Efficienza energetica, una timida proposta di direttiva

La Commissione europea ha proposto una nuova direttiva per l'efficienza energetica. L'obiettivo di ridurre i consumi del 20% entro il 2020 resta ancora non vincolante, ma il documento punta a trasformare in misure vincolanti molte delle azioni chiave contenute nel piano. Resta una direttiva poco incisiva per sfruttare l'enorme potenziale dell'efficienza.

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Oggi la Commissione europea ha proposto una nuova direttiva per l’efficienza energetica. L’obiettivo di ridurre i consumi del 20% entro il 2020  resta non vincolante, come votato dal Consiglio europeo due settimane fa, ma con il documento pubblicato la Commissione propone misure obbligatorie per gli Stati membri per usare l’energia in maniera più efficiente.

Serve infatti assolutamente un cambio di marcia: al momento, se le cose continueranno ad andare avanti così, al 2020 raggiungeremmo una diminuzione dei consumi solo del 9% (-164 Mtep) anziché del 20% (-368 Mtep) rispetti ai consumi tendenziali (vedi grafico). Uno spreco non solo di energia in senso stretto, ma anche di energie politiche ed economiche: come hanno mostrato diversi studi, se l’obiettivo sull’efficienza fosse vincolante e venisse raggiunto, basterebbe da solo a far calare le emissioni al 2020 del 25-30% (Qualenergia.it, Meno 30% di CO2? Basta rispettare l’obiettivo efficienza).

Ecco che dunque la Commissione prova a metterci una pezza. A marzo aveva proposto un nuovo piano per l’efficienza energetica con una serie di misure per tutti i settori economici, accolto favorevolmente dal Consiglio “Energia” e dal Parlamento europeo (Qualenergia.it, Europa 2020, obiettivo efficienza, occasione sprecata). Oggi la Commissione presenta la proposta legislativa di direttiva sull’efficienza energetica che trasforma in misure vincolanti molte delle azioni chiave contenute nel piano e riunisce in un unico strumento giuridico globale le esistenti direttive sulla cogenerazione e sui servizi energetici.

Tra misure contenute nella proposta di direttiva (in allegato assieme ad una presentazione sintetica), l’obbligo giuridico per tutti gli Stati membri di istituire regimi di risparmio energetico. Le società di distribuzione o di vendita di energia al dettaglio saranno obbligate a risparmiare ogni anno l’1,5% del volume delle proprie vendite, attuando tra i consumatori finali di energia interventi di efficienza energetica, quali ad esempio il miglioramento dell’efficienza del sistema di riscaldamento, l’installazione di doppi vetri o l’isolamento dei tetti. In alternativa, gli Stati membri hanno la possibilità di proporre altri meccanismi di risparmio energetico; ad esempio programmi di finanziamento o accordi volontari in grado di portare agli stessi risultati senza però imporre alcun obbligo alle imprese del settore.

Il settore pubblico – si legge nella sintesi – darà l’esempio: gli enti pubblici si impegneranno a favore della diffusione sul mercato di prodotti e servizi a basso consumo energetico sottostando all’obbligo legale di acquistare edifici, prodotti e servizi efficienti sotto il profilo energetico. Essi dovranno inoltre ridurre progressivamente l’energia consumata nei propri locali effettuando ogni anno i necessari lavori di rinnovo su almeno il 3% della superficie totale del patrimonio edilizio pubblico.

Non mancano misure per aiutare i consumatori a risparmiare energia: si dovrà garantire un accesso semplice e gratuito ai dati riguardanti il consumo in tempo reale e l’evoluzione dei consumi, avvalendosi di contatori individuali più accurati. La fatturazione – specifica la direttiva – dovrebbe basarsi sul consumo effettivo, calcolato sulla base dei dati rilevati sul contatore.

Per qual che riguarda l’industria: le PMI saranno incentivate a sottoporsi a audit energetici e a diffondere le migliori pratiche, mentre per le grandi imprese l’audit energetico sarà obbligatorio.

Gli Stati membri poi dovranno monitorare i livelli di efficienza delle nuove capacità di produzione di energia e definire piani nazionali di riscaldamento e raffreddamento (calore e freddo) come base per una pianificazione sana di infrastrutture efficienti, che prevedano anche il recupero del calore disperso. Misure per l’efficienza previste anche per le infrastrutture elettriche.

La direttiva prevede inoltre che nel 2014 la Commissione effettui una valutazione dei progressi realizzati verso l’obiettivo dell’UE del meno 20% sui consumi al 2020 e, se necessario, formuli una nuova proposta legislativa per stabilire obiettivi nazionali di efficienza energetica vincolanti.

Ma secondo qualcuno la nuova direttiva non basterà a sfruttare al meglio l’immenso giacimento del risparmio energetico. Per la Presidente di European Alliance to Save Energy (qui il manifesto dell’associazione), Monica Frassoni, ad esempio, “la proposta odierna è molto timida. La Commissione europea non è venuta incontro ai suoi impegni di rimpiazzare obiettivi obbligatori con altrettante misure obbligatorie e ha perso una grande occasione per far risparmiare un significativo ammontare di energia e denaro, proprio quando abbiamo molto bisogno di entrambi”. “Nei prossimi mesi – ha aggiunto la Frassoni – sosterremo il Parlamento europeo e i membri più progressisti del Consiglio Europeo nel loro sforzo di rafforzare le disposizioni della Direttiva in termini di obiettivi vincolanti e misure concrete”.“Le tecnologie esistono e il settore imprenditoriale sta solo chiedendo specifiche regole e si dichiara pronto ad investire. Non capisco perché l’Unione Europea mantenga l’efficienza energetica in un ruolo così marginale nelle sue politiche”.

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