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Il fotovoltaico senza incentivi nell’arena della generazione

I costi del chilowattora fotovoltaico dimezzeranno entro il 2020 e la grid parity in Italia potrebbe arrivare per i piccoli impianti al sud già tra un paio d'anni, dicono alcuni studi presentati all'Italian PV Summit di Verona. Il fotovoltaico si prepara a competere senza incentivi con le altre fonti energetiche.

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Il futuro a breve termine è difficile da prevedere in termini quantitativi, ma la strada è segnata: diminuzione dei  costi e aumento della penetrazione nei mercati elettrici. Il fotovoltaico si avvia a raggiungere la grid parity nel giro di qualche anno, in Italia prima che altrove. E’ già adesso, dunque,  il momento di riflettere sul ruolo che questa fonte potrà avere nell’arena competitiva della generazione elettrica. Il mondo del FV italiano ed internazionale lo ha fatto lunedì pomeriggio, al PV Summit di Verona. Davanti ad una platea ancora in attesa del decreto del quarto conto energia, una partita che molti ritengono possa chiudersi entro oggi, si è guardato ad un futuro in cui il solare potrà confrontarsi con le altre fonti e senza sussidi.


Le previsioni per l’immediato, come detto, sono incerte e provvisorie. Lo ha sottolineato più volte Henning Wicht di  iSuppli: per l’Italia si attendono altri 5 GW di installazioni nel 2011, ma nel 2012 potrebbe esserci un calo e  il nuovo installato potrà essere dimezzato per non tornare più ai livelli attuali fino al 2015. C’è poi l’incognita della sovracapacità produttiva a livello mondiale e degli effetti che il relativo calo dei prezzi potrebbe produrre.


Meno dubbi invece su quella che sarà la traiettoria da qui a fine decennio in merito ai costi da parte dell’EPIA. Al 2020 produrre un chilowattora con il solare costerà la metà rispetto ad adesso, ha mostrato lo studio della European Photovoltaic Industry Association, illustrato dal presidente Ingmar Wilhelm e colleghi. A seconda della tipologia, taglia e localizzazione degli impianti, si passerà dal range attuale di 0,16-0,36 euro/kWh a 0,08-0,20 €/kWh nel 2020, passando per 0,10-0,24 nel 2015. In Italia sarà conveniente produrre elettricità con il FV anche senza incentivi rispetto ad acquistarla dalla rete già nel 2013 per impianti da 100 kWp, mentre per le taglie a dimensione familiare, 3 kWp, il sorpasso avverrà due anni dopo. Anche per le utility il momento in cui il sole sarà più conveniente rispetto alla produzione da altre fonti è vicino: nel 2014 per i parchi da più di 2 MW e nel 2015 per quelli sopra i 500 kW, secondo lo studio.


Sarà sufficiente la grid parity per far continuare lo sviluppo del fotovoltaico? “Occorrerà del tempo affinché il sistema bancario ci si abitui, ma il tempo ci sarà, perché la parità non verrà raggiunta dall’oggi al domani”, spiega Giuseppe Sofia a.d. Di Conergy. “L’esempio del solare termico in Grecia, che ha continuato la sua crescita anche dopo la fine degli incentivi, fa ben sperare, ma si potrebbe pensare ad altre forme di sostegno come gli sgravi fiscali”, aggiunge illustrando lo studio commissionato dall’azienda all’Università di Padova, secondo il quale la grid parity nel nostro paese (calcolata sulla sola componente energia della bolletta) dovrebbe essere raggiunta per i piccoli impianti (3 kW) nel 2014 al sud ed entro il 2017 in tutto il paese.


Con il diminuire del costo del chilowattora, dunque, il contributo del fotovoltaico nel mix elettrico nei prossimi anni sarà sempre più importante, fa notare EPIA. Non sarà il 2,5% del mix europeo al 2020, come dicono i piani nazionali per le rinnovabili presentati dagli Stati membri, ma almeno almeno il 4% nello scenario più conservativo per arrivare al 12% nel più avanzato.  Anche in Italia, ha spiegato Winfried Hoffman, vicepresidente dell’associazione, l’obiettivo del PAN, 8 GW al 2020, verrà polverizzato in breve tempo: “il tetto di cui si parla per il quarto conto energia è di 23 GW al 2016, con ogni probabilità al 2020 si supereranno i 30 GW“.


Come si potrebbe inserire una quota di produzione di questa portata nel sistema elettrico italiano? Secondo EPIA la rete elettrica italiana attuale potrebbe accogliere “realisticamente e senza problemi” almeno 37 GW di energia elettrica solare. “Ma il conflitto tra le fonti per l’allacciamento esiste già adesso”, fa notare Giuseppe Artizzu, “servirebbe una cornice normativa che garantisca un reale unbundling delle reti”. Nuove prospettive – si è fatto poi notare – si apriranno con il miglioramento dei sistemi di storage, che renderanno ancora più conveniente il FV, con l’introduzione dei veicoli elettrici che farà aumentare la domanda elettrica, come pure con la diminuzione degli import da paesi esteri (come ad esempio dalla Francia che dovrà rivedere il suo parco nucleare).


Già ora intanto, ha illustrato Francesco Meneguzzo, ricercatore CNR-IBIMET, il fotovoltaico sta facendo sentire il suo peso nella competizione tra le fonti, che si concretizza in un calo del prezzo dell’energia durante i picchi di domanda. Il suo studio sul peak-shaving mostra come la produzione del fotovoltaico nelle ore di picco della domanda stia contribuendo ad abbassare i prezzi dell’energia all’ingrosso. Grazie ai risparmi che permette “nel periodo primaverile oggetto di analisi, il peak shaving effect ha assorbito dal 20 al 32% dell’onere di incentivazione, anche i grandi energivori ne gioveranno”, ha spiegato (Qualenergia.it, Se le rinnovabili tagliano il prezzo dell’elettricità). Il problema, obietta qualcuno, è che questi risparmi non si riflettono sulle bollette dei consumatori a causa della scarsa elasticità del mercato.

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