E’ passato un quarto di secolo da quella terribile esplosione del reattore n. 4 di Chernobyl che ha tenuto in ansia un intero continente e i cui effetti non solo non possono essere quantificati per questo arco di tempo, ma neanche sappiamo quanto potranno durare nei prossimi decenni.


Nel giorno del 25esimo anniversario del disastro dell’Ucraina, a Roma alle prime luci dell’alba attivisti di Greenpeace hanno trasformato il Circo Massimo in un memoriale a cielo aperto, piantando 2.000 croci per ricordare le vittime della tragedia nucleare, un evento che in questi anni troppi hanno provato a farci dimenticare. Su una delle croci piantate dagli attivisti di Greenpeace c’è anche la data del 12-13 giugno 2011, quella del referendum sul nucleare che il governo italiano sta cercando di affossare.


Era l’una e venticinque di notte del 26 aprile 1986 e quell’esplosione provocò una radioattività nell’atmosfera centinaia di volte superiore a quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki, una nuvola radioattiva che si diresse subito verso nord-ovest, coprendo la Bielorussia, la Finlandia e la Svezia e poi nelle ore successive si mosse nel centro e nel sud Europa, per alcuni giorni nel silenzio totale delle autorità sovietiche. Era il più grave incidente nucleare civile di sempre e oggi è testimoniato da territori fantasmi e desolati dove il tempo si è fermato a quei giorni di fine aprile di 25 anni fa.


Uno studio pubblicato da Greenpeace nel 2006 indica che sulla base delle statistiche oncologiche nazionali della Bielorussia, i casi di cancro dovuti alla contaminazione di Chernobyl nei 70 anni successivi all’incidente sono stimati in 270mila, di cui 93mila letali. A marzo una squadra di esperti di Greenpeace ha realizzato una serie di analisi nella regione circostante la centrale, riscontrando sia un rischio per la fragilità del sarcofago che attualmente copre il reattore, sia la presenza di alimenti contaminati nella zona.


La centrale è coperta da un sarcofago, costruito a metà giugno 1986. Si stima che la quantità di materiale radioattivo altamente pericoloso contenuto all’interno del sarcofago sia di circa 200 tonnellate, circa il 95% del materiale radioattivo presente al momento dell’incidente. Da questo sarcofago fuoriescono comunque polveri radioattive in quanto è pieno di buchi e crepe, è fortemente instabile e il rischio di un collasso della struttura resta molto elevato. Per la realizzazione di un nuovo sarcofago denominato “L’arco”, saranno necessarie 29mila tonnellate di strutture metalliche, tre volte il peso della torre Eiffel, con un’altezza e una lunghezza di 105 metri. Per realizzarlo i costi complessivi sarebbero di 1 miliardo e 600 milioni di euro, ma le risorse economiche sono insufficienti.


Il ricordo di quei giorni si è fatto più intenso dopo il disastro di Fukushima,  classificato di livello 7, come quello di Chernobyl, il più elevato della scala Ines della Iaea (Agenzia internazionale per l’energia atomica). L’incidente del Giappone al momento ha emesso meno radiazioni, ma potrebbe avere conseguenze ancora più drammatiche, perché la quantità totale di elementi radioattivi negli impianti di Fukushima (almeno 4 reattori coinvolti) è molte volte superiore a quella della centrale ucraina.


Per non dimenticare il disastro di Chernobyl e le sue vittime, Greenpeace lancia anche un sito dedicato alla condivisione di ricordi personali sull’incidente: www.generazionecernobyl.org


Alcuni documenti video su Chernobyl che intediamo segnalare.



Per non dimenticare Chernobyl. Segnalateci nei commenti la documentazione video che ritenete più rilevante.