La filiera del fotovoltaico italiano è preoccupata per la competizione dell’industria cinese, che riesce a essere concorrenziale anche per i sostanziosi aiuti pubblici elargiti da Pechino (Qualenergia.it, Il fotovoltaica e la superpotenza cinese). Il premio del 10% per gli impianti con almeno il 60% dei componenti made in Europe, secondo le aziende nostrane infatti non basta a tutelarle.

Lo fa presente Ifi, il comitato che riunisce le principali aziende italiane produttrici di celle e moduli fotovoltaici, che anticipa un’interrogazione parlamentare:

“E’ in discussione al Congresso degli Stati Uniti una proposta di legge che toglie i sussidi al fotovoltaico, qualora le tecnologie e i materiali utilizzati per gli impianti di produzione di energia rinnovabile in Usa siano di importazione cinese”, scrive l’associazione “Il Comitato Ifi condivide la proposta depositata al Congresso e chiederà a breve al governo italiano una norma chiara e definitiva a tutela della qualità e dal made in Europe nel settore del fotovoltaico.”

“Già da tempo Ifi ha sollecitato la necessità urgente di fare al più presto le regole per la riconducibilità del Made in UE dei moduli prodotti extra UE, dopo la regolamentazione dei moduli fotovoltaici prodotti in Europa, a cui vengono concessi maggiori incentivi. Ifi rimarca l’importanza di definire inoltre le regole per l’identificazione dei moduli prodotti extra UE ma con celle UE.”

A fronte di un mercato europeo che ha assorbito una capacità produttiva di 14,3 GW, si fa notare, le industrie europee sono state in grado di produrre solo 2,6 GW, nonostante il potenziale produttivo sia di 7,5 GW. E questo perché il mercato europeo ha assorbito una gran parte della produzione cinese, stimata in una quota dell’82%.

“Una situazione riconducibile sostanzialmente a una politica aggressiva di aiuti statali e finanziari alle imprese asiatiche”, dice Filippo Levati presidente del Comitato Ifi che chiede politiche rigorose di incentivazione anche per la produzione italiana e europea: “Condividiamo l’azione partita negli Usa. Chiediamo sia introdotta una legislazione anti dumping che fissi una tassazione alle importazioni nel caso non siano soddisfatti gli standard di produzione e qualità italiani o europei. L’obiettivo è evitare che alcuni produttori extra Ue riescano a ottenere la maggiore incentivazione attraverso certificazioni non codificate, favorendo di nuovo la concorrenza sleale asiatica.”

(Da comunicato Ifi)