Romani: nucleare solo rinviato, battaglia in Senato

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Romani ha parlato dello stop al nucleare lasciando aperta la porta ad una ripresa in futuro. In Senato l'emendamento si vota oggi, dall'opposizione 11 sub-emendamenti per cancellare davvero definitivamente il ritorno all'atomo. Sul referendum deciderà la Cassazione.

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Il ministro Romani oggi al Senato ha parlato dello stop al programma nucleare, lasciando aperta la porta ad una ripresa in futuro. La possibilità di un ritono all’atomo d’altra parte c’è anche nell’emendamento al decreto omnibus che cancellerebbe le leggi per costruire le centrali, che si vota oggi pomeriggio . L’opposizione rilancia con 11 sub-emendamenti che chiedono la cancellazione totale del programma nucleare.


“I cittadini sarebbero stati chiamati a scegliere fra poche settimane tra un programma di fatto superato e una rinuncia definitiva sull’onda dell’emozione, assolutamente legittima dopo l’incidente di Fukushima, senza però avere sufficienti elementi di chiarezza”, è la spiegazione dello stop al nucleare data dal ministro oggi in Aula. “Il rientro nel programma nucleare deciso nel 2009 era coerente con un quadro che è drammaticamente cambiato dopo l’incidente in Giappone. Coerenza vuole che la riflessione si trasformi nella revisione di quel programma”. E “rinviamo una decisione così importante a un chiarimento complessivo in sede europea”, ha dichiarato nel suo intervento al Senato, lasciando così aperta una porta per l’atomo: il nostro Paese “vuole lavorare alla costruzione del nuovo nucleare europeo”, partecipando “a pieno titolo alla stesura dei nuovi standard di sicurezza” Ue e per questo “stiamo definendo gli aspetti organizzativi dell’Agenzia per la sicurezza nucleare”.


Secca la reazione dell’opposizione. Il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, “ribadendo quanto detto ieri dai ministri dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e dell’Istruzione Maria Stella Gelmini e oggi dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli, conferma che il governo non ha nessuna intenzione di lasciare il nucleare ma ha solo scritto una moratoria in maniera diversa. Il vero obiettivo non è cancellare il nucleare ma solo differirlo“, commenta il capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario.


“Se così non è – aggiunge Belisario – il governo dia parere favorevole all’approvazione degli emendamenti presentati dall’IdV con cui si cancella definitivamente il ricorso all’energia atomica, altrimenti ci troveremmo di fronte a una truffa colossale, ad un imbroglio epocale, a una patacca monumentale, a un gioco delle tre carte indegno di un governo serio”. Come ricorda il presidente dei senatori Idv, “al primo comma dell’emendamento 5 presentato dal governo ieri non si fa alcun riferimento alla soppressione dell’energia nucleare, ma si afferma di aspettare l’Europa e di affidarsi all’agenzia per la sicurezza sul nucleare, laddove è evidente che se non facciamo il nucleare non abbiamo bisogno dell’agenzia”. Poi, “all’ottavo comma, si stabilisce di far rientrare entro dodici mesi dalla finestra quello che si tenta di far uscire oggi dalla porta”. Ciò detto, “la verità – conclude Belisario – è che a Berlusconi non interessa niente del nucleare, a lui interessa solo del legittimo impedimento. L’unica vera preoccupazione è quella di non portare il popolo italiano a votare a un referendum che cancellerà il governo”.


Come detto, oggi pomeriggio al Senato si vota l’emendamento presentato ieri dal governo all’art. 5 del DL omnibus n. 34/2011, che cancellerebbe le norme per la costruzione degli impianti al centro del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno. I partiti di opposizione hanno presentato ben 11 sub-emendamenti all’emendamento governativo, 4 a firma Pd e 7 Idv. Tutti chiedono l’abolizione totale del programma nucleare italiano attraverso la cancellazione della legge 99 del 23 luglio e del decreto 31 del 15 febbraio 2010, i due pilastri legislativi del rilancio atomico.


E il referendum? Sarà l’ufficio centrale della Cassazione a decidere se, alla luce dell’emendamento presentato dal governo,il referendum sul nucleare salterà o se si terrà ugualmente. La Suprema Corte – ha dichiarato il presidente emerito della Consulta Piero Alberto Capotosti – dovrà infatti stabilire se l’abrogazione delle norme sulla realizzazione di nuove centrali sia “sufficiente nel senso richiesto dai promotori del referendum”. In caso contrario il referendum si terrebbe lo stesso anche se con un quesito “ristretto”.

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