La prospettiva di creare un sistema energetico basato al 100% sulle fonti rinnovabili che viene oggi analizzata in diversi studi e documenti porterà nei prossimi anni a ricordare di Hermann Scheer, l’unico politico che per primo e sicuramente in tempi non sospetti, negli anni ’80, aveva già indicato questa strada con una visione lucida e concreta, ma spesso tacciata di integralismo dai suoi critici. Ad ottobre uscirà in Italia il suo ultimo libro “Der EnergeEtische Imperativ”, l’Imperativo energEtico, che affronta proprio la questione di un transizione energetica verso un’economia solare, come la chiamava Scheer. Se ne parlerà a Roma, il prossimo 17 novembre, nel corso di un convegno organizzato da Edizioni Ambiente e Kyoto Club. Per ricordare la sua visoine e le sue opere pubblichiamo un articolo di Marco Morosini del Politecnico di Zurigo, uscito nel n.2/2011 della rivista bimestrale QualEnergia.


 


«Chi non ha visioni, non dovrebbe far politica», diceva Hermann Scheer, il politico tedesco che più di ogni altro propugnava un’economia solare mondiale e che è  mancato lo scorso 14 ottobre 2010, a 66 anni. In effetti suo maestro fu il visionario Willy Brandt e non il pragmatico Helmut Schmidt («Chi ha visioni, deve andare dal medico»).


Etica e sussidiarietà: questi furono i pilastri dell’approccio di Scheer alla questione energetica, un ambito in cui il perdurante dominio di economisti e tecnologi forse pare legittimo a più di un lettore. Eppure troppo alta è la posta energetica per lasciarla in mano ai tecnici. Le diverse opzioni energetiche hanno infatti tali conseguenze sulle generazioni presenti e future e sulla natura da farne una questione morale e politica, prima che tecnologica. Infatti, mentre i benefici delle energie fossili e dell’energia atomica si concentrano maggiormente nella parte più benestante della popolazione mondiale, i loro costi umani – per esempio il cambiamento climatico – ricadono sproporzionatamente su coloro che meno o punto profittano dei benefici, cioè sulla parte meno abbiente e più debole dell’umanità e specialmente sulle generazioni future.


La sussidiarietà (se un ente più “in basso” è capace di fare qualcosa, l’ente più “in alto” deve lasciargli tale compito e sostenerne l’azione) era la seconda idea guida che Scheer applicò alla questione energetica: mentre le fonti fossili (carbone, petrolio e gas) e atomiche implicano la concentrazione in grandi impianti centralizzati e in potenti oligopoli privati o statali, una buona parte delle energie rinnovabili (solari, eoliche, da biomassa, geotermiche) sono per loro natura decentralizzate, locali e polverizzate in milioni di piccoli produttori.


Questa differenza ha profonde conseguenze politiche perché nel primo caso è favorita la concentrazione di potere e ricchezza, mentre nel secondo caso è favorita la loro distribuzione diffusa tra i cittadini, sia in una nazione sia sul Globo. Per questo l’opzione solare sarebbe importante anche per prevenire i conflitti, non solo per ridurre i danni ambientali. Secondo Scheer la politica ha un compito limitato ma fondamentale: quello di accelerare un cambiamento che è già in atto nella società ma che è troppo lento, creando sistemi di incentivazione individuale verso le opzioni che danno benefici collettivi o che riducono i danni e i rischi collettivi (per esempio l’alterazione del clima).


Proprio sulla velocità di questo cambiamento riemerge l’etica: ormai da molti anni la questione non è sul “se” ma sul “quando” la società umana passerà  completamente alle energie rinnovabili. “L’imperativo energEtico” – questo il titolo dell’ultimo libro di Scheer – sarebbe quello di attuare questo cambiamento in pochi decenni invece che in secoli, cioè prima che i rischi e i costi umani delle attuali tecnologie fossili e atomiche crescano in modo esponenziale. Già nel 1885 Rudolph Clausius, uno dei padri della termodinamica, scrisse che l’umanità stava dilapidando il patrimonio naturale e che nei prossimi secoli sarebbe stata costretta ad arrangiarsi con l’energia del sole. Anche tuttora molti di coloro che propugnano l’espansione delle tecnologie fossili e atomiche dicono che si tratta di “tecnologie ponte” verso una futura economia solare, in attesa che le tecnologie per questa diventino “mature”. Per Scheer invece il momento di questa trasformazione è adesso, cioè nei prossimi due o tre decenni.


Non conosco un altro politico che abbia svolto quest’azione di catalizzatore più intensamente di lui.


1988: fonda Eurosolar, l’Associazione europea per le energie rinnovabili, che ha ora sedi in tredici Paesi europei e di cui era presidente.


2000: il Parlamento tedesco vara la storica legge per le energie rinnovabili (EEG) concepita da Scheer, a cui poi si ispirò la legislazione in cinquanta Paesi. Questa legge sancisce l’obbligo per i grandi produttori e distributori di acquistare con tariffa garantita per 15-20 anni dai piccoli produttori l’elettricità prodotta con energie rinnovabili. La tariffa si abbassa ogni anno per i nuovi impianti (degressione) in modo da generare una pressione verso tecnologie sempre più efficienti e da rendere un giorno superflua la sovvenzione; i sovracosti vengono distribuiti a tutti gli acquirenti di elettricità.


2001: fonda e presiede il World Council for Renewable Energy (WCRE), con l’obiettivo di favorire la creazione di un’agenzia mondiale per le energie rinnovabili, con rango simile a quello dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA, fondata nel 1957); l’obiettivo è raggiunto nel 2009 con la fondazione dell’agenzia IRENA (International Renewable Energy Agency) a cui aderiscono i Governi di 130 nazioni.


Scheer scrisse quattro libri, tradotti in molte lingue, tra le quali l’italiano: Strategia solare (1996), Il solare e l’economia globale (2004), Autonomia energetica (2006), L’imperativo energEtico (2010). Ricevette numerosi premi internazionali tra i quali il World Solar Prize (1998), il premio Nobel Alternativo “Right Livelihood Award” (1998) e il Karl Böer Solar Energy Medal of Merit (2009), premio biennale che viene attribuito ai pionieri dell’energia solare. Nel 2002 “Time Magazine” lo nominò tra gli “Hero for the Green Century”.


La peculiarità di Scheer fu quella di trattare la questione energetica come una questione eminentemente politica. A proposito di Agenda 21 – il programma d’azione per lo sviluppo sostenibile adottato da 180 nazioni a Rio de Janeiro nel 1992 – Scheer scrisse che «se si vogliono davvero affrontare tutti i temi di Agenda 21, dobbiamo arrivare a una sorta di Agenda 1, con un unico punto all’ordine del giorno: un’economia energetica solare globale». Infatti quasi tutti i principali problemi ambientali sono collegati con il problema energetico: usiamo e sprechiamo troppa energia e la otteniamo in prevalenza dalle fonti meno benigne.


Scheer non era un tecnologo né un ecologo. Aveva la formazione e l’esperienza del politico purosangue e fu per 30 anni deputato della SPD. Si diplomò in scienze economiche, giuridiche e politiche e la sua tesi di dottorato si intitolava “Partiti contro cittadini? Il futuro della democrazia partitica”. Prima degli studi universitari fu soldato volontario per due anni con il grado di luogotenente e dopo gli studi lavorò per due anni al Centro di ricerca nucleare di Karlsruhe.


Forse questa esperienza diretta dell’ambiente militare e di quello dell’energia atomica contribuì a orientarlo verso la politica estera e del disarmo, facendone uno dei giovani talenti intorno a Willy Brandt ed Egon Bahr e un possibile futuro ministro degli esteri. La sua decisione di dedicarsi alla questione energetica non fu un cambiamento di terreno, ma fu la continuazione della sua vocazione di politico del disarmo. A metà degli anni ‘80 si convinse che il controllo delle risorse energetiche era uno dei principali campi di conflitto tra i popoli. La svolta verso un’economia energetica solare, decentrata e locale gli sembrò uno dei compiti principali della politica per la pace.


Marco Morosini (Politecnico di Zurigo)


 


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