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In Giappone il fotovoltaico contro nucleare e monopoli

Dopo Fukushima il Giappone frena sul nucleare e punta sulle rinnovabili. Ma per sviluppare le fonti pulite serve un mercato elettrico più aperto. Lo ha capito Masayoshi Son, magnate dell'IT che dopo aver scardinato il monopolio di NTT nella telefonia vuole intaccare quello delle utility regionali nell'elettricità, con il fotovoltaico.

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A più di tre mesi dal disastro, con 3 reattori della centrale di Fukushima ancora fuori controllo, è ormai chiaro che il ruolo del nucleare in Giappone subirà un forte ridimensionamento. A giovarne saranno le rinnovabili, tant’è che il mondo del business sta rivolgendo un’inedita attenzione alle fonti pulite. Esemplificativo è il caso del miliardario Masayoshi Son, che, dopo aver spezzato il monopolio delle telecomunicazioni nel paese, ora ha deciso di attentare al potere delle grandi utility elettriche regionali giapponesi proprio con il fotovoltaico.

“La questione è come il paese possa sopravvivere dopo il taglio dell’energia nucleare”, spiega Son, cui Bloomberg dedica un ampio articolo, “bisogna ridisegnare il sistema energetico in modo che il business dell’energia sia aperto a tutti”. Il suo piano – nato dopo colloqui con il governo – è di costruire una serie di grandi parchi solari, per circa 200 MW di potenza complessivi e di chiedere alle 10 utility regionali di dargli l’accesso alla rete e di comperare la sua elettricità. Sarebbe l’inizio della fine dei monopoli regionali delle utility in Giappone, dove ancora non c’è l’obbligo di separazione tra chi gestisce la rete e chi produce l’elettricità. E sarebbe la nascita di un modello capace di attirare altri investitori.

Fare affari con il superamento dei monopoli, d’altra parte, è nel dna di Masayoshi Son, che ha iniziato la sua carriera nell’informatica e nei videogiochi ed è famoso per aver messo fine al monopolio della Nippon Telegraph & Telephone Corp. nel campo della telefonia con la sua compagnia, Softbank, che offre connessioni internet a banda larga e servizi telefonici.

Riuscirà a fare altrettanto con l’elettricità? Il piano, non ancora ufficiale, è di investire 80 miliardi di yen in 10 parchi solari da 20 MW l’uno. Per fare un paragone, al momento la potenza fotovoltaica cumulata di tutti gli 8 parchi gestiti dalle utility regionali non supera i 19 MW.
Per ora sembra – riporta l’agenzia Kyodo – che il governo abbia intenzione di discutere un’eventuale separazione delle attività di gestione della rete e di produzione di energia per le utility. Una riforma che faciliterebbe la penetrazione nel mercato di nuovi attori, cosa che non è avvenuta dopo la parziale liberalizzazione degli anni ’90.

Il Giappone sta andando verso un nuovo sistema elettrico, più aperto agli investimenti di attori nuovi e meno potenti? Sarebbe quello più adatto alla svolta in atto: abbandonare le centrali nucleari – impianti fatti su misura per i giganti dell’energia e i monopolisti – in favore di fonti rinnovabili come il fotovoltaico, in cui possono investire tutti, dalle famiglie ai grandi gruppi che – come Masayoshi – decidono di spostarsi dall’IT al business dell’energia pulita.

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