Robin Tax alle rinnovabili, la delusione e lo sconcerto di Power One

Secondo Averaldo Farri, amministratore delegato di Power One, il settore delle rinnovabili in Italia è nel caos: in diciotto mesi cambiate le regole sei volte. L'imprenditore si chiede: "come si può lavorare in queste condizioni”.

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Il decreto anticrisi pare confermi l’estensione della tassazione supplementare alle aziende che operano nel settore dell’energia verde. Secondo Averaldo Farri di Power One: “E’ caos per le rinnovabili, in diciotto mesi cambiate le regole sei volte. Siamo sconcertati, troppa confusione, non si può lavorare in queste condizioni”.


Secondo quanto inserito nella manovra governativa, sembra, che le aziende che producono energia da fonti rinnovabili dovranno pagare la cosiddetta Robin tax, ovvero l’imposta Ires sul reddito d’impresa.


“Anche noi uniamo la nostra voce a chi protesta per l’estensione della Robin Tax alle rinnovabili – dice Averaldo Farri, consigliere delegato di Power-One, azienda, di Terranova Bracciolini in provincia di Arezzo, leader nel settore degli inverter fotovoltaici in Italia – la verità è che non riusciamo a fare impresa in queste condizioni. Non è possibile pianificare investimenti, assunzioni, politiche industriali e commerciali in queste condizioni di incertezza. In 18 mesi, le condizioni di legge sulle energie rinnovabili sono state cambiate sei volte: a marzo 2010 avevamo il secondo conto energia, a maggio 2011 è stato varato il decreto salva Alcoa che ha esteso le condizioni del secondo conto energia al giugno 2011; ad agosto 2010 è stato varato il terzo conto energia che avrebbe dovuto entrare in vigore a luglio 2011, a marzo 2011 è intervenuto il decreto ammazza rinnovabili, a maggio 2011 è stato varato il quarto conto energia che entrava in vigore a luglio 2011, con però un’estensione del terzo conto energia fino a fine agosto 2011 per coloro che avevano cominciato gli impianti in gennaio e febbraio 2011; ad agosto 2011 si introduce la Robin Tax su un sistema incentivante che a maggio era già stato tagliato del 30%.” Insomma tanta confusione e poco certezze”.


“E’ veramente complicato lavorare in queste condizioni – continua Farri – specialmente nella consapevolezza che solo l’IVA sul fotovoltaico ha fruttato allo Stato almeno 1 miliardo di Euro nell’anno 2010, che il sistema ha creato 35mila nuovi posti di lavoro in due anni, che siamo la sola industria che cresce e che dà prospettive di lungo termine al settore energetico italiano. Come impresa siamo sconcertati ed è l’unico commento che possiamo fare in questa situazione.”

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