Il progetto dell’Europa nuclearista? Fare in modo che l’atomo venga incentivato a spese della collettività come se fosse una fonte pulita. È quel che emerge da un documento riservato i cui contenuti sono stati resi pubblici nei giorni scorsi dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung.

Una comunicazione (smentita dagli interessati) nella quale le quattro tra le potenze europee che più hanno puntato e continuano a puntare sul nucleare, Regno Unito, Francia, Polonia e Repubblica Ceca, chiederebbero alla Commissione europea e ai ministri UE per l’economia e l’energia (che si riuniranno a breve a Bruxelles) di rendere possibili sovvenzioni pubbliche europee anche all’atomo civile, e non solo alle energie pulite rinnovabili.

Una svolta che Londra, Parigi, Varsavia e Praga giustificano, ovviamente, con la necessità di ridurre le emissioni di gas serra. I quattro Governi infatti citano gli obiettivi europei 2050 sui gas serra che impongono una riconversione low-carbon del sistema energetico. Una riconversione, questo l’argomento dello schieramento nuclearista, che deve e può essere perseguita con una strategia neutrale di fronte alle diverse tecnologie che rendono possibile la riduzione di emissioni. Che tradotto vorrebbe dire che anche l’energia prodotta nei reattori – che, nonostante le grosse controindicazioni ed esternalità negative che comporta, è pur sempre a emissioni di CO2 quasi nulle –  dovrebbe poter godere di aiuti pubblici.

Sia le quattro nazioni mittenti che i destinatari europei smentiscono l’esistenza della comunicazione, che resta però verosimile. Un documento segreto con gli stessi contenuti di paternità britannica era già stato reso noto alcuni mesi fa dal Guardian ed è noto che la Francia insiste affinché il nucleare venga riconosciuto come tecnologia low-carbon. Sulla questione esiste una grossa spaccatura tra la Germania, che dopo Fukushima ha deciso di voltare definitivamente le spalle all’atomo, e i quattro Paesi pro-nucleare.

Ai lettori di Qualenergia.it non c’è bisogno di ricordare che già ora il nucleare esiste solo grazie al sostegno pubblico. Non solo i costi quasi impossibili da quantificare (gestione scorie, decomissioning, ecc) delle vecchie centrali vengono scaricati sulla collettività (in bolletta in Italia stiamo ancora pagando per i vecchi reattori), ma anche i nuovi impianti al momento in nessuna parte al mondo sono realizzabili senza una copertura pubblica. Un caso per tutti gli Usa che stanno tentando di smuovere il settore a suon di ampliamento dei fondi pubblici di garanzia.

Non ci sembra dunque una buona idea permettere al nucleare europeo di ricevere altri soldi per nuovi canali e consentire così a una tecnologia obsoleta, costosa, inefficiente e intrinsecamente insicura come il nucleare di competere con le rinnovabili e l’efficienza energetica per aggiudicarsi le risorse pubbliche necessarie a una vera transizione energetica.