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Il fotovoltaico verso la smart grid

Dove sta andando il fotovoltaico e come si integrerà nel sistema elettrico? Come occorre cambiare la rete elettrica del nostro paese per accogliere le rinnovabili discontinue e la generazione distribuita? Ne parliamo con l'ingegner Francesco Groppi esperto di reti e fotovoltaico del Comitato Elettrotecnico Italiano.

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Dove sta andando il fotovoltaico e come si integrerà nel sistema elettrico italiano? Come occorre cambiare la rete elettrica del nostro Paese per accogliere le rinnovabili discontinue e la generazione distribuita? Ne parliamo con Francesco Groppi esperto di reti e fotovoltaico del Comitato elettrotecnico italiano, anticipando parte degli argomenti che tratterà alla CIS-IT. L’ingegner Groppi è il curatore per Qualenergia.it dello Speciale tecnico “Inverter e connessione alla rete elettrica” (marzo 2012).

Groppi, iniziamo con una breve istantanea del fotovoltaico italiano com’è ora, con uno sguardo di prospettiva al momento in cui dovrà sopravvivere senza incentivi.

In questo momento, nella sua corsa al rialzo, il fotovoltaico ha subito una battuta d’arresto, questo è evidente. In generale non si fanno più impianti di grossa taglia, specie su terreno. E questo a causa di specifiche scelte normative. Per quel che riguarda la fine degli incentivi, francamente non siamo ancora alla famosa grid parity. Una certa quantità di incentivazione deve ancora permanere almeno per qualche anno. Anche con la discesa dei prezzi, il fotovoltaico non è ancora in condizione di reggersi sulle proprie gambe. Poi bisogna sottolineare che questi incentivi, sempre più spesso sotto accusa, hanno diverse ricadute positive sul sistema elettrico. Per esempio il fotovoltaico, producendo nelle ore di punta, limita il valore dell’energia elettrica in quelle ore e di fatto tiene bassi i prezzi.

In quest’ottica, in futuro, la diffusione di sistemi di accumulo distribuiti potranno rendere più competitiva questa fonte e altre rinnovabili discontinue, come l’eolico?

Gli stoccaggi distribuiti sono sicuramente un bene per la gestione del sistema energetico, ma vanno inquadrati in un’ottica di sviluppo delle reti  locali, con la creazione delle cosiddette smart grid. Al momento siamo ancora in una fase dimostrativa-sperimentale. Sono tutte soluzioni che andranno introdotte con una certa gradualità per valutarne il beneficio per la rete e per gli utenti.

Qual è il cammino che il nostro sistema elettrico deve percorrere per avere una rete capace di valorizzare al meglio le rinnovabili? È più la strada da fare dal versante della tecnologia o quella dal lato della normativa?

È una domanda cui pochi sanno rispondere. Serve una roadmap. Si tratta di portare avanti entrambe le questioni in parallelo. L’argomento è molto delicato: fare passi falsi significherebbe mettere a rischio la sicurezza del sistema elettrico. Bisogna che tutti gli attori in gioco siano consapevoli e partecipanti, in primis le società elettriche, ma anche l’Autorità per l’energia deve fare la sua parte, si spera con maggiore autorevolezza rispetto agli ultimi tempi. Poi l’industria deve proporre prodotti che siano adeguati.

A che punto siamo?

Il sistema regolatorio si inizia a muovere: la nuova norma CEI 021 è abbastanza innovativa da questo punto di vista, perché introduce il fatto che i produttori di energia distribuita devono partecipare alla gestione della rete. Per cui si cominciano a vedere nuove ipotesi di allacciamento alla rete, impensabili fino a poco tempo fa.

La CEI 021, ricordiamo, è la “Regola tecnica di riferimento per la connessione di utenti attivi e passivi alle reti a Bassa Tensione delle imprese distributrici di energia elettrica”, approvata a fine anno e che entrerà in vigore a partire dal 23 giugno 2012. Che ricadute pratiche potrà avere sul sistema elettrico?

Prima di questa norma, la generazione distribuita, per esempio del fotovoltaico, era vista come un “fastidio” per la rete, cioè qualcosa che va a interferire con la gestione preesistente e dunque deve scollegarsi appena c’è un problema. Con la nuova normativa invece viene vista come un attore all’interno della rete e ne partecipa alla gestione, contribuendo alla regolazione della tensione di rete, alla regolazione della potenza reattiva e quando serve anche della frequenza. Tutto questo, prevede la norma, dovrebbe essere coordinato da un sistema di comunicazione in tempo reale tra i diversi attori. A dire il vero non credo che ciò sia attuabile in tempi brevissimi, ma si sta lavorando nella direzione giusta.

Per semplificare, si va verso un sistema elettrico dove gli impianti a fonti rinnovabili non dovranno più essere staccati per problemi di rete?

Se capita che, in un sistema in cui gli impianti a fonti fossili sono ancora preponderanti, si fermino quelli a rinnovabili significa che c’è molto da migliorare. Considerando gli obiettivi di Kyoto e quelli europei sulle rinnovabili, la direzione da seguire è di puntare su queste fonti. Bisogna trovare i modi per sfruttarle al meglio e per fare sì che l’energia da rinnovabili possa essere affidabile.

Si parla di un probabile calo di prezzo dei sistemi di accumulo, per esempio le batterie al litio, che renderà competitivo nel giro di qualche anno stoccare l’energia in eccesso dagli impianti a rinnovabili (si veda qui, ndr). Cosa ne pensa?

Il mercato delle batterie è trainato dall’automotive, per via dei veicoli elettrici, che secondo me tra qualche anno entreranno prepotentemente nel mercato. Le ricadute positive ci saranno anche per le applicazioni stazionarie. Per cui buone prospettive ci sono. Per le batterie al litio, ma anche per altre tipologie, come quelle ad alta temperatura, o altri sistemi di accumulo, come quelli con condensatori o con volani. Allo stato attuale è difficile dire quale sarà la tecnologia più competitiva, dipenderà probabilmente dal contesto. Il settore è molto promettente, ma prima di sbilanciarmi preferirei avere risultati che mostrino che in tempi brevi accumulare energia da rinnovabili diverrà economicamente conveniente.

Tornando al fotovoltaico, attualmente sta incontrando problemi di accesso alla rete?

Possono esserci problemi per impianti non piccoli e in aree rurali.  Spesso il sole ce l’abbiamo in aree in cui la rete è piuttosto debole, e con la maggiore penetrazione della generazione distribuita il problema si è fatto più evidente. Si stanno facendo investimenti, ma il problemi sono anche legati ai tempi di realizzazione.  Per realizzare una linea di alta tensione o una sottostazioe di alta tensione,  servono autorizzazioni, valutazioni di impatto ambientale. I tempi possono dilatarsi molto. Gli investitori ne sono scoraggiati e preferiscono dunque fare un impianto dove c’è meno sole ma una rete elettrica adeguata e si è sicuri di poterlo collegare in tempi rapidi.

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