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Gas di scisto e rinnovabili, questo il futuro degli Usa?

Qualenergia.it ha intervistato Paul Holtberg, uno degli autori e coordinatori dell’edizione del report annuale dell'Energy Information Administration, l'agenzia governativa statunitense specializzata in analisi energetiche. Holtberg traccia alcuni scenari che si prospettano per gli Stati Uniti, ma spiega che tutto dipenderà dalle future politiche.

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L’Annual Energy Outlook (pdf) è un rapporto annuale in cui l’Energy Information Administration, agenzia governativa specializzata in analisi energetiche,  riporta previsioni sugli scenari negli Stati Uniti. Paul Holtberg, uno degli autori e coordinatori dell’edizione 2011, racconta a QualEnergia.it i risultati delle analisi formulate nel report.


Quali sono i fattori chiave che influenzeranno gli scenari energetici futuri degli Usa?


L’elemento che potrebbe con più forza condizionare il futuro energetico degli Usa sono certamente le politiche sul contenimento delle emissioni, ma l’Annual Energy Outlook considera scenari a zero nuove politiche: facciamo previsioni sulla base della situazione attuale considerando che non vengano posti limiti alle emissioni a livello federale. Se questo tipo di limitazioni fosse adottato gli effetti sul mix energetico sarebbero notevoli.


Senza una politica specifica sulle emissioni quale sarà la tendenza?


Ciò che condiziona le emissioni è l’attività economica. Non c’è una grande crescita al momento, ma le previsioni dicono che, anche se a rilento, l’economia americana continuerà a crescere. Il tasso previsto è di circa il 2,5% all’anno sul lungo termine. L’altro elemento è l’aumento della popolazione: oggi abbiamo un tasso dell’1%. Questi dati non cambieranno nell’immediato futuro quindi presumibilmente le emissioni continueranno a crescere a meno di una politica più aggressiva.  


Qual è il ruolo degli incentivi nel determinare le tendenze?


Negli Usa gli aiuti alle rinnovabili hanno finora assunto la forma di crediti sulle tasse sia nella fase di investimento sia nella produzione. Alcuni sono stati molto efficaci e hanno generato una forte crescita del settore, come quelli sull’energia eolica, altri non hanno funzionato granché, come quelli per gli impianti geotermici di piccola taglia attualmente in vigore. Questo perché le tecnologie restano costose. È determinante riuscire a rendere le tecnologie competitive rispetto al gas naturale e al carbone che sono relativamente economici.


Altre fonti, oltre le rinnovabili, beneficiano di aiuti governativi?


Per il nucleare c’è un fondo prestiti che dovrebbe essere distribuito tra i vari Stati ma parte di quei soldi è stata congelata per poter affrontare gli attuali problemi di budget. Per il resto, sul petrolio e sul carbone, non ci sono aiuti a livello federale. I singoli stati possono invece avere i loro programmi di supporto e molti di loro ce li hanno.


Quale potrebbe essere un realistico mix energetico per il futuro?


Anche nelle previsioni dell’Annual Outlook, senza nuove politiche, vediamo un discreto aumento delle rinnovabili sul periodo fino al 2035. Si va da una quota del 7-8% dei consumi energetici fino a oltre il 17%. Anche il gas naturale cresce fino a un 24% rispetto all’attuale 20. Il carbone, invece, decresce in termini di quota percentuale sul totale delle fonti energetiche, ma rimane la principale fonte di produzione di energia elettrica, perché il nostro scenario non prevede che vengano inserite limitazioni di alcun tipo. Anche il petrolio tende a una diminuzione. Va detto però che complessivamente i consumi energetici dovrebbero tendere a una diminuzione, quindi i consumi per le singole fonti, in termini quantitativi, dovrebbero decrescere. 


A cosa è dovuta questa diminuzione complessiva?


Per la prima volta nella storia abbiamo assistito negli Usa a un declino nella domanda di energia: una diminuzione di quasi il 9%. È uno degli effetti della recessione. Quest’anno c’è stata una piccola crescita, ma non siamo ancora tornati ai livelli del 2008. Le previsioni dicono che fino al 2020 la curva di domanda di energia rimarrà piuttosto piatta. Il che significa che non saranno necessari nuovi investimenti nel settore energetico.


Quindi non ci saranno grossi cambiamenti nel settore energetico nei prossimi anni.


In assenza di una legislazione che ti dica cosa puoi fare e cosa non puoi fare, nell’immediato no. L’Epa ora sta proponendo una regolamentazione che potrebbe cambiare le cose. Bisogna però vedere come verrà applicata e quanto sarà restrittiva e rigida. 


Quello che non faranno i bisogni energetici in termini di trasformazione del settore potrebbe farlo la spinta verso l’indipendenza energetica?


Sicuramente nel corso dei prossimi anni la dipendenza degli Usa dal petrolio estero avrà una diminuzione e quello che potrebbe fare la differenza è la diffusione di veicoli  più efficienti e l’imposizione di vincoli nella composizione dei carburanti. Le percentuali di biofuel nei carburanti sono destinate a crescere.


Parlando di biofuel: al momento  negli Usa si produce soprattutto etanolo da mais. Vede una crescita del settore  o un riposizionamento su altre materie prime?


Il punto è che il mais negli Usa si utilizza per fare molte altre cose. Una crescita del settore dell’etanolo significa far salire i prezzi del mais e quindi far salire i prezzi di molti altri beni collegati. Tuttavia altre materie prime sono meno disponibili perché il mais è già ampiamente coltivato, mentre per altre materie prime bisognerebbe creare le infrastrutture.


Una delle fonti attualmente in maggiore sviluppo negli Usa è il gas di scisto. Come si inserirà in questi scenari?


Nel settore c’è una grossa crescita al momento: più 28% in 6-7 anni. Secondo alcuni è ancora troppo poco, per altri è troppo. Io personalmente credo che il gas di scisto darà un forte contributo al settore energetico americano. Ma è una tecnologia e una fonte ancora in sviluppo. Bisogna stare a guardare dove andrà. Anche perché lo scisto non è solo gas, ma anche petrolio e, paradossalmente, se all’inizio le ricerche si concentravano sul gas perché era più economico, oggi le compagnie tendono a privilegiare l’estrazione del petrolio perché il prezzo di questa fonte sul mercato è aumentato e quindi conviene.


Un meccanismo che si può correggere con una regolamentazione?


Non credo che in un’economia di mercato come quella americana si debba o si possa regolamentare un meccanismo puramente economico come questo. Il nostro sistema si evolve così: se c’è un settore in cui c’è un guadagno, quella è la direzione verso cui andiamo.


E le preoccupazioni ambientali?


Le preoccupazioni principali riguardano la contaminazione delle acque e le emissioni. Ma tutto dipende da come verrà sviluppata la tecnologia, dai metodi di estrazione e da eventuali limitazioni che potrebbero essere imposte. L’impatto al momento non è ancora del tutto chiaro. È un mondo ancora nuovo, da esplorare e sviluppare.

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