Europa e nucleare in crisi: più gas o 40% di rinnovabili al 2030?

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Gas e rinnovabili si contendo il vuoto che lascerà il nucleare. E, a livello europeo, il commissario all’energia Günther Oettinger “tifa” gas mentre la responsabile Clima rinnovabili. In un'intervista al Guardian la Hedegaard auspica un innalzamento dell'obiettivo rinnovabili al 2030 e lamenta le pressioni della lobby del gas.

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Gas e  rinnovabili sono in guerra. Posta in gioco: il vuoto energetico lasciato dal nucleare nel post Fukushima. E, a livello europeo,  il commissario all’energia Günther Oettinger “tifa” gas, mentre  la responsabile Clima Connie Hedegaard rinnovabili. Lo scontro appare chiaro leggendo l’intervista rilasciata dalla commissaria per il Clima sul Guardian di oggi. La Hedegaard spinge per innalzare l’obiettivo comunitario sulle fonti pulite mentre è “preoccupata” per le pressioni esercitate dalla lobby del gas, che nelle ultime settimane ha organizzato una serie di incontri di alto livello con figure di spicco della Commissione e del Parlamento europeo e dei Governi nazionali.


“Abbiamo bisogno di target ambiziosi e di inviare un segnale di lungo-termine che vada al di là del 2020”, spiega al quotidiano britannico. Non dice esplicitamente di quanto vorrebbe innalzata l’asticella fissando un  obiettivo al 2030, ma fonti vicine alla Commissione citate dal Guardian suggeriscono un quota sul mix energetico del 40%, il doppio del 20% fissato al 2020.


Contrari all’estensione del target rialzato per le rinnovabili – si legge –  alcuni Stati membri Ue – in particolare Italia e Polonia e il commissario Oettinger, secondo il quale non è ancora tempo di fissare obiettivi oltre il 2020. Il responsabile all’Energia peraltro si oppone anche a innalzare il previsto taglio delle emissioni di gas-serra al 2020 dal 20 al 30%, come richiesto da alcuni Paesi come Regno Unito, Francia e Germania e caldeggiato più volte dalla Hedegaard.


Insomma tra gas e rinnovabili le fazioni sembrano chiare. La lobby del gas da tempo sta tentando di far passare il messaggio che questa fonte sia la più conveniente per ridurre le emissioni. Il report Making the Green Journey Work (qui il pdf), commissionato dalla lobby European Gas Advocacy Forum, ad esempio, sostiene che, puntando sul gas anziché sulle rinnovabili, l’Europa potrebbe raggiungere l’obiettivo 2050 risparmiando 900 miliardi di euro.


Peccato che, come fa notare il Guardian, le conclusioni siano tratte da uno studio che arriva ad affermare l’opposto e siano in sostanza distorte dall’interesse dei committenti. E peccato che nel futuro del gas ci sia sempre più gas non convenzionale, che in quanto ad emissioni avrebbe prestazioni addirittura peggiori di quelle del carbone.


Come si legge infatti in un recente studio della Cornell University, il primo a tentare di valutare le emissioni di questa fonte (Qualenergia.it, Shale gas, per il clima è peggio del carbone), nel processo di estrazione dello shale gas viene disperso in atmosfera molto metano, gas con un potere climalterante decine di volte maggiore rispetto alla CO2. Risultato: nel suo ciclo di vita il gas da scisti avrebbe un impatto sul clima che arriva ad essere fino al doppio, a parità di energia prodotta, rispetto al carbone, la fonte fossile convenzionale con più emissioni.

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