l costi di produzione di un telefono cellulare potrebbero essere ridotti del 50% se solo le aziende nella progettazione pensassero a rendere più facile disassemblare l’apparecchio a fine vita e offrissero incentivi per la riconsegna. Se le lavatrici fossero date in leasing anziché acquistate, i consumatori potrebbero risparmiare circa un terzo per ogni ciclo di lavaggio e i produttori-gestori guadagnerebbero circa un terzo in più: questo modello di business disincentiverebbe infatti l’obsolescenza programmata e l’utente, anziché cambiare in 20 anni 5 lavatrici dalla vita utile di 2000 lavaggi, ne prenderebbe a leasing una sola che dura 10mila, facendo risparmiare 180 kg di acciaio e oltre 2,5 tonnellate di CO2.


Sono due esempi di “economia circolare”, indicati da un report commissionato a Mc Kinsey dalla Ellen MacArthur Foundation, fondazione creata dalla famosa velista e sostenuta anche da grandi aziende come BT, Cisco e National Grid, il gestore di rete britannico. Un lavoro (scaricabile qui gratuitamente) che spiega cos’è questo approccio all’economia e prova a quantificare quanto potrebbe far risparmiare in termini di denaro e risorse. Se l’industria europea usasse le risorse naturali in maniera più efficiente potrebbe risparmiare fino a circa 630 miliardi di dollari all’anno, pari a circa un quarto di quello che spende per approvigionarsi.


Tutto parte appunto dal concetto di “circolarità”, opposto alla “linearità” del modello economico attuale. Mentre il secondo, per semplificare, valorizza le risorse sulla linea unidirezionale di estrazione – produzione – consumo – smaltimento, il modello circolare cerca di usarle nel modo più efficiente possibile, facendole girare il più a lungo possibile nel ciclo economico tramite riuso e riciclo.


Un approccio interessante se si pensa che il sistema economico mondiale, spiega il report, attualmente “mangia” 65 miliardi di tonnellate di materie prime all’anno, e se non si cambierà, nel 2020 ne assorbirà 82, con la conseguenza che il prezzo di queste risorse non farà che aumentare.


Si tratta di includere fin dalle fasi della progettazione di prodotti, processi produttivi e modelli di business il concetto di rigenerazione e di riprsitino delle risorse. L’idea di rifiuto viene eliminata fin dalla concezione del prodotto, progettandolo in modo che possa essere riusato, come prima opzione, oppure riciclato.


In quest’ottica ad esempio si distinguerà tra prodotti durevoli o dalla vita breve. I primi, che saranno progettati per durare il più a lungo possibile, si offriranno ai consumatori con forme contrattuali più simili al leasing anziché attraverso la vendita. I secondi dovranno essere realizzati in materiali facilmente riciclabili o smaltibili. Non c’è bisogno di dire che l’energia che muove questo tipo di economia, oltre ad essere usata nella maniera più efficiente, deve essere prodotto per la maggior parte da fonti rinnovabili.


Un modello interessante anche dal punto di vista dei bilanci delle aziende che lo sapranno adottare, stando al report. Le quantificazioni fatte da McKinsey sono infatti impressionanti: per il solo settore automotive si potrebbero ottenere risparmi dai 170 ai 200 miliardi di dollari l’anno. L’industria europea nel suo complesso in uno scenario “di transizione” potrebbe risparmiare dai 340 ai 380 miliardi l’anno. Una cifra che, con questo modello economico a regime, potrebbero salire a 520-630 mld di $: circa il 23% di quello che le aziende spendono in materie prime e circa il 3-3,9% del Pil europeo del 2010.


Un modello, dunque, che mostra come la sostenibilità e il risparmio possa rendere più competitive le aziende. E invece di difendersi sul fronte del costo del lavoro, della difficile battaglia per la riduzione dei prezzi dell’energia e delle materie prime, le industrie europee potrebbero costruiresi un un vantaggio costituito da competenze, innovazione ed efficienza nell’uso delle risorse.


D’altra parte, continuare con il nostro modello economico lineare “dell’estrai – trasforma – consuma – butta” è impossibile in un pianeta con risorse finite e con 7 miliardi di abitanti che nel 2040 diventeranno 9, di cui 3 consumeranno come gli abitanti degli attuali paesi ricchi.