Diversi fattori stanno mettendo sotto pressione il settore del fotovoltaico mondiale e di conseguenza anche quello nazionale, con le sue specificità e la sua rapida crescita degli incentivi, che suscitano forti critiche soprattutto da parte del settore energetico tradizionale. Ne parliamo con Paolo Rocco Viscontiini, amministratore delegato di Enerpoint SpA.

Iniziamo col chiedergli in quale fase si trova oggi il mercato fotovoltaico in Italia.

Il mercato nazionale è calato molto. I numeri delle connessioni sul sito GSE lo dimostrano. In valore assoluto e in termini di potenza il mercato è rallentato, e ora si concentra soprattutto sugli impianti medio-piccoli a causa dell’entrata in vigore a fine agosto del Registro dei grandi impianti. In generale, dal punto di vista degli operatori, distributori e produttori direi che il mercato è ancora molto complesso e impegnativo, con una certa tensione sui prezzi, oggi nettamente al ribasso, che è un indice di un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Per questo motivo sono notevoli le sofferenze dei fornitori e anche delle aziende produttrici di grandi dimensioni. Mi aspetto quanto prima una fase di consolidamento del mercato e di ristrutturazioni: qualcuno sarà costretto ad uscire dal mercato, altri verranno accorpati ad altri gruppi; qualcosa di certo accadrà in un mercato, ora, fin troppo frammentato. Va considerato che al momento nel mondo ci sono linee produttive vecchie e nuove con capacità veramente eccessive rispetto alla reale domanda.

Come si può gestire nell’attuale fase di mercato questo crollo dei prezzi, causato per lo più dai produttori cinesi?

Anche qui l’eccesso di offerta è la variabile che sta condizionando il mercato. La priorità oggi per molti, cinesi inclusi, è quella di fare cassa, perché ci sono materiali ‘a magazzino’ che vanno venduti, per risolvere le evidenti difficoltà di liquidità. Quindi si abbassano moltissimo i prezzi anche se poi si toccano livelli non più sostenibili per gli operatori. In alcuni report specializzati si conferma che gli attuali prezzi sono difficilmente sostenibili nel medio periodo. Quindi è presumibile che la situazione non sia da considerarsi per niente statica. Probabilmente, dopo un periodo di consolidamento, si potrebbe anche assistere a un rialzo dei prezzi per consentire agli attori più forti, quelli che resisteranno sul mercato, di marginare il giusto. Ora i prezzi non consentono di coprire i costi, includendo anche quelli generali. Un quadro gestibile forse nel breve periodo, ma insopportabile nel medio e lungo termine.

A questo si aggiunge un fattore di carattere prettamente nazionale. Da più parti si agita lo spauracchio del raggiungimento, già per la metà del prossimo anno, della cifra dei 7 miliardi di euro, somma limite per gli incentivi annuali dedicati al fotovoltaico. Per questo si teme un blocco o quanto meno un’ampia rivisitazione del conto energia. Quale approccio sarebbe opportuno assumere di fronte a questa eventualità?

Intanto sarà necessario fare delle attente analisi previsionali sulla futura velocità, a partire dall’anno prossimo, del contatore (GSE, ndr) del monte-spesa incentivi. Ritengo che ci sarà un suo rallentamento vista la rapida riduzione della tariffa già da quest’anno: da novembre a gennaio il taglio della tariffa sarà di circa l’8% al mese. Davvero tanto. Da un lato quindi mi aspetto una riduzione delle installazioni, che già vediamo come un dato evidente; dall’altro ci sarà una spesa minore a parità di megawatt installati. Secondo la mia opinione non bisogna allarmarsi anzitempo. Vediamo prima, a inizio anno, come si svilupperà il mercato. Una volta raggiunto il sesto miliardo di euro di incentivi totali annuali, prima di arrivare al 7° miliardo, riusciremo sicuramente a installare parecchi GW, vista la minore spesa per gli incentivi.

Il mio messaggio è allora questo: arrivati al sesto miliardo non procediamo troppo frettolosamente ad un cambiamento delle regole e delle tariffe del conto energia. Farlo sarebbe come dire: siamo arrivati ad un passo dall’obiettivo e poi, senza averlo raggiunto, decidiamo di mollare tutto oppure si opta per un cambiamento repentino e traumatico delle regole. Invece, arrivati alla soglia del settimo miliardo, riflettiamo con attenzione alle necessarie e giuste correzioni da apportare, rassicurando però gli operatori sulla continuità del mercato.

Il fotovoltaico però produce anche importanti, ma poco considerati, benefici.

Infatti, Il fotovoltaico non va visto solo come un costo, ma ha anche importanti benefici per la collettività: sul fronte occupazionale, le entrate per l’erario, la graduale riduzione dell’indipendenza dall’estero, tutti fattori importantissimi. A questi va aggiunto e quantificato il cosiddetto merit order effect che porterebbe ad un vantaggio economico generale grazie alla sostituzione dell’energia prodotta da centrali tradizionali con quelle a fonti rinnovabili, meno costosa in determinate condizioni. La conseguente riduzione delle bollette è appunto legata alla maggiore competitività che si sta già ora verificando per la minore disponibilità di mercato per gli operatori del settore energetico tradizionale, in particolare dei cicli combinati.