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Stop al carbone di Porto Tolle, la soddisfazione degli ambientalisti

  • 27 Maggio 2011

Per il Consiglio di Stato il progetto della centrale a carbone di Porte Tolle è il peggiore sotto il profilo ambientale che potesse essere proposto; non aveva ottenuto valutazioni positive da parte degli organismi tecnici competenti; ha violato la normativa regionale, statale e regionale. Ora bisognerà lavorare per una soluzione alternativa.

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Le associazioni Italia Nostra, Greenpeace, Legambiente, WWF Italia e comitati che si sono opposti alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle hanno espresso soddisfazione per le motivazione della sentenza del Consiglio di Stato, sezione VI (presidente De Nictolis, relatore Garofoli) n. 3107/2011 depositata ieri 23 maggio 2011 che coglie due profili essenziali sottoposti alla valutazione del Giudice amministrativo con il ricorso in appello.


Il primo riguarda la nota questione dell’omessa e viziata valutazione comparativa tra l’alimentazione dell’impianto a gas metano e quella carbone: non si è affatto dimostrato che il carbone risulta preferibile dal punto di vista ambientale. Piuttosto, dai pareri espressi a suo tempo sul progetto dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente e della Commissione regionale VIA, emergono evidenze contrarie.


Tale omessa valutazione comporta in primo luogo la netta violazione della legge regionale del Veneto n. 36/1997,  la quale consente l’alimentazione degli impianti nei Comuni del Parco del delta del Po soltanto con gas metano o con una fonte alternativa di pari o minore impatto ambientale. Questa norma non può intendersi derogata dal cd. “decreto incentivi” il quale, come ha chiarito la Corte Costituzionale, deve intendersi in senso rigoroso e dunque limitato alle ipotesi di leggi regionali che determinano un’impossibilità di insediamento delle centrali nel territorio regionale, senza possibilità di localizzazioni alternative (mentre il contenuto della legge regionale del Veneto è assolutamente diverso).


Inoltre, tra i motivi accolti del ricorso in appello, indipendentemente dalla legge veneta, la valutazione delle alternative di progetto costituisce uno dei contenuti fondamentali di ogni procedura di valutazione di impatto ambientale, imposto dalla normativa statale e, ancor prima, dalla direttiva europea 85/337/CEE (art. 5, paragrafo 3). Per cui, in ogni caso un giudizio di VIA favorevole richiede necessariamente che si spieghino le ragioni per cui si è preferito sotto il profilo ambientale la scelta sottoposta a valutazione rispetto alle possibili soluzioni alternative.


“Non si vede come sia possibile sostenere che, sotto il profilo ambientale, l’alimentazione di questa centrale a carbone sarebbe preferibile al metano, tra l’altro ampiamente disponibile nella zona” – hanno dichiarato le associazioni e i comitati vincitori del ricorso al Consiglio di Stato.


Per sottrarre questo progetto ad un confronto con l’alternativa, ben concreta, della trasformazione a gas metano, non basta dunque adesso una modifica alla legge regionale veneta sul parco del delta del Po. Sarebbe invece necessario un completo stravolgimento del quadro normativo statale, assolutamente non compatibile con la normativa comunitaria.


Inoltre, il Collegio ha ritenuto fondato il ricorso delle associazioni e dei comitati per quanto riguarda il fatto che questo progetto non assicura il rispetto dei valori di inquinanti (tra cui monossido di carbonio e ammoniaca) imposti dalle linee guida europea sulle “migliori tecnologie disponibili”.


La sentenza del Consiglio di Stato conferma quindi quanto ripetutamente ribadito dai ricorrenti, e  invece ostinatamente negato da Enel e dai suoi ciechi sostenitori, e cioè che questo progetto è il peggiore sotto il profilo ambientale che potesse essere proposto, che non aveva affatto ottenuto valutazioni positive da parte degli organismi tecnici competenti, che ha violato la normativa regionale,  statale e regionale.


Le associazioni invitano quindi tutti gli interessati a lavorare, assieme, per verificare l’effettiva praticabilità di una soluzione alternativa. 


da comunicato congiunto: Italia Nostra, Greenpeace, Legambiente, WWF Italia

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