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Il fotovoltaico in piazza … per non andare in strada

I lavoratori del settore fotovoltaico tedesco hanno protestato a Berlino e in tutto il Paese, insieme ai sindacati, contro la proposta di legge del Governo che taglia drasticamente gli incentivi e rischia di far crollare il mercato interno del 75%. Anche in Italia a rischio molti addetti del comparto, specialmente nel distretto solare veneto.

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Se la nuova legge tedesca sul fotovoltaico venisse approvata dal Parlamento, le associazioni di categoria prevedono un crollo del mercato domestico del 75%. Per questo ieri migliaia di addetti del settore hanno sfilato a Berlino per protestare contro questa proposta del Governo (Qualenergia.it Fotovoltaico in Germania, rivoluzione tariffe), il più grande raduno dopo l’annuncio del 22 febbraio sul cambiamento del sistema incentivante tedesco. Ma si ha notizia di dimostrazioni in tutto il Paese, dove sono impiegati in questo comparto circa 250mila addetti, gran parte dei quali altamente qualificati.

Operatori rappresentati, insieme all’associazione di settore, la BSW-Solar, dal principale sindacato, DGB, dal sindacato del comparto metallurgico IG Metall, da quello del comparto energetico e chimico, IG BCE, e dall’associazione per gli aiuti in campo ambientale, Deutschen Umwelthilfe (DUH). Ovviamente anche le grandi aziende erano in piazza, come Q-Cells, Schott Solar, juwi, Mounting Systems, Wagner & Co., RenoSolar, Conergy, Solon, Centrosolar, MBT Solar, First Solar e Bosch.

Günther Cramer, Presidente di BSW-Solar, ha spiegato come gli investimenti nell’energia solare e nelle installazione fotovoltaiche siano una parte fondamentale di quel processo di transizione energetica a cui la Germania dice di voler puntare: “più di un milione di cittadini si stanno già prendendo nelle loro mani la responsabilità del cambiamento energetico”, ha detto. “Il fotovoltaico è come una spina in un occhio per le grandi compagnie energetiche, poiché esse finiscono per perdere parte del loro mercato e al tempo stesso non sono pronte a rimodularsi verso un modello di business su questa tecnologia”.

Forti accuse alla decisione del Governo sono arrivate nel corso della manifestazione anche da importanti figure del partito socialdemocratico come Sigmar Gabriel e dell’ex ministro verde Jürgen Trittin, particolarmente preoccupati del rischio di una pesante perdita di posti di lavoro.

Esponenti della DUH hanno inoltre evidenziato come in questi anni la curva di apprendimento del fotovoltaico (un riduzione dei costi del kWh FV di almeno il 70% dal 2004) sia stata determinata dai consumatori che hanno pagato questo sviluppo senza mai opporsi. Anche sul blocco che avverrà, di fatto, per i grandi impianti a terra, visti gli ingenti tagli alle tariffe incentivanti a questa tipologia di impianto, c’è una presa di posizione: “questi impianti – spiegano quelli DUH – producono energia in maniera più conveniente dei piccoli impianti su tetto e servono anche a stabilizzare la rete, specialmente nelle giornate invernali; inoltre essi hanno permesso di rendere utilizzabili terreni inquinati e contaminati come vecchie aree militari, ma ora ciò non sarà più possibile”.

Se la Germania del fotovoltaico piange anche in Italia non si ride. A un anno dal Decreto di recepimento della direttiva europea e dal passaggio dal terzo al quarto conto energia si deve purtroppo constatare che un comparto, specie quello della produzione, è in grande sofferenza (Qualenergia.it, La produzione fotovoltaica in cassa integrazione). Nel distretto veneto del solare, denuncia Asso Energie Future, ci sono 1.250 addetti in cassa integrazione e altri 5.000 sono a rischio. Diverse le aziende in difficoltà come X-Group, Solon, Ecoware, Ecoprogetti, Helios Technology, Ambra Sol. E nella prospettiva di una drastica riduzione nel 2012 dei due mercati leader, Germania e Italia, altre ancora sono a rischio chiusura o di drastica riduzione del fatturato, con conseguente messa in mobilità dei propri dipendenti.

Quello che gli operatori chiedono, in Germania come da noi, è un quadro normativo e incentivante stabile, capace di garantire un buon mercato interno, in attesa che altri Paesi possano diventare protagonisti di questa tecnologia e che si raggiunga l’urgente, a questo punto, ‘grid parity’

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