Fotovoltaico, noi finanziamo la Cina o la Cina finanzia noi?

I soldi dei consumatori europei stanno finanziando i produttori di moduli fotovoltaici cinesi o è la Cina che, con il forte supporto alla propria industria, aiuta a tenere bassi i prezzi e ad avvicinare il fotovoltaico alla grid parity? Il confronto tra Cina e Occidente nel sempre più competitivo mercato globale del FV all'Italian PV Summit di Verona.

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I soldi dei consumatori europei stanno finanziando i produttori di pannelli fotovoltaici cinesi – come spesso si sente ripetere da chi contesta gli incentivi a questa tecnologia – o, piuttosto, è la Cina che, con il forte supporto statale che dà alla propria industria fotovoltaica, permette di avere moduli a prezzi sempre più bassi, dando un grande contributo alla decarbonizzazione del sistema energetico occidentale e al raggiungimento della grid parity del FV?

È questa la domanda, rimasta senza risposta, che è stata al centro della tavola rotonda di lunedì pomeriggio all’Italian PV Summit di Verona nella quale, appunto, si è parlato anche della crescente pressione competitiva sul mercato globalizzato del FV e in particolare dello scontro commerciale tra l’industria europea e statunitense e quella cinese.

In un contesto di sovrapproduzione e di lotta al ribasso sul prezzo dei moduli (si veda il quadro dipinto in Qualenergia.it, L’industria del fotovoltaico, dalla crisi al consolidamento) in cui anche molti grandi europei vengono spinti fuori mercato, la problematica è ovviamente molto sentita (vedi anche Qualenergia.it, FV tra globalizzazione, protezionismo e model business).

Al centro del dibattito gli ingenti aiuti che lo Stato cinese eroga all’industria nazionale soprattutto sotto forma di finanziamenti agevolati e di rimborso dell’Iva. Su queste pagine abbiamo già raccontato del procedimento in corso negli Usa al Department of Commerce e alla US International Trade Commission che ha già prodotto i primi dazi sull’importazione di moduli di industrie cinesi (Qualenergia.it, La guerra commerciale del fotovoltaico Usa contro i cinesi). L’accusa è che siano solo gli aiuti di Stato che queste ricevono a permettere loro di essere così competitive sui prezzi.

La stessa tesi sostenuta alla conferenza di Verona da Paolo Mutti, CEO di Solsonica, che però rovescia la prospettiva. A favorire dei cinesi, ha spiegato, non sarebbe tanto l’integrazione verticale – “svantaggiosa in tempi di sovrapproduzione e prezzi in calo nella parte alta della filiera” – né il minore costo del lavoro – “2-3 centesimi di euro per watt, 50-60 euro di differenza su un impianto da 3 kWp”, ma appunto gli aiuti statali. Il problema però, sottolinea, non è il supporto che la Cina dà alle proprie aziende quanto “la scarsa considerazione che il nostro Ministero dello Sviluppo economico – invitato al PV Summit ma ingiustificatamente assente – ha nei confronti della nostra industria nazionale del fotovoltaico” .

Ovviamente la competitività cinese poggia anche su altre basi, come ricorda Guido Agostinelli di Syntegra Solar. Per citarne solo una, le grandi economie di scala: in Cina ci sono ben 10 aziende che producono più di 1 GW l’una, ricorda Sun Guangbin, responsabile del settore fotovoltaico della Camera di commercio cinese. La questione degli aiuti di Stato, specialmente sull’accesso al credito, in questa fase è però chiaramente centrale: “in questo momento servono investimenti per sopravvivere e colmare il gap negativo tra prezzi e costi di produzione – osserva Götz Fischbeck, presidente di Smart Solar Consulting – in Cina lo Stato sta finanziando l’innovazione. In Europa chi può farlo?”

Insomma, se gli aiuti di Stato cinesi danneggiano i concorrenti occidentali, aiutano comunque a spingere il FV mondiale verso la grid parity. Lo riconosce anche Reinhold Buttgereit, segretario generale dell’EPIA, l’associazione europea dell’industria fotovoltaica, che comunque è piuttosto sensibile al problema dell’asimmetria competitiva tra Cina e resto del mondo (Qualenergia.it, Come ridare energia all’industria europea del fotovoltaico).
I vantaggi che il fotovoltaico cinese dà al resto del mondo (calo dei prezzi dell’energia fotovoltaica, lavoro in occidente per la filiera, ecc.) non manca di ricordarli lo stesso Sun Guangbin che, come c’è da aspettarsi, condanna le barriere al commercio che “danneggiano prima di tutti il consumatore”.

“Con gli aiuti di Stato la Cina sta indirettamente finanziando energia verde a basso costo in Europa”, osserva Fischbeck, che con una domanda provocatoria introduce un altro tema importante, quello della domanda interna cinese che potrebbe dare un grosso sollievo al mercato mondiale del fotovoltaico. “Supportare le aziende per vendere sotto-costo all’estero moduli fotovoltaici – fa notare l’analista – è uno spreco di denaro pubblico cinese, visto che queste risorse economiche  darebbero più vantaggi al Paese se investiti nel fornire elettricità pulita in grado di colmare le carenze domestiche. Perché la Cina non rivede al rialzo l’obiettivo nazionale, oggi relativamente modesto, di 15 GW al 2015?”

Il rappresentante cinese non si sbilancia nella risposta, parlando di limiti di rete e pianificazione centrale, ma le possibilità che la Cina alzi l’asticella sul fotovoltaico nazionale è tutt’altro che remota. Finora – fa notare infatti Agostinelli – il Governo di Pechino è sempre venuto incontro all’industria nazionale, innalzando la domanda domestica in caso di sovrapproduzione, anche anticipando già ora progetti previsti nei prossimi anni; intanto nei discorsi non ufficiali si sente parlare di obiettivi più ambiziosi per il fotovoltaico cinese.

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