La Tepco sotto la potestà del governo

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La società elettrica Tepco ha chiesto prestiti per oltre 35 mld di euro e ora accettando le condizioni poste dal Governo giapponese, di fatto, viene messa sotto tutela statale. Intanto Greenpeace rivela che le alghe raccolte a una discreta distanza dalla centrale di Fukushima sono cinque volte più contaminate rispetto ai limiti di sicurezza tollerati.

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La Tepco, la società che gestisce l’impianto nucleare di Fukushima, ha accettato le sei condizioni governative affinché lo Stato possa assicurare il suo sostegno nel pagamento di ingenti compensazioni economiche per i danni e a favore delle vittime causati dall’incidente nucleare di Fukushima e dalla crisi tuttora in atto. Questo è quanto riferisce The Daily Yomiuri on line. Tra queste condizioni c’è quella che stabilisce che non verrà definito alcun tetto per tali compensazioni e che la società elettrica dovrà accettare un organismo terzo che possa investigare sulla sua situazione finanziaria.


In pratica la Tepco verrà messa, per così dire, sotto tutela statale. E’ anche previsto che il governo possa presto acquistare parte delle azioni della società. L’incredibile prestito che finora la Tepco ha richiesto alle istituzioni finanziarie si aggira intorno a 4.000 miliardi di yen, cioè pari a oltre 35 miliardi di euro.


In tutto il mondo nel settore nucleare le società elettriche amano presentarsi come società private sul libero mercato dell’energia solo in maniera opportunistica, ma è chiaro che oltre ad essere garantite e tutelate dallo Stato fin dall’inizio di ogni loro progetto, nei casi di incidenti, più o meno gravi, finiscono per scaricare sul pubblico i danni economici che dovrebbero pagare con le proprie risorse, ovviamente non sufficienti in casi tragici come quello di Fukushima. Sarebbe il caso di ricordarcelo quando i nuclearisti nostrani parlano di nucleare e libertà di impresa. Nel caso dell’atomo questa non esiste. La storia di questa industria ci dimostra che è stata, è, e resterà strettamente connessa allo Stato e alle risorse pubbliche.


A rimediare alle scarne notizie sull’evoluzione dell’incidente nucleare di Fukushima, Greenpeace International ci informa sulle sue analisi dei campioni di alghe prelevati nell’area, grazie al supporto della sua nave ‘Rainbow Warrior’ e a un team che si sta muovendo sul terreno. I risultati preliminari, appena arrivati, dimostrano che queste hanno livelli di contaminazione molto elevati. Sono stati prelevati 22 campioni di alghe, a nord e a sud della centrale di Fukushima Daiichi e fino a 65 km al largo della costa (ma non è stato possibile entro le 12 miglia di fronte alla centrale). La contaminazione registrata raggiungerebbe valori di oltre 10.000 Bequerel per chilogrammo (Bq/kg), oltre 5 volte i limiti ufficiali di sicurezza.


Greenpeace ha chiesto al governo nipponico di procedere ad un campionamento più approfondito prima di consentire la tradizionale raccolta delle alghe lungo la costa della Prefettura di Fukushima e nelle aree limitrofe. Infatti dal 20 maggio le comunità di pescatori della costa di Ibaraki inizieranno la raccolta delle alghe, cibo molto consumato dalla popolazione locale.


“I nostri risultati indicano che c’è un rischio elevato che le alghe dell’area siano contaminate – commenta Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia, a bordo della ‘Rainbow Warrior’ – come mostrano i campioni di sedimenti marini analizzati dalla Tepco e come le nostre stesse analisi preliminari, la radioattività si sta accumulando negli ecosistemi marini che forniscono un quarto del fabbisogno alimentare del popolo giapponese. Eppure le autorità non stanno facendo praticamente niente per proteggere la salute pubblica“.


Greenpeace sta conducendo ulteriori analisi su campioni di pesci, acqua marina e alghe raccolti solo a oltre 12 miglia dalla costa dalla Rainbow Warrior. Altri campioni di pesci, molluschi e alghe sono stati raccolti lungo la costa della Prefettura di Fukushima. I risultati di queste analisi, che saranno verificati da laboratori indipendenti, dovrebbero essere diffusi il prossimo 20 maggio. Va spiegato che, nonostante le ripetute richieste inoltrate al governo giapponese, all’ammiraglia di Greenpeace non sono stati concessi i permessi per condurre ricerche nelle acque territoriali giapponesi.

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