Un nuovo conto energia? Meno burocrazia e credito garantito

Se nel 2012 le tariffe dovessero calare drasticamente, si compensi con la semplificazione amministrativa e una bancabilità sostenuta dallo Stato, propone Francesco Salomone. Presente e futuro del FV italiano, l'integrazione architettonica in stallo ed altro ancora secondo l'a.d. di una piccola e storica industria italiana del settore, Elettro Sannio.

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In questo ultimo anno con il taglio degli incentivi in alcuni grandi mercati il fotovoltaico mondiale è venuto a trovarsi in una situazione di eccesso di offerta. Conseguenza: crollo dei prezzi di celle, moduli e componenti e dunque una competizione più dura nell’industria che rischia di mettere fuori gioco molte imprese. In Italia, dopo il congelamento del mercato in primavera, dovuto alla soppressione anticipata del terzo conto energia, le installazioni sono ripartite con il quarto conto energia. Ma le difficoltà non mancano. Nel presente ci sono la stretta del credito e alcune incertezze dovute alla burocrazia. Sul futuro prossimo grava invece l’incognita incentivi: a metà 2012 si stima che si raggiungano quei 7 miliardi di euro indicati come somma limite di spesa per gli aiuti al fotovoltaico e il conto energia potrebbe essere riformato o addirittura soppresso. Qualenergia.it continua il suo giro di interviste tra operatori ed esperti per capire come procede il fotovoltaico italiano e raccogliere previsioni e proposte per il suo futuro. Oggi parliamo con Francesco Salomone, amministratore delegato di una piccola e storica industria italiana, Elettro Sannio.

Salomone, come descriverebbe la fase attuale del mercato del fotovoltaico in Italia?

Siamo in una fase di stasi legata ad un’attesa per come evolverà la situazione del sistema della finanza. Con il decreto Romani tutto era stato bloccato per 5-6 mesi, poi, con il quarto conto energia il mercato ha ricominciato a muoversi, ma più che altro quello dei piccoli impianti. Il segmento dei grossi impianti invece è rimasto un po’ al palo, anche per la fuga di grossi investitori che avevano scommesso sull’Italia. E’ arrivata infatti una fase di blocco della finanza: nei fatti le banche non erogano denaro perché si ritrovano a correre dietro agli spread e ai nuovi tassi da applicare. Qualcosa si sta svegliando negli ultimi 10 giorni con alcuni fondi stranieri, anche cinesi, che ricominciano a manifestare interesse.

C’entra il cambio di governo?

Sì, fino alla caduta del governo Berlusconi c’era un clima incertezza sul futuro delle rinnovabili per possibili pesanti misure che andassero a colpire anche il settore del fotovoltaico.

Voi producete e distribuite anche prodotti per il fotovoltaico integrato che il nuovo conto energia premia generosamente (a proposito si vedano i due Speciali di Qualenergia.it su coperture e fotovoltaico innovativo, ndr). Come sta andando questa nicchia del mercato?

Siamo ancora in una situazione di impasse. Per quel che riguarda le tegole fotovoltaiche abbiamo diverse difficoltà dovute all’approvazione delle varie sopraintendenze (per i beni culturali, ndr) e alla burocrazia in genere. Per quel che riguarda altri prodotti integrati e innovativi, invece, il GSE non si è ancora pronunciato su quali abbiano diritto alla tariffa. Un cliente che oggi voglia fare una serra con modulo innovativo, se non ha la certezza di poter accedere alla tariffa maggiorata è costretto a sviare su moduli cinesi a basso prezzo, che anche se non danno diritto al premio sono economicamente competitivi. Saranno circa 7 mesi che la nostra linea per l’integrazione è praticamente ferma.

Insomma la lentezza nel rendere esecutive idee potenzialmente buone sembra stia facendo danni perché lascia senza certezze …

Sì. Fatti come questi, legati alla lentezza di risposta del GSE, assieme ad altre incertezze come quella causata dal decreto Romani prima e dalla crisi finanziaria poi, stanno mettendo in seria difficoltà le aziende, specie le piccole. Chi come me ha un’industria di dimensioni limitate è costretto a cercare accordi con aziende più grandi che hanno grosse capacità di produzione, oltre i 10 MW, per avere dei prezzi competitivi. Io con la mia piccola produzione non sarei mai competitivo via la rapida e forte discesa dei prezzi.

A spingere in basso i prezzi c’è anche la concorrenza dei produttori stranieri, asiatici in primis. Il conto energia, per proteggere la filiera nostrana, ha introdotto un premio per gli impianti con almeno il 60% di componenti made in Europe. Come sta funzionando questa misura?

Sta funzionando bene, ma ha dei limiti. Ad esempio non è cumulabile con altri premi, come quello per la sostituzione dell’eternit. Per cui chi deve bonificare un capannone dall’amianto al momento è spinto a preferire moduli cinesi a basso prezzo.

Alcuni denunciano che la certificazione made in Europe venga aggirata e finisca per essere assegnata anche ai moduli di ditte extra europee. Le risulta?

Potrebbe accadere. A me ad esempio è stato proposto, senza che io accettassi, di ospitare nel mio stabilimento produzioni di grosse aziende extra europee che così avrebbero ottenuto la certificazione. Con la diffusione di accordi del genere bisognerà fare attenzione a quanto poi viene effettivamente prodotto negli stabilimenti europei e quanto in quelli asiatici o americani.

All’incirca alla metà del prossimo anno si prevede che gli incentivi annuali al fotovoltaico raggiungano già quei 7 miliardi di euro indicati come somma limite di spesa per il quarto conto energia. Superato quel valore di spesa potrebbe arrivare un blocco o quanto meno un’ampia rivisitazione del meccanismo incentivante. Quali sono le sue proposte per affrontare una possibile riforma?

Il punto essenziale è semplificare le procedure amministrative. Se si andrà verso tariffe più basse o addirittura la soppressione dell’incentivo sarà fondamentale avere procedure semplificate al massimo e una bancabilità sostenuta dallo Stato, perché un altro ostacolo è l’accesso al credito. Poi si dovrà assolutamente battere sulla strada dell’integrazione architettonica dove c’è ancora tantissimo da fare, dando più certezze al mercato. Oltre ad avere un costo leggermente più alto i prodotti per l’integrazione infatti si trovano davanti molte più barriere burocratiche.

 

Qui trovate l’intervista precedente nel nostro giro di opinioni, con Paolo Rocco Viscontini, amministratore delegato di Enerpoint.

Qui la raccolta di tutti gli articoli di Qualenergia.it sul quarto conto energia, sono divisi in due sezioni: normativa e analisi

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