22.000 i nuovi megawatt fotovoltaici installati nella UE nel corso del 2011; per il gas si arriva intorno ai 9.000 MW, al netto delle dismissioni, e per il carbone a meno di 2.000 MW. Per il nucleare, quasi solo dismissioni nel corso del 2011 (-6.200 MW). E questo trend si registra ormai da circa un decennio.

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