Il grande potenziale dell’energia solare a stelle e striscie

Un panorama su mercato e industria dell'energia solare negli Stati Uniti: incentivi, ostacoli, obiettivi di un comparto che ancora non decolla definitivamente, ma che ha un potenziale da 10 GW all'anno entro il 2015, come spiega a Qualenergia.it, Thomas Kimbis, vicepresidente di SEIA, l'associazione di categoria del settore.

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Il mercato del solare americano è cresciuto del 67% nel 2010, arrivando a un giro d’affari di 6 miliardi di dollari. In uno scenario economico ancora incerto e apatico, il solare è stato il settore con una crescita maggiore. Nel 2010 negli Usa sono stati installati 956 MW elettrici che hanno portato la potenza complessiva del paese a 2,6 GW, abbastanza per alimentare mezzo milione di case americane. Per il solo fotovoltaico sono stati connessi alla rete impianti per 878 MW, il 102% in più rispetto al 2009.


Numeri che, se paragonati ai mercati europei, possono dire poco, ma da questa parte dell’Atlantico, dove ancora il 37% dell’energia primaria consumata è da petrolio (contro una media europea inferiore al 10%), sono le avvisaglie di una rivoluzione in corso. In realtà gli Usa sono già il secondo paese al mondo, dopo la Cina, per consumo di energia da rinnovabili, ma un’ampia porzione è coperta da idroelettrico, biomasse e biocombustibili, mentre solare ed eolico rappresentano ancora settori marginali.



Le fonti rinnovabili complessivamente coprono l’8% dei consumi di energia primaria americana. All’interno di quella fetta, il solare (fotovoltaico, termico e termodinamico) rappresenta l’1%, mentre a guidare sono l’idroelettrico con il 35% e la biomassa da legno con il 24%. Del complessivo consumo energetico del paese, oltre a quel 37% coperto dal petrolio, c’è un 21% affidato al carbone e un 25% al gas naturale, che negli ultimi anni ha visto una grossa crescita, legata soprattutto alle nuove tecniche di estrazione del gas di scisto. al nucleare una quota del 9% dei consumi di energia primaria.


Secondo un recente rapporto della Solar Energy Industries Association (Seia), l’associazione di categoria del solare, gli Usa sono un esportatore netto di prodotti dell’industria del solare con un totale di 723 milioni di dollari. Tra i prodotti esportati, in testa c’è il polysilicon, la principale materia prima di molte celle fotovoltaiche, che totalizza 1,1 miliardi di dollari in esportazioni.


“Complessivamente l’industria americana del solare è sulla strada giusta – spiega Thomas Kimbis,  vicepresidente e direttore della ricerca per Seia –  Al momento ci sono 100mila persone impiegate nel settore e aumentano ogni giorno. Il solare cresce velocemente sia nel settore residenziale, che commerciale, come per gli impianti di grossa taglia. Società di importanza mondiale stanno entrando nel settore negli Usa e i nostri maggiori enti stanno accrescendo il ricorso all’energia solare. Inoltre i prezzi dei componenti continuano a scendere e l’industria aumenta di scala. Grazie alle risorse di sole disponibile e un buon ritmo di crescita, gli Stati Uniti si avviano a diventare il maggiore mercato del solare a livello mondiale entro i prossimi due anni”.


A dare l’avvio al boom è stato, nel 2008, il crollo dei prezzi dei moduli fotovoltaici. Ma grosso peso hanno avuto anche le politiche di aiuto come quelle attivate dai singoli Stati, in particolare i meccanismi dei Renewable Energy Certificates e dei Renewable Portfolio Standards imposti ai fornitori di servizi elettrici. A livello federale lo strumento più efficace sono stati i tax credits del 30% previsti per gli impianti entrati in esercizio tra il 2009 e il 2010, come parte del Treasury Grant Program contenuto nel Recovery Act (il piano del governo per fronteggiare la crisi elaborato nel 2009). Questo meccanismo di aiuti sulle imposte ha consentito la costruzione di più di 1.000 impianti ad energia solare in 41 Stati.


“Governo e Stati hanno oggi la possibilità di fare degli Usa un leader del solare a livello globale – prosegue Kimbis – Politiche intelligenti e coerenti possono aumentare la competitività americana, attrarre investimenti, migliorare i finanziamenti, snellire i permessi e stimolare l’industria nazionale. Con le giuste politiche ci aspettiamo che l’industria cresca fino ad arrivare a installare 10 GW annui di capacità solare termica ed elettrica entro il 2015. Abbastanza energia per alimentare due milioni di case in più ogni anno. Seia sta spingendo molto per far sì che questo accada, educando i legislatori e i proprietari di case”.


E in un sistema economico abituato più alle leggi del libero mercato che alle politiche centralizzate,  l’educazione può essere la chiave. Negli Usa è vitale che l’opinione pubblica sia convinta dell’utilità delle rinnovabili e dell’opportunità di sostituirle alle fonti fossili. Sondaggi indipendenti mostrano che il 94% degli americani vorrebbe che il paese sviluppasse più energia solare e che il 75% è a favore dell’uso di terreni pubblici per installare impianti solari, un punto centrale nell’attuale dibattito sulle rinnovabili.


“Sempre più persone si stanno rendendo conto che oggi il solare è disponibile ed economicamente accessibile. L’industria offre innovative opportunità di finanziamento per coprire i costi degli investimenti. Ma naturalmente c’è ancora da fare. Per questo Seia ha lanciato una serie di campagne di comunicazione per mostrare i vantaggi del solare”.


Ma anche nel paese di Obama, come da noi, il dibattito sugli incentivi e gli aiuti pubblici al settore delle rinnovabili è acceso. All’interno del Congresso una larga parte dei repubblicani sta conducendo un’aspra battaglia contro gli incentivi, accusati di far lievitare i costi delle bollette degli americani. E il dipartimento dell’energia ha risposto con la Sun Shot Iniziative, un piano che punta a ridurre del 75% i costi degli impianti fotovoltaici di grossa taglia, entro il 2020, in modo da rendere competitiva la produzione di energia solare, senza bisogno di incentivi. L’obiettivo è di arrivare a un costo per kilowattora di 6 centesimi, contro gli attuali 22. Come parte del progetto verranno stanziati 27 milioni di dollari per sostenere lo sviluppo e la commercializzazione delle tecnologie solari e per rendere meno dispendioso il processo di messa in esercizio. Questo budget è inteso a ridurre i cosiddetti soft-cost, ovvero tutti quei costi non legati all’hardware che possono arrivare a incidere per un 40% sul costo complessivo di un progetto per un impianto solare. Soprattutto si tratta di costi legati alla connessione alla rete, non sempre adeguata alle fonti non convenzionali di energia.


Superare le difficoltà tecnologiche legate alle reti è una priorità dell’amministrazione, richiamata anche nel Blueprint for a secure energy future, il documento diffuso all’indomani della tragedia giapponese e dei disordini in Medio Oriente. In quel piano strategico il governo ha annunciato una rivoluzione energetica nei prossimi decenni, con un ricorso deciso alle rinnovabili (in testa l’eolico), tagli alle sovvenzioni per le fonti fossili e interventi mirati per modernizzare le reti energetiche e adattarle alle rinnovabili, sul modello delle smart grid.

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