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L’ombra del carbone sulle rinnovabili

Le rinnovabili crescono, ma il carbone pesa troppo: 47% della potenza elettrica installata dal 2000, dice il Clean Energy Progress Report della IEA. L'Agenzia propone la cattura della CO2, attualmente a zero, e nel suo 'scenario Blue, prevede stranamente per le fonti pulite tassi di crescita molto al di sotto di quelli attuali.

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Le energie rinnovabili crescono, ma per soddisfare la crescente domanda di energia si sta ancora ricorrendo ampiamente alle fonti fossili. Di questo passo non riusciremo a ridurre le emissioni abbastanza velocemente per fermare il riscaldamento globale sotto i 2 °C. Le politiche energetiche devono dunque essere più aggressive nel sostenere le fonti pulite e occorrerebbe tagliare gli ingenti sussidi alle fonti fossili. E’ questo il messaggio principale che arriva un report della International Energy Agency (IEA) dedicato interamente alle rinnovabili, il Clean Energy Progress Report, pubblicato ieri (in allegato in basso).


Nel documento si tirano le somme dei progressi fatti dalle fonti pulite negli ultimi anni. Si parla del fotovoltaico e del suo tasso di crescita medio del 60% negli ultimi anni, che l’ha fatto arrivare a 21 GW cumulativi a fine 2010. Si tratta dell’eolico, passato dai 10 GW del 2000 ai 194 di fine 2010, e così via si snocciolano i dati anche per le altre fonti (a ciascuna è dedicato un capitoletto).


Ma la crescita delle fonti rinnovabili non è sufficiente a renderle protagoniste, fa notare il report: la domanda elettrica mondiale dal 1990 è cresciuta del 3% l’anno, mentre la produzione da rinnovabili del 2,7%. Il nuovo fabbisogno si sta coprendo ancora in larga parte con le fonti fossili, come si mostra nelle due tabelle qui sotto che descrivono la crescita della produzione energetica (la prima descrive solo la parte elettrica, mentre la seconda il totale dell’energia, dividendo le fonti anche per aree geografiche). Allarmante soprattutto il ruolo del carbone, da cui è venuto il 47% della nuova potenza elettrica installata nel decennio scorso.




Per cambiare lo status quo, sottolinea l’IEA, occorrono incentivi trasparenti, stabili ed efficienti per le scelte energetiche più pulite, mentre andrebbero rimossi i sussidi alle fonti fossili (argomento già sollevato dall’IEA: Qualenergia.it, World Energy Outlook: tagliare i sussidi alle fonti fossili). Per raggiungere l’obiettivo al 2050 di dimezzare le emissioni di CO2, su cui l’Agenzia ha costruito il proprio ‘Scenario Blu’, le rinnovabili dovrebbero raddoppiare il loro contributo da qui al 2020.


Nella tabella in basso si vedono i tassi di crescita attuali per le varie fonti e quelli che servirebbero per realizzare lo scenario Blu. Numeri che, più che un ritardo delle rinnovabili, mostrano però uno scollamento tra la visione della IEA e quel che sta accadendo in questi anni.



Ad esempio, visto che carbone, gas e nucleare nello scenario dell’Agenzia restano centrali, occorrerebbe che la potenza atomica crescesse in media del 4% all’anno e che da qui al 2020 si sviluppassero almeno 100 grandi progetti per sequestrare la CO2 delle centrali a carbone (CCS). Peccato che, come si ammette nello stesso rapporto, la crescita dell’atomo, già in ritardo, sarà probabilmente molto ridimensionata dalle scelte energetiche post-Fukushima e che, affinché la CCS, ora a zero, diventi realtà praticabile servirebbero enormi investimenti pubblici. Per le rinnovabili, invece, esclusi geotermia e solare a concentrazione, i tassi di crescita attuali siano tutti ben al di sopra di quanto previsto dallo scenario IEA: il fotovoltaico, solo per fare un esempio, sta crescendo a un tasso del 60%, mentre secondo la visione IEA dovrebbe crescere del 19%, l’eolico negli ultimi anni ha avuto un tasso medio di crescita del 27%, mentre secondo lo scenario blu dovrebbe crescer nei prossimi anni a un tasso del 12%.

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