Fukushima, il disastro che rilancia le rinnovabili

Il disastro alla centrale nucleare giapponese ha fatto cambiare le scelte di politica energetica di molte nazioni. Alcune hanno congelato, altre ridimensionato i progetti atomici. L'obiettivo è spostare gli investimenti sulle energie rinnovabili. E' soprattutto il caso della Cina. E gli investitori hanno capito la svolta.

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L’impatto ambientale ed economico che il disastro di Fukushima avrà sul Giappone e i suoi abitanti è ancora difficile da valutare, le dimensioni del danno saranno chiare probabilmente solo ad anni o decenni di distanza. Quel che invece si sta manifestando già ora sono le conseguenze dell’incidente sulla politica energetica di molti paesi e sulla green economy mondiale. Conseguenze in questo caso, fortunatamente, positive.

Lo stesso Giappone ha annunciato che punterà più sulle rinnovabili, solare in primis, e meno sull’atomo. La Cina parla di ridimensionare decisamente il suo obiettivo sul nucleare e di raddoppiare quello sul fotovoltaico e ha bloccato l’approvazione dei progetti per le nuove centrali. La Germania ha frenato bruscamente sul prolungamento della vita dei propri impianti nucleari; ne ha spenti 7 provvisoriamente  e accelererà con ogni probabilità sulle rinnovabili (Qualenergia.it, Germania, dove le rinnovabili superano ogni previsione). La Svizzera ha congelato il proprio piano atomico.

In Francia si parla di sospendere momentaneamente i lavori dell’unico reattore in costruzione e annullare il progetto di quello che si vorrebbe realizzare a Penly (Qualenergia.it, I francesi temono per la sicurezza degli Epr). Anche il governo Berlusconi ha rimesso nel cassetto, con una moratoria di un anno, il sogno di rinascita nucleare, spaventato dalle conseguenze elettorali e dal possibile successo del referendum, in cui oltre che su atomo e acqua pubblica si voterà anche sul legittimo impedimento.

In India, altro gigante asiatico che ha in programma di costruire 21 nuovi reattori passando da 4,5 a 63 GW di potenza atomica, consulenti del governo stanno chiedendo a gran voce una moratoria. Last but not least, negli Stati Uniti il segretario di Stato Hillary Clinton ha chiesto pubblicamente una riflessione “su costi e benefici” della scelta nucleare, e probabilmente, visto che già prima dell’incidente gli investitori privati erano restii a costruire centrali (Qualenergia.it, Anche negli Usa i francesi dell’Edf chiedono una mano), l’atomo cederà a gas e rinnovabili la sua quota in quell’80% di elettricità da fonti low-carbon che Obama vorrebbe entro il 2035.

Fukushima è stato un colpo quasi letale per il nucleare nel mondo, mentre ha dato una boccata d’ossigeno ai piani per le fonti rinnovabili di molte nazioni: lo dice chiaramente anche l’ultimo report sugli investimenti verdi di Pricewaterhouse Coopers (vedi allegato in basso, a pagina 21). I mercati hanno percepito subito il cambiamento: mai come ora gli investitori stanno scommettendo sulle fonti pulite. Gli indici di borsa delle tecnologie verdi stanno avendo una crescita che non si vedeva da 14 mesi. Il FTSE Cleantech index ad esempio dal giorno del terremoto in Giappone ad oggi ha guadagnato l’8%, il WilderHill New Energy Global Innovation index, che indicizza azioni di compagnie delle rinnovabili, ha guadagnato il 12%.

Sembra lampante che parte del vuoto lasciato dal nucleare sarà colmato con rinnovabili ed efficienza energetica, e le scelte di cui abbiamo parlato riguardano proprio i mercati energetici più importanti del mondo. La Cina in primis che con i suoi 54,4 milioni di investimenti privati nelle energie pulite (si veda questo recente report di PEW Charitable Trusts) è ormai il mercato più grande delle energie rinnovabili al mondo.

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