C’è un oligopolio dietro al carocarburanti in Sicilia, lo ha stabilito l’Antitrust. I rincari nell’isola, scrive l’AGCM, sono il “risultato della blanda interazione concorrenziale tra le imprese in un contesto caratterizzato da un oligopolio ristretto non contendibile da nuovi ingressi”. È questa la conclusione (riportata sull’ultimo bollettino, il numero 12 del 10 aprile, vedi allegato) dell’indagine condotta sul comparto della distribuzione carburanti in Sicilia.

L’indagine era partita dalla segnalazione presentata dall’assessore regionale all’Economia della Regione, Gaetano Armao. Nonostante l’isola sia autosufficiente sul fronte degli approvvigionamenti, grazie alla presenza di quattro raffinerie e due depositi costieri, i prezzi di diesel e benzina sono senisbilmente più alti che nel resto del Paese. Le cause, sottolinea l’Antitrust, sono da ricondurre al quadro normativo regionale, che presenta “numerosi elementi di difformità rispetto a quello nazionale, idonei a esercitare effetti particolarmente restrittivi sia in tema di accesso all’attività di distribuzione di carburanti, sia in materia di modalità di svolgimento dell’attività stessa”. Ciò che emerge dall’indagine, dunque, è che le imprese presenti in Sicilia sono state (e son tutt’ora) protette dalla concorrenza di nuovi operatori. Il che disincentiva sia l’apertura di punti vendita da parte della Gdo che la spinta competitiva dei numerosi impianti no-logo presenti in loco (cosa che invece avviene in altre regioni d’Italia).

Di qui la necessità di rimuovere con urgenza tutte le barriere normative che ostacolo uno sviluppo del settore, in particolare abolendo il regime di concessione regionale e la Commissione consultiva regionale per la ristrutturazione e la disciplina della rete, eliminando l’obbligo per i nuovi impianti di installare pannelli fotovoltaici per 10 kW, riformando l’intera normativa in materia di orari e turni.